EDITORIALE – L’ora di spiegare le vele

EDITORIALE – L’ora di spiegare le vele

Torna il consueto editoriale del lunedì sera per voi affezionatissimi, a questo giro incentrato sui balbettii recenti della Beneamata che, pure, vengono assieme a una solidità mentale nuovissima. Ma quanto durerà ancora senza un minimo di ricompensa emotiva?

di Giorgio Crico, @gio_prankster

Anche ieri abbiamo assistito a una prova del fatto che l’Inter, nonostante tutti i suoi problemi, che non sono pochissimi, sia cresciuta di testa in maniera notevolissima: in anni recenti, dopo aver fallito quelle due occasioni con Icardi su cui Alisson ha fatto capire perché è il portiere titolare del Brasile, la squadra si sarebbe sciolta completamente e avrebbe perso la gara venendo punita nel finale da qualche carneade in cerca di riscatto a caso. Ieri no, ieri l’ha rimessa in carreggiata e, a momenti, avrebbe anche potuto pensare di vincerla. Tutto bene, quindi?

In realtà ovviamente no. La solidità difensiva è stata encomiabile, la Roma ha prodotto pochissimo per chiari demeriti suoi ma anche grazie all’ottimo lavoro della linea di retroguardia che, pure, ha goduto di uno schermo che potesse dare una mano in interdizione per un tempo solo (Borja Valero non è esattamente un maestro del contrasto, può tutt’al più ostruire qualche linea di passaggio ma, in quella posizione, garantisce altri plus che Spalletti ha giudicato prioritari rispetto all’apporto diametralmente opposto offerto da Gagliardini). La manovra offensiva però è stata ampiamente rivedibile anche se, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, serve tempo prima che la squadra riesca a digerire questo nuovo centrocampo a tre.

Al di là delle difficoltà della squadra, Spalletti sembra già entrato nella modalità “tutto per tutto” e pare essere decisamente meno in controllo della situazione rispetto anche solo a un mesetto fa (e onestamente non si merita di essere abbandonato: se succedesse sarebbe un errore gravissimo della società. L’ennesimo). Anche perché sa perfettamente che la faccenda non può rimanere in piedi solo in virtù della (non tantissima) forza mentale del gruppo. Senza risultati, la precaria solidità psicologica del gruppo non durerà a lungo. Anzi, per certi versi è già tantissimo quanto fatto nell’ultimo mese e mezzo.

Il punto è esattamente questo, infatti: urge ricominciare a fare risultato pieno il prima possibile, altrimenti prestissimo mancherà il carburante emotivo che possa consentire alla formazione nerazzurra di continuare a sforzarsi in situazioni avverse. È un’evoluzione del solito discorso che vincere aiuta a vincere così come perdere ti porta a perdere di più; concetto trito ma che conserva una validità di base. È ottimo che l’Inter non abbia perso con la Roma così come con Lazio e Fiorentina ma a furia di non riuscire mai a fare i tre punti, la benzina mentale del gruppo rischia di esaurirsi da un momento all’altro.

Al netto di tutti i balbettii, la squadra c’è ancora. Il merito è solo di Spalletti ed è enorme ma adesso, dopo essere sopravvissuta al tifone e agli scogli, la barca deve ricominciare a navigare sul serio e non solo galleggiare. Magari stentatamente, magari senza convincere, come a inizio anno ma una svolta positiva va trovata. Anche per non sprecare tutto quel che di buono è stato fatto finora.

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