EDITORIALE – L’aria di Brunico

EDITORIALE – L’aria di Brunico

Si riparte da Brunico, col ritiro estivo. Si riparte sempre col ritiro estivo. Ma l’aria che c’è attorno all’Inter, quest?anno, appare piuttosto diversa da quella delle ultime stagioni: non c’è più quel clima da impero in declino bensì un?atmosfera frizzante che sa di ambizioni e grandi progetti, condita da un entusiasmo e da una curiosità che non si vedevano da tanto, tanto tempo.

Sarà perché Mancini non è un allenatore capace di stare in un club senza anelare immediatamente alla vittoria, sarà perché il mercato pare essere ambizioso come non lo è stato dal gennaio del 2011, sarà perché anche nelle parole dei giocatori c’è una voglia di rivincita che suona quasi inedita. Sarà per questo e molto altro, ma davvero a Brunico, adesso, si respira quella che sembra un?aria nuova.

Questo ossigeno rigenerante, questo desiderio di rivalsa deve nutrire tutti i giocatori attualmente in rosa (anche se qualcuno di questi sa già che, probabilmente, non arriverà a settembre con il nerazzurro addosso) e, allo stesso tempo, anche la dirigenza sia nelle sue parti nuove, sia in quelle che resistono dall’era Moratti. Attenzione però, perché adesso si deve ristorare anche il Mancio stesso che, al netto di una comunque incoraggiante conferenza stampa di inizio stagione, dovrà lavorare più di tutti gli altri. E infatti il mister nerazzurro sta già studiando l’assetto della sua squadra, ben conscio di non avere alcuna attenuante per l’anno che viene e di essersi preso più di una responsabilità in questo nuovo corso nerazzurro.

Mazzarri è ormai un ricordo lontanissimo: Mancini Roberto da Jesi ha ora a disposizione una rosa quasi completamente sua, con ben più di un giocatore chiesto espressamente da lui e per i quali ci ha messo abbondantemente la faccia. Il Mancio ha fatto aprire i cordoni della borsa e ha preteso un organico di livello più alto rispetto a quello degli ultimi anni: ora va da sé che sta a lui e a lui solo riuscire a trovare una quadratura del cerchio sufficientemente efficace per far sì che il suo Biscione 2.0 inizi a funzionare come un orologio svizzero (no, è solo una battuta, non intendiamo dire che Shaqiri rimarrà per forza né il contrario).

In fondo sembra anche abbastanza facile: allenarsi, lavorare seriamente e non far altro che attendere con pazienza che questo stesso lavoro di Brunico porti buon frutto, augurandosi che le inevitabili beghe mediatiche si sfoghino senza turbare la quiete che la Beneamata al lavoro ha bisogno come il pane per poter trarre vero giovamento dal ritrovo alpino. Le beghe mediatiche, com?è ovvio, sono il solito, stucchevole, rumore dei nemici, ieri apparso ancora una volta sotto forma di invettiva viola del dirigente della Fiorentina Panerai, protagonista di un discorso sconnesso e qualunquista che, più che un dirigente calcistico, ha ricordato Cetto LaQualunque. Un?invettiva assurda appunto, che lascia il tempo che trova e che, è bene sottolinearlo non una ma cento volte, non solo ha ricevuto una risposta precisa e secca(ta) dall’Inter, ma pure ha incontrato un malcelato biasimo dalla stessa società gigliata, che s?è lestamente chiamata fuori dalla querelle, di fatto sconfessando quanto biascicato dal proprio dirigente.

Anche perché va bene tutto, Salah è un gran bel giocatore, ma non è affatto certo che finisca effettivamente all’ombra della Madonnina, anzi. L’egiziano è solo uno dei tanti profili che Ausilio sta monitorando in questa fase del mercato e anche questo giocare su più tavoli del DS interista, tutti di alto livello, pare un ottimo ritorno a un passato recente e decisamente più scintillante del presente. Un mercato che peraltro sembra finalmente improntato a un vero progetto tecnico costruito su una filosofia di gioco ancora più che un modulo (pare comunque che verranno lavorati sia il 4-3-1-2 col rombo dello scorso anno, sia il futuribile 4-3-3, per il quale sta diventando necessario l’approdo a un giocatore abituato a giocare a sinistra come il buon Peri?i?, sia il 4-2-3-1 pallino del tecnico jesino).

E, ce lo si conceda, quest?elasticità tattica costruita sulla solida base di un?idea di gioco stabile stuzzica parecchio la curiosità. Anche perché, chiarito che non sarà il modulo a essere centrale ma proprio lo stile di gioco collettivo, si potranno vedere diverse soluzioni applicate e non improvvisate, come s?è invece notato lo scorso anno nei frangenti meno piacevoli, e questa è già un?ottima notizia. Poi, chiaramente, non si devono trarre conclusioni affrettate dal buon esordio odierno del ritiro: non tutti i problemi palesati in non uno, non due ma ben quattro anni verranno risolti nel giro di un amen, anzi. Però leggere i resoconti che arrivano da Brunico fa oggettivamente ben sperare, guardando al futuro.

Certo, alcuni pezzi vergati da chi si sta sforzando già adesso di individuare eventuali titolari e potenziali riserve (al primo giorno di preparazione estiva?! Mah) onde trarre qualche indicazione per il mercato fanno magari sorridere, ma anche questo è parte del gioco mediatico e, come tale, è inevitabile. Basta non prendere queste deduzioni per oro colato o verità inappellabili perché tali non sono nemmeno per sbaglio: da qui a fine agosto si sperimenterà parecchio, possiamo esserne più che certi già da adesso.

Però ci si perdoni se, per qualche momento, non vogliamo soffermarci sul complicato vorticare di voci, smentite, conferme e colpi di teatro tipici del calciomercato ma preferiamo invece i prati verdi di Brunico e la rinata voglia nerazzurra di contare qualcosa. Perché, persino d?estate, a volte si sogna di più vedendo un 4-3-3 appena abbozzato che ammazzandosi di news e nomi a effetto.

Cosa volete, siamo romantici dopo tutto.

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