EDITORIALE – Il nodo Brozović

EDITORIALE – Il nodo Brozović

Il consueto editoriale del lunedì, presumibilmente il primo di una lunga serie che dovrà tenere conto dell’infinita quantità di voci di mercato che attendono l’Inter (e i nervi dei suoi tifosi) questa estate

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Puntuale come le tasse (anzi, di più), appena finisce il campionato il calciomercato si scatena. Non ha alcuna importanza che ci siano all’orizzonte non una ma tre importanti manifestazioni calcistiche internazionali (Europei, Copa América Centenario e Olimpiadi) perché tanto le voci e i rumour arrivano con la stessa ineluttabilità della peste nera medievale. Nel gran ballo delle trattative vere o inventate chiaramente non può mancare l’Inter, sebbene sia passata dall’essere una delle più grandi animatrici dell’evento intercontinentale a vivacchiare ai margini dei trasferimenti con più zeri che anima.

In particolare, nuova linfa alle speculazioni è arrivata oggi dall’intervista di Thohir, in cui il presidente indonesiano ha ventilato l’ipotesi della cessione di uno o due titolari per finanziare il mercato in entrata e provare a mettere insieme i baiocchi necessari a quella ormai famosa plusvalenza da 50 milioni di euro che serve alle poco in salute casse nerazzurre. Tutto ciò ha rinfocolato le ipotesi che vogliono principalmente Murillo e Brozović in prima linea per essere immolati sull’altare delle cessioni remunerative, vuoi per una questione di carta d’identità, vuoi per un discorso di facile rivendibilità.

Normalmente non mi piace scrivere in prima persona ma stavolta non mi nascondo dietro un dito e mi sbilancio in un parere esclusivamente personale che non rispecchia in alcun modo un’ipotetica presa di posizione redazionale: la prospettiva di vendere il croato mi lascia enormemente perplesso e per più di un motivo. Prima di tutto considerandone le caratteristiche tecniche perché EpicBrozo è semplicemente l’unico centrocampista attualmente in rosa che ha la creatività sufficiente per innescare le punte (secondo per numero di assist dietro a Perišić, secondo per numero di passaggi chiave rispetto a Ljajić – giocando però molto di più e in posizione ben più arretrata rispetto al serbo rientrato alla Roma – e terzo per numero di tiri a partita). Non solo: è anche stato anche l’unico, tra mezzali e mediani, a segnare più di un gol in stagione così come è il solo in tutta la rosa a essere in grado di inserirsi senza palla e attaccare lo spazio nonché il miglior tiratore tra tutti i centrocampisti. Privare questa squadra di Brozović significa più o meno ripensare da capo il reparto perché il croato ha caratteristiche complementari sia a quelle di Banega, sia a quelle di Vilhena (qualora l’olandese arrivasse davvero) e si integrerebbe perfettamente a giocare con entrambi.

Dunque si conclude facilmente che privarsi del miglior centrocampista attualmente a disposizione sarebbe niente di meno che un azzardo (piuttosto) rischioso: vanno bene i soldi che eventualmente si incasserebbero da una sua cessione ma non si può guardare al solo lato economico della faccenda perché l’importanza attuale di Brozović sul piano strettamente tecnico è semplicemente capitale. Inoltre non bisogna dimenticare che quella di quest’anno dev’essere una rosa allestita per correre non più su due ma su tre fronti, che significa migliorare l’attuale contesto anche quantitativamente e non solo qualitativamente.

Poniamo il caso che si decida di vendere il croato per 25 o 30 milioni (una somma molto grossa, quindi): resterebbe poi il problema di doverli reinvestire per coprire il buco che Marcelo lascerebbe dietro di sé e sappiamo tutti benissimo che non sarebbe affatto semplice… Anzi.

Il mio auspicio, a conti fatti, è che si faccia di tutto per tenere Brozović a Milano per almeno un altro anno a meno che Ausilio e compagnia non abbiano già in mano un’ipotesi molto concreta nettamente superiore al croato, sia a livello tecnico che di esperienza e carisma (caratteristiche che al numero 77 ancora mancano). Altrimenti, se si dovesse cedere Brozo unicamente per fare cassa, si rischierebbe di provare a rimediare alla difficile situazione odierna creando un problema decisamente grande in vista della prossima stagione.

E non è una bella prospettiva.

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