EDITORIALE – L’unica cosa da fare è portare pazienza

EDITORIALE – L’unica cosa da fare è portare pazienza

Il nostro solito editoriale del lunedì. Ancora su Frank de Boer, ancora sulla necessità di non farsi travolgere dalla delusione e sul bisogno di sforzarsi di leggere con lucidità la situazione

intervista de boer

Altro giro, altro risultato fastidioso per il pubblico nerazzurro. Dopo la sconfitta patita con il ChievoVerona all’esordio, ieri l’Inter ha mancato ancora l’appuntamento coi tre punti non riuscendo ad andare oltre al pareggio in casa col Palermo, non proprio la squadra più irresistibile di Serie A. Tifosi delusi, com’è comprensibile, e diversi segnali d’incompletezza da parte della squadra (proprio a livello di rosa), per non parlare poi dell’ormai ricorrente incubo di una tenuta fisica ancora mostruosamente approssimativa.

C’è chi critica ancora Frank de Boer e, se possibile, farlo oggi ha ancora meno senso rispetto a una settimana fa. Sicuramente l’Inter è stata anche sfortunata la sua parte però il tecnico olandese ha cercato di imbastire una formazione che non avesse tutti i problemi di gioco denunciati al debutto: Banega regista, 4-3-3 e Perišić in campo dall’inizio. Purtroppo, la tendenza a perdere palloni in zone sanguinose dell’argentino andava in qualche modo arginata, sicché la decisione di schierare come interni Medel e Kondogbia – entrambi col doppio compito di ripiegare e offendere – va letta nell’ottica di proteggere il playmaker ex Siviglia e Valencia. Soluzione che ha funzionato a metà, a esser generosi: non male Éver al timone della squadra, molto peggio il francese e il Pitbull come mezzali. Però non si può negare che ci sia un pensiero logico – per quanto erroneo – dietro questa decisione.

Era un esperimento e va letto come tale: de Boer ha dimostrato di essere un allenatore che cerca il più possibile di imparare dai propri errori e possiamo essere certi che alla prossima uscita, tra due settimane, la squadra non sarà identica a quella vista ieri (senza contare che in questo periodo si spera che Brozović – sempre che non venga ceduto – raggiunga un livello di forma più accettabile così come dovrebbe essere finalmente disponibile João Mário). Poi, per quanto remotissima, esiste sempre la possibilità che dal mercato arrivi finalmente un regista puro o un incursore per completare il reparto e chissà che un ulteriore innesto non aiuti il mister a migliorare ulteriormente il suo piano di battaglia.

La morale di tutto, comunque, resta la necessità impellente di dotarsi di ingenti quantità di pazienza. Si sapeva fin dall’inizio che la stagione sarebbe stata complessa per i motivi che tutti noi conosciamo piuttosto bene, tuttavia ciò non cambia la sostanza: aspettarsi dal neo tecnico e da una rosa che – probabilmente – sta mutando pelle ben più di quanto non fosse nei piani societari ad aprile una rapida transizione verso il Brasile del 1970 reincarnato è totalmente insensato.

Chiunque pretenda risultati immediati invocando il blasone, i discorsi del tipo “noi siamo l’Inter” e amenità varie di questo genere, è libero di urlare tutto il suo disappunto in qualunque modo ritenga sia più congeniale allo scopo. Ciò però non cambia i fatti: l’Inter è rimasta e rimarrà un cantiere aperto ben oltre quanto ci si aspettava qualche mese fa e, a latitare, saranno per forza di cose i risultati.

Le scelte restano due: farsi il fegato amaro in pubblico, considerare già persa la stagione dopo appena 180’ e dare dell’asino a un allenatore che è piombato sul pianeta nerazzurro all’improvviso per essere investito di un compito decisamente gravoso anche in condizioni normali oppure cercare di far fare contatto ai propri neuroni, sforzarsi di giudicare con lucidità la situazione e mettersi il cuore in pace in attesa di veder nascere qualcosa di bello.

Noi non abbiamo grossi dubbi su che partito scegliere.

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