EDITORIALE – A volte il silenzio è d’oro

EDITORIALE – A volte il silenzio è d’oro

Il consueto editoriale del lunedì sera per voi affezionatissimi, analizzando – come di consueto – le vicissitudini di un fine settimana nerazzurro. Questa volta tocca pensare a un 5-0 che prelude a uno scontro durissimo, in cui si andrà nella tana della potenza maggiore del calcio italiano

di Giorgio Crico, @gio_prankster

In una lunga stagione calcistica si vivono un’infinità di momenti diversi, di sfumature differenti. E, tendenzialmente, a ogni momento corrisponde una reazione, ovviamente. Bene, dopo una partita come quella che l’Inter ha fatto ieri contro il ChievoVerona, l’unico comportamento sensato da tenere è un rigoroso silenzio. Non passivo, attenzione, ma riflessivo e contemplativo. Perché il lavoro pazzesco che sta alla base di una prestazione del genere si può solo ammirare con circospezione e, soprattutto, enorme rispetto.

Sia chiaro, non si vuole caricare il 5-0 coi clivensi di significati che non ha e non può avere sul piano del risultato o, peggio ancora, delle possibili tracce per l’immediato futuro: l’avversario arrivava provato da un derby intenso in Coppa Italia e non ambisce certo ai primi sette posti della classifica. Tuttavia la gara di San Siro ha detto chiaramente a che livello di prestazione può ambire la Beneamata (peraltro in questo la dignità organizzativa del Chievo è più che rispettabile: se tutti abbiamo elogiato il lavoro di Maran il mese scorso non è che il valore gialloblù sia improvvisamente crollato) e, soprattutto, quanta voglia ci fosse di essere, anche solo provvisoriamente, primi in classifica nella settimana che precede la gita all’Allianz Stadium per quella che sarà tutto meno che una passeggiata di salute.

Spalletti

Il silenzio rispettoso e contemplativo con cui accostarsi idealmente alla manita di ieri serve appunto anche come viatico per la trasferta torinese: non è uno scontro per la vittoria del campionato, è chiaro. È un match con un evidente favorito (non l’Inter), che rappresenta per una delle contendenti la possibilità di reissarsi laddove tutti pensano che debba stare (non l’Inter) in cui è vietato sbagliare per questioni di prestigio ma anche di jolly che iniziano a scarseggiare, in campionato (non per l’Inter). Il Biscione ha “semplicemente” il dovere di fare la miglior partita possibile e, se sbagliasse l’approccio alla sfida o non riuscisse a rimanerci psicologicamente dentro, rischierebbe seriamente di compromettere anche il mese abbondante di partite che seguiranno l’impegno dello Stadium, con tutte le ripercussioni emotive che un’imbarcata o, più banalmente, una prestazione insignificante potrebbero avere. Quello che bisogna temere dello scontro con la Juventus sono gli strascichi, in definitiva, non certo il risultato in sé. Il che, ovviamente, non esime la banda Spalletti dal fare il possibile per violare il fortino bianconero.

Però dev’essere chiarissimo nella testa dei giocatori così come in quella degli appassionati che all’Allianz Stadium si va per confermare la prestazione sontuosa di ieri e per cercare altri punti da mettere nel carniere che, a fine stagione, dovrà essere sufficientemente pieno per guadagnarsi l’ascensore per la Champions League. Fine.

Quello che bisogna temere dello scontro con la Juventus sono gli strascichi, in definitiva, non certo il risultato in sé. Il che, ovviamente, non esime la banda Spalletti dal fare il possibile per violare il fortino bianconero

Ed è a questo che serve questo benedetto silenzio: a evitare di caricare la partita di sabato prossimo con significati che non può avere, a mantenere la concentrazione che adesso è cruciale data la caratura del prossimo avversario, a cercare di non stordire di rumore inopportuno (leggasi frizzi, lazzi, deliri, vanti e sfottò perlomeno imprudenti) un ambiente che dev’essere freddo come un killer. La strada per la Coppa dei Campioni è ancora lunghissima e serviranno, con tutta probabilità, più del doppio dei punti fatti finora: se emotivamente la tappa dell’Allianz Stadium non sarà mai come tutte le altre, va comunque affrontata esattamente come se lo fosse. E se una sconfitta dev’essere, nel peggiore dei casi, che sia perlomeno foriera di miglioramenti, non una calata di braghe.

E, a volte, per concentrarsi e prepararsi al meglio a uno snodo impegnativo, occorre spegnere la propria mente e chiudersi momentaneamente in sé stessi, in quel silenzio, caldo come il brodo primordiale, che ti concede di focalizzare al meglio gli obiettivi e vedere la via migliore per raggiungerli.

Che poi, in maniera molto più efficace, è quello che Luciano Spalletti dice da mesi, mesi e mesi con altre parole. E, soprattutto, con molti più fatti.

Skriniar esultanza

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