EDITORIALE – Meglio tardi che mai

EDITORIALE – Meglio tardi che mai

Torna l’editoriale del lunedì sera per voi affezionatissimi. Si poteva non parlare di Radja Nainggolan?

di Giorgio Crico, @gio_prankster

L’anno scorso fu Borja Valero, questa volta invece tocca a Radja Nainggolan. L’Inter, negli ultimi anni, sembra voler portare a termine solo colpi che aveva in canna tra il 2011 e il 2013, a quanto pare. Ma tutto sommato, meglio tardi che mai come insegna proprio lo spagnolo (che comunque è arrivato a Milano in uno stadio di carriera ben più terminale rispetto al belga, siamo onesti). Spalletti peraltro ora ha avuto il suo agognato Ninja e quindi si può ripartire di slancio da qui: almeno il centrocampo lo si sta rattoppando. Certo, riportare ad Appiano Gentile anche Rafinha sarebbe estremamente interessante ma, se è vero che il figlio minore di Mazinho vuol fare di tutto per tornare, non bisogna far altro che aspettare e pregare. Ma soprattutto pazientare e contare proprio sul buon Rafa.

Certo, nel mercato estremamente intelligente dell’Inter fin qui spiace un po’ solo per João Cancelo, ormai praticamente della Juventus a sentire gli esperti di mercato. Ma, in quel caso, lamentarsi perché l’Inter non sborsa 40 milioni oggi è semplicemente folle, oltre che palesemente sbagliato (perché quei soldi, l’Inter, semplicemente non li ha). Chi abbia voglia di contestare il mancato riscatto del terzino portoghese deve andare a ritroso e passare bene sotto la lente d’ingrandimento tutto l’affare che ha portato il lusitano a Milano con Kondogbia annesso e fondamentalmente connesso; valutare la questione Cancelo fermandosi all’impossibilità nerazzurra di compiere un investimento simile adesso non sarebbe solo sbagliato: sarebbe malafede.

Tuttavia quest’errore – che appunto risale al 2017, non è cosa di oggi – non può inficiare più di un tot il percorso netto portato fin qui dal Biscione e dal DS Piero Ausilio, che in questa finestra di mercato ha risposto presente con una solerzia veramente encomiabile. Ecco, forse i cori in suo onore sono un po’ troppo acerbi ma oggettivamente nell’ultimo mese non ha sparato a salve nemmeno una volta e l’operazione che porta a Milano Nainggolan, purché non proprio apprezzatissima dalla UEFA, in realtà è una piccola opera d’arte.

Con tutti i suoi limiti, nella stagione 2017/2018 Borja Valero ha dimostrato di poter essere veramente utile alla causa e quasi mai dannoso – una doppia caratteristica che non proprio tutti coloro che hanno vestito la maglia dell’Inter negli ultimi sette/otto anni possono vantare. Quanto potrà esserlo a questo punto il buon Radja, che si ricongiunge con l’allenatore che l’ha trasformato in uno dei cinque o sei centrocampisti potenzialmente più influenti della Serie A? Non solo: il belga va a incardinarsi in un sistema che potenzialmente può farlo deflagrare ancora e ancora come l’anno e mezzo in cui Spalletti lo ha allenato alla Roma. Certo, Icardi non è generoso come Džeko né Perišić e Perotti hanno granché in comune ma la posizione e la centralità del suo ruolo nell’impianto dell’uomo di Certaldo sono rimaste quelle.

Quindi sì, Borja Valero e Nainggolan sono state due operazioni dal sapore decisamente vintage, un po’ 2012, un po’ “dovevamo svegliarci molto prima”. Ma, come si dice in questi casi, meglio tardi che mai.

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