EDITORIALE – Chiedete scusa a Radja Nainggolan

EDITORIALE – Chiedete scusa a Radja Nainggolan

Voci, invenzioni, critiche. Il ‘Ninja’ ha risposto dove, in realtà, dovrebbe essere giudicato: sul campo

di Lorenzo Polimanti, @oldpoli

L’Inter non è di colpo guarita perché, in realtà, non è mai stata realmente malata. Certo, la classifica non è quella che dovrebbe essere ed il calendario ha poi prestato il fianco alla ripresa mettendo di fronte l’avversario migliore che si potesse incontrare in questo momento, dopo un avvio col freno a mano tirato. Ma lo 0-3 rifilato (e meritato) al Bologna, seppur con diverse difficoltà che il punteggio netto offusca, è il risultato di una crescita progressiva e preannunciata di cui abbiamo già parlato. Crescita dovuta al miglioramento delle condizioni fisiche della squadra, ancora comunque lontana dal livello che dovrà necessariamente raggiungere, al ritorno ad un sistema di gioco collaudato e soprattuto all’aggiunta di un dettaglio decisamente troppo trascurato nelle prime due uscite a vuoto stagionali: Radja Nainggolan.

Lo stop forzato di Nainggolan durante gran parte del ritiro pre-campionato e dunque nelle prime due giornate di Serie A ha tolto ad un progetto embrionale di nuova Inter formato 2018/2019 la colonna portante scelta dal tecnico Luciano Spalletti, l’uomo incaricato di spaccare gli equilibri in partite che una stagione fa sarebbero finite con un pari o peggio. Come quella di Bologna. L’Inter e Spalletti hanno accettato il rischio (comunque contenuto, viste le qualità indiscutibili del giocatore), sapendo che con Nainggolan prendi il pacchetto completo: un Ninja da assalto tanto importante in campo quanto calamita per voci e critiche fuori dal rettangolo verde. Se ne stanno accorgendo a Milano, dove decisamente troppo presto sono arrivate le sentenze dei soliti critici alimentate dai nostalgici romani che non lo dicono (o comunque non tutti), ma ne sentono già tremendamente la mancanza. Sentenze e certezze che il Ninja ha spaccato in due alla prima occasione buona. Come a Bologna.

Dal suo arrivo a Milano si è detto di tutto. In principio furono le analisi comportamentali e delle sue espressioni facciali tra il bagno di folla alle visite mediche e la conferenza stampa di presentazione per sostenere la tesi di chi continua a dire che non avrebbe voluto lasciare la Roma (ci sta) e all’Inter non è felice (vedremo). Quindi passati al setaccio i suoi social, per schedare e catalogare like e post che potessero far intravedere spiragli di nostalgia capitolina, ma anche per provare a trovare angolature o scatti che potessero mostrarlo sovrappeso o fuori forma. La serata in discoteca con Fabrizio Corona (nonostante il giorno dopo si sia presentato puntualissimo agli allenamenti) è un assist fin troppo semplice per i maligni, che si sono presentati puntualmente a bollarlo come pacco.

Giudizi (negativi), su tutto. Tranne sull’aspetto realmente fondamentale per un calciatore: il rendimento in campo. E lì, sul campo, ha risposto alla prima occasione buona. 65 minuti di Inter che tiene il pallone e non sfonda contro un Bologna che deve necessariamente darsi una scossa. Poi ci pensa lui, Nainggolan. Un fulmine, secco come il “cazz**e” sparato a caratteri cubitali su Instagram per replicare alle troppe voci che lo circondavano quando i problemi fisici non gli permettevano ancora di essere lì, nel vivo dell’Inter, a lottare e spegnere i sussurri come sa fare lui. Stop di sinistro, palla in buca di destro. Gol al debutto, al primo tentativo nello specchio della porta. Una sciocchezza in confronto al record planetario di tiri stabilito dall’alieno sbarcato da Madrid, vuoi mettere? Nainggolan segna, spacca la partita, poi è tutto più facile. Certo, anche per lui la condizione ideale è lontana e arriverà, così come le vampate che si aspetta Spalletti dovranno necessariamente aumentare di numero e consistenza. Intanto, però, sotto la curva il Ninja regala l’inchino. Gesto ed espressione che valgono più di mille like. Quando tira su la testa raccoglie l’applauso di chi lo dovrà difendere e porta in faccia il ghigno con cui pretende la dose di scuse che si è meritato sul campo.

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