EDITORIALE – Non tutto è perduto

EDITORIALE – Non tutto è perduto

Torna il consueto editoriale del lunedì sera per voi affezionatissimi, a questo giro incentrato sui piagnistei che già si odono a ogni latitudine per quelli che sono i destini dell’Inter. Ma è davvero necessario tutto questo pianto e stridore di denti?

di Giorgio Crico, @gio_prankster

Due punti nelle ultime quattro partite di Serie A (per tacere del derby di Coppa Italia) hanno rimestato gli umori del pubblico nerazzurro, passato da un sentimento serafico tipico della capolista a un moderato “moriremo tutti” acuito dalla scarsa disponibilità della proprietà a investire sul mercato – indotta da Fair Play Finanziario, veto del partito comunista cinese o nullo desiderio di mettere soldi nell’Inter è totalmente irrilevante, quel che interessa è il dato di fatto.

Il punto è, una volta di più, che in realtà – principalmente grazie all’incompiutezza dell’AS Roma e dei pur esistenti limiti della Lazio ma non solo – nulla è perduto, a questo punto della stagione. Tranne lo scudetto. Che, comunque, non avrebbe dovuto in alcun modo essere un obiettivo (anche se alcuni, probabilmente a causa della disabitudine a competere sul serio, si erano illusi di poter effettivamente fare lo stesso sport di Napoli e Juventus, per dirla con Sarri). Però, appunto, non è il titolo italiano quel che deve interessare l’Inter se non nella misura in cui anche la prima piazza, in quanto parte integrante delle prime quattro posizioni della classifica, dà accesso diretto alla Coppa dei Campioni. Ma solo per quello, sia chiaro! Perlomeno a questo stadio dello sviluppo nerazzurro.

Per i sogni di gloria più concreti verranno giorni e tempi più propizi, oggi c’è solo da inghiottire e mandar giù concentrandosi solo su quella stramaledetta Champions League senza la quale sarà sempre più complicato investire cifre anche solo vagamente rilevanti nelle risorse tecniche della squadra.

E no, le vittorie della Primavera non possono e non devono essere un palliativo per i cuori nerazzurri feriti dalla protratta mancanza di successo, al massimo solo una piccola (nel caso della Supercoppa dell’altro giorno diciamo anche minuscola) occasione di vedere il nome dell’Inter brillare per qualche minuto. Niente di più, perché quelli non sono successi in alcun modo paragonabili a quelli della prima squadra – senza nulla togliere ai meriti dei ragazzi, costretti a misurarsi in un contesto ampiamente superato come concezione e realizzazione che non li aiuta né li forma come dovrebbe.

Tornando ai “grandi”, l’unica ancora di salvezza che rende, se non semplice, quanto meno più semplice provare a fidarsi della squadra nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi preposti è ancora una volta Luciano Spalletti. Che in diversi danno sull’orlo di una crisi di nervi e, probabilmente, sbagliano. O, peggio, si vendicano del trattamento che il tecnico toscano sta riservando a certa stampa. Anche la sceneggiata fatta di fronte alle telecamere di Mediaset Premium venerdì scorso è stato il suo modo per provare a porre fine a una questione che rischiava di diventare l’ennesimo, insopportabile tormentone.

Come se l’Inter ne avesse bisogno.

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