EDITORIALE – Dalla parte di Handa

EDITORIALE – Dalla parte di Handa

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Il video della sua parata di sabato sta probabilmente facendo ancora il giro del mondo ma Samir Handanović non ha chissà che bisogno di pubblicità. Il portierone sloveno, infatti, non ha bisogno di dimostrare di essere uno dei migliori in circolazione nel suo ruolo anche se non sempre i tifosi nerazzurri lo hanno apprezzato come stanno mostrando di fare in tempi recentissimi, anzi, il buon Handa è stato anche ampiamente contestato.

Ritornando con la mente ai tempi del suo arrivo ad Appiano Gentile non si può evitare di ricordare che il compito che attendeva l’ex numero uno dell’Udinese era proibitivo, sulla carta: sostituire una leggenda dell’Inter come Júlio César, il portiere del Triplete e, per qualche anno, forse il miglior interprete in assoluto del ruolo. Tra l’altro in un momento di rifondazione della squadra e con una difesa infinitamente meno affidabile a difenderlo. Eppure al primo anno milanese Handanović rispose presente alla grande, tenendo botta per due terzi di stagione per poi lasciarsi andare assieme al resto della squadra negli ultimi tre mesi di campionato, in quella che alla fine divenne la lentissima agonia dell’era Stramaccioni. Qui sono iniziate le prime critiche allo sloveno e qui diversi tifosi hanno iniziato a dirsi insoddisfatti del rendimento del giocatore sloveno.

L’interregno di Mazzarri ha influito negativamente sul rendimento di Handanović così come lo ha fatto anche su quello di tanti altri (e non tanto nel primo anno, a essere onesti) ma, sarà per la natura particolarmente solitaria del ruolo o il carattere algido del numero uno, uno dei più bersagliati da critica e tifosi è stato proprio Samir, in realtà confermatosi quasi sempre affidabile ma senza più i picchi “visibili” dell’annata passata con Strama. Ovviamente la difesa non proprio a tenuta stagna ha influito parecchio sull’umore e sulle parate di Handa nei suoi primi tre anni nerazzurri ma è anche vero che – nello stesso periodo – lo sloveno ha saputo imporsi anche nello spogliatoio, diventando un silenziosissimo leader e riempiendo il vuoto lasciato da tanti senatori che, nel corso della sua permanenza all’Inter, hanno lasciato la squadra per sopraggiunti limiti d’età o fine ciclo.

L’importanza del portierone all’interno del vestibolo nerazzurra è emersa per la prima volta alla luce del sole lo scorso anno, a Reggio Emilia, poco dopo il termine della partitaccia che vide cadere l’Inter per 3-1 contro i neroverdi: Handanović costrinse Guarín e Icardi (aiutato anche dai vari Palacio, Carrizo e Ranocchia) ad andare a scusarsi coi tifosi dopo che i due avevano dato pubblicamente in escandescenze e, specialmente Maurito, essersi lasciati sfuggire qualche parola di troppo. Le immagini della “pace” ci consegnano un Samir silenzioso – strano, eh? – e con le braccia conserte, che sceglie di stare alle spalle di tutti più con l’atteggiamento di quello che dice: “Fate i bravi e chiaritevi che se no vi meno tutti quanti” più che del diplomatico. E, nel dubbio, si piazza dietro ai compagni in modo che a nessuno venga l’idea di darsi alla fuga nel caso lo scambio di vedute avesse preso una piega sgradita.

Quest’anno Handanović è di nuovo Handanović, se possibile ancor più che mai. Il livello di attenzione e impegno che lo sloveno sta mettendo nello svolgere il suo dovere è eccezionale, superato solo dal suo stato di forma che pare provenire da sorgenti celesti. È vero, ha avuto anche lui la sua giornata no con la Fiorentina, ma nel complesso Handa è probabilmente il miglior giocatore dell’Inter in stagione, perlomeno fin qui. Del resto gli riesce tutto il possibile (e anche l’impossibile, come è apparso evidente sabato) e, capito che il momento che stanno attraversando i compagni non è proprio stellare, sembra che stia dando tutto quel che ha per poter tenere a galla la squadra più o meno da solo.

D’altronde chi meglio di un portiere sa che, se non prendi gol, per vincere può bastare anche segnarne uno solo, brutto, sporco e cattivo?

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