EDITORIALE – Perdere fa paura

EDITORIALE – Perdere fa paura

Il consueto editoriale del lunedì sera per voi affezionatissimi, che stavolta prende le mosse dalla prima sconfitta stagionale dei nerazzurri, che ha già fatto venire una tremarella folle a metà della tifoseria del Biscione. Ha senso?

di Giorgio Crico, @gio_prankster

Le reazioni scomposte di tanti tifosi al fischio finale dello scorso sabato pomeriggio, quello che ha sancito la conclusione di Inter-Udinese per intenderci, hanno inondato il web, come dicono quelli bravi. Sdegno, incredulità, delusione, isterismi in germe o già deflagrati, amarezza a palate, sicumera troppo ostentata per essere vera e chi più ne più ne metta: uno solo, in realtà è l’unico comun denominatore possibile per giustificare tutte queste manifestazioni diverse di un disagio. Ed è la paura.

È comprensibile, del resto. Perché l’Inter non ha mai dovuto affrontare i postumi di una sconfitta quest’anno, dunque il ko interno patito contro i friulani ha scosso piuttosto profondamente le convinzioni dei tifosi del Biscione instillando in tanti una vena di paura vera per più di un motivo. Prima di tutto è stata una partita persa “a sorpresa”, nel senso che nessuno (e “nessuno” andrebbe sottolineato trecento volte) si sarebbe mai aspettato che l’Inter di quest’anno potesse perdere in casa con l’attuale squadra di Oddo. Vero che i bianconeri sono in forma di questi tempi ma certo non basta questo motivo per temere di poterle prendere, tanto più in casa, da Lasagna e compagni, il cui obiettivo dichiarato è la salvezza. Comoda, tranquilla, quel che vogliamo. Ma sempre salvezza è.

Ha poi pesato come un macigno sull’amor proprio nerazzurro anche la storia della partita: un primo tempo giocato sostanzialmente a una porta in cui il Biscione non ha saputo finalizzare la mole di gioco prodotta e, anzi, ha pure subito il primo svantaggio, trovandosi a dover addirittura rincorrere. La tipica situazione in cui si paga dazio al primo errore difensivo, insomma, ma nel complesso si pensa di essere in assoluto controllo del match e magari di dover aspettare pure relativamente poco prima di sommergere gli avversari, corroborata anche dal pareggio più o meno fulmineo.

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