L’ANGOLO TATTICO: Roma-Inter

L’ANGOLO TATTICO: Roma-Inter

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Delusione. Tanta delusione: è il sentimento con cui Roma e Inter, dopo aver rispettivamente perso a Cagliari e pareggiato col Palermo,  si apprestavano a scendere in campo all’Olimpico alle 15.00 di questa domenica gelata. Una gara che non si doveva giocare, e che forse per i colori nerazzurri sarebbe stato meglio rinviare ad un giorno molto lontano. Perché si sa che quando si ha una squadra di ragazzini smaniosi di mettersi in mostra (la Roma) la buona reazione a una sconfitta è quasi fisiologica; allo stesso modo si sa che un gruppo di trentenni col morale sotto i tacchi e la concentrazione ancor più giù (l’Inter) non avrà mai la forza di rialzarsi così velocemente dopo un pareggio casalingo. Questa Inter e questa Roma si preparavano ad affrontare il match di oggi dopo un simile recente trascorso, ma si sapeva fin dall’inizio che al fischio finale gli stati d’animo sarebbero stati opposti.

LE FORMAZIONI – Luis Enrique cambia tre uomini rispetto alla disfatta in Sardegna e, davanti a Stekelenburg, schiera Josè Angel e Juan, ai quali il tecnico vuol dare fiducia dopo la brutta prestazione di mercoledì, Heinze e Taddei, entrambi al rientro; a centrocampo De Rossi riprende il suo posto centralmente, affiancato da Pjanic e Gago, mentre Totti, Borini e Lamela compongono il trio d’attacco. Mister Ranieri, invece, deve fare a meno delle defezioni di Sneijder e Alvarez, gli uomini dai piedi migliori, e il risultato è una squadra imbottita di mediani laddove servirebbero dei costruttori di gioco. Julio Cesar difende la porta, mentre Maicon, Lucio, Samuel e Nagatomo compongono il reparto arretrato; a centrocampo è linea a 4 con Zanetti, Cambiasso, il neo-acquisto Palombo e Obi, in attacco il tandem Milito-Pazzini.

COLABRODO – Non vi state sbagliando, avete letto bene: l’Inter dispone solo di incontristi nel reparto-fosforo del gioco del calcio. Palombo e Cambiasso dovrebbero fare da diga, Zanetti comprire le ipotetiche avanzate di Maicon, Obi sfruttare la sua velocità in entrambe le fasi: bene (anzi, male), oggi tutto ciò è una mera utopia. Lo capiamo subito, dai primi minuti, quando De Rossi si prende ogni volta la responsabilità di impostare l’azione: il romanista si abbassa quasi a fare il centrale difensivo, permettendo ai due centrali veri, Juan e Heinze, di allargarsi e ai due esterni, Taddei e Josè Angel, di avanzare quasi sulla linea dei centrocampisti. Così per otto giocatori nerazzurri statici come quelli di oggi diventa difficile contrastare sette giallorossi con le idee chiare ogni volta che la situazione si ripropone. Il punto in cui l’Inter soffre di più è sicuramente la sua fascia sinistra: Obi è troppo spaesato, non scala quasi mai a dovere, e il povero Nagatomo è costretto ogni volta a dimenarsi tra l’accentramento di Lamela e la profondità di Taddei, che spinge come un rullo compressore, col risultato di non riuscire a marcare bene né l’uno né l’altro. Non è un caso se la prima azione offensiva della Roma nasce proprio con un taglio di Borini su lancio proveniente dalla destra romanista.

SOTTO E… NON PEDALARE – Ci vuole poco per vedere la Roma passare in vantaggio: i giallorossi hanno prima due occasioni limpide che Julio Cesar sventa, e sul calcio d’angolo successivo sfruttano l’elevazione di Juan che fissa il risultato sull’1-0 dopo soli 13′. A questo punto ci si aspetterebbe la reazione interista, ma gli uomini di Luis Enrique sono ben addestrati, oltre che freschi. Sviluppano un ottimo pressing e non permettono mai ai nerazzurri di prendere campo. A onor del vero bisogna sottolineare anche i demeriti di questi ultimi, capaci per 90 minuti di giocare con i reparti lontanissimi fra loro: Milito e Pazzini sembrano quasi due estranei e gli esterni si allontanano ogni volta che i centrali provano a impostare un’azione, non dando soluzioni a chi è in possesso di palla. L’Inter così non pedala e deve subire le continue iniziative di Totti e compagni, che sfruttano invece improvvisi cambi di gioco: Milito è l’unico a lasciare il sangue sul prato dell’Olimpico, ma dopo un tuo tiro è un monologo della Roma. Alla fine del primo tempo è Borini ad andare in gol, dopo un controllo e una finta sull’acciaccato Samuel. Squadre negli spogliatoi, Roma-Inter è 2-0 all’intervallo.

RIPRESA SENZA RIPRESA – Dagli spogliatoi esce un’Inter ancora poco carica, senza Pazzini e Samuel (rispettivamente scelta tecnica e risentimento muscolare) e con Cordoba e Poli. La scelta di Ranieri è emblematica: nonostante il 2-0, fuori un attaccante e dentro un centrocampista, per dar man forte a un reparto in difficoltà. E non importa se Milito rimane senza un partner, dopo tutto nell’Inter del Mou era lui l’unica punta: se questa mossa deve servire ad aprire il gioco a una maggiore coralità, ben venga. Obi e Cambiasso ricevono l’indicazione di giocare un po’ più alti, quasi alle spalle del Principe, con Poli, Zanetti e Palombo a fare da cerniera. L’intento è questo, ma in termini di risultati ciò non porta nulla di buono. Se a questo aggiungiamo che ovviamente la Roma non ha interesse a modificare il suo atteggiamento, perché intravede la possibilità di rendere ancor più rotondo il risultato, il gioco è fatto: la giornata di grazia di Borini, infatti, si corona con la doppietta personale dopo soli tre minuti. Il gol del 3-0 spegne ogni speranza e ogni tentativo di progettare un rientro in partita. Per tutto il secondo tempo l’Inter non riesce mai a tirare in porta, non mostra un briciolo di dinamismo (da sottolineare la quarta gara consecutiva incolore da parte di Maicon) e incassa anche il quarto gol da parte del neo-entrato Bojan. Finisce 4-0, tra la rabbia e i rimpianti dei tifosi e, forse, anche della società. Delusione. Tanta delusione.

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