EDITORIALE – Esterni ed esternazioni

EDITORIALE – Esterni ed esternazioni

Il consueto editoriale del lunedì. Disilluso e anche un po’ polemico. Colpa del mercato o dei procuratori?

agente candreva

L’Inter sta cercando un esterno d’attacco. Per non saperlo occorrerebbe vivere su Marte visto che i nomi che si fanno in queste settimane riguardano quasi solo quel ruolo. Berardi, Candreva, Pjaca, Lamela, Gabriel Jesus e chi più ne ha più ne metta: una bella rosa di candidati per ricoprire quel particolare spazio sullo scacchiere di Roberto Mancini e che – se il passato insegna qualcosa – potrebbe non partorire il nome definitivo ancora per un mese e mezzo abbondante (qualcuno ha detto Perišić?).

La cosa “divertente” (virgolette d’obbligo) è che chiunque apre bocca relativamente alle trattative in corso. Oggi giorno è la prassi, d’accordo, però la sensazione è che questa volta si stia un tantino esagerando, come nel caso della stella del Sassuolo: tra le parole dell’agente di Berardi, le dichiarazioni di Squinzi e i pareri di Carnevali, abbiamo assistito a una sarabanda di parole – spesso in aperto contrasto tra loro – che non hanno fatto altro che rendere il mistero più fitto. Ha davvero senso che le varie parti in causa si esprimano a turno per contraddirsi vicenda e, comunque, non rivelare mai sostanzialmente nulla in merito ai discorsi in essere (tranne le smentite di rito)? Per carità, ci stupiremmo se un dirigente di un qualunque club calcistico ammettesse di essere a buon punto relativamente a una trattativa di rilievo ancora in corso ma un conto è tacere o abbozzare, un altro dissentire totalmente sull’esistenza stessa di un’offerta. L’ovvia conclusione è che qualcuno non sta dicendo la verità.

Lo stesso si può dire dell’affaire Pjaca, accostato praticamente a qualunque squadra di Serie A che sia in procinto di giocare le coppe europee e dotato di un agente che ama sconfessare voci che è probabilmente lui stesso a mettere in giro, nell’ovvia speranza di scatenare aste, alzare il prezzo e altre amenità economiche del genere. Sembra che avere un procuratore linguacciuto sia una condizione fondamentale e necessaria al successo di un giovane giocatore di talento e, forse, lo è sul serio. Però Marko Naletilić non ha smesso di commentare un attimo il futuro del suo assistito: più che trovargli una squadra sembrava stesse facendo la telecronaca in tempo reale degli interessamenti da raccontare ai media. Veri o presunti.

Particolare, come sempre quando si tratta di talenti sudamericani che giocano ancora al di là dell’Atlantico, il caso di Gabriel Jesus: lui non solo ha un entourage che, oltre agli ovvi rapporti con la stampa, detiene anche percentuali del suo cartellino ma pure una famiglia che ama commentare le possibili destinazioni del ragazzo. Sarà anche un luogo comune quello che vuole i giovani talenti sudamericani circondati da una corte dei miracoli che quasi sempre parte proprio dalla famiglia ma è piuttosto ben fondato, come si nota. Nel caso della stellina verdeoro è la madre a decidere: il figlio andrà a giocare solo e soltanto dove la signora Vera potrà apporre il suo personalissimo sigillo d’approvazione e, nel frattempo, la matrona si diletta a commentare coi media il futuro del suo tenero virgulto.

Tra tutte queste dichiarazioni, queste parole che soffiano nel vento (cit.), queste esternazioni da parte di agenti di esterni, non fanno altro che rendere il calciomercato più simile a Beautiful (la soap-opera) e terribilmente noioso da seguire, giacché alla quarta smentita di un presidente nei confronti dell’agente di un suo giocatore seguita a ruota dalla parziale riapertura dell’AD non solo non c’è più la minima voglia di seguire oltre la vicenda ma ci si accorge anche che la tentazione di assumere cianuro è fortissima. Eventualmente c’è sempre l’alternativa che contempla lo spegnere ogni collegamento col mondo esterno fino al primo settembre ma non è priva di controindicazioni e ne presenta una clamorosa.

Ecco, forse c’è solo una cosa peggiore rispetto al seguire tutte le intorcolate vie del mercato estivo: svegliarsi al termine della sessione e rendersi conto che sono arrivati solo bidoni (di conseguenza, infuriarsi il triplo e masticare amarissimo per tutto il primo mese di campionato per mettersi in pari con le quantità di bile già versate dagli altri tifosi). Almeno, seguendo con costanza le trattative si ha la possibilità di prepararsi spiritualmente all’arrivo del brocco della situazione. Non sembra eh, ma onestamente a volte un po’ aiuta.

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