EDITORIALE – Rivoluzione cinese

EDITORIALE – Rivoluzione cinese

L’editoriale del lunedì, puntuale come una cambiale fiscale, stavolta orientato alla rivoluzione copernicana che ha portato Suning a diventare il nuovo socio di maggioranza del CdA nerazzurro. Le sensazioni provoca questo passaggio di consegne epocale, come reagire alle prime analisi dei fatti di Nanchino e l’attesa per ciò che accadrà

intervista pedullà

Raccontare quello che è successo stamattina è tendenzialmente inutile. Chi non è riuscito ad assistere alla diretta è senz’altro stato in grado di recuperare uno dei tanti puntuali e precisi resoconti che si trovano sul web (ne abbiamo uno anche qui, ovviamente) e anche i più ritardatari o tradizionalisti troveranno domani – sui principali quotidiani di carta stampata – ulteriori, lunghi racconti di quanto è andato in scena a Nanchino. Nonostante ci sia già chi si è lanciato in questo tipo di esegesi, a mio modo di vedere è però superfluo lanciarsi in dissezioni accurate di quanto detto durante la conferenza: sminuzzarne ed esaminarne i contenuti adesso è decisamente fuori luogo, così come non ha senso scatenarsi in previsioni nebulose e dipinti di variegati scenari futuri che lasciano il tempo che trovano. Il motivo? Non certo la sfiducia negli addetti ai lavori preda di voglie ermeneutiche insopprimibili o la solita (insopportabile) sindrome di accerchiamento, bensì una semplice constatazione pratica: è di gran lunga troppo presto per operazioni del genere, dunque diffido di chiunque si stia prodigando già ora in queste elucubrazioni nostradamiche.

Del resto è facile: bisognerà aspettare dei dati concreti per poter avere un’idea chiara di ciò che attende l’Inter e del modus operandi cinese; nemmeno ventiquattro ore sono una finestra temporale ridicolmente inconsistente. Finché non potremo osservare ciò che la nuova dirigenza ha intenzione di fare a livello operativo, qualunque speculazione sul futuro avrà per forza la stessa consistenza del più raffinato onanismo cerebrale. Può essere piacevole (a volte) ma resta un esercizio sterile. Tra l’altro il passaggio di consegne tra Thohir e Suning, per quanto formalmente già compiuto, non si esaurirà subito: la gestione di un’azienda – per dirla tutta – qual è l’Inter attualmente è una faccenda complessa e così anche il cambio di proprietà non può essere una questione che si può esaurire in venti minuti. Tutta la cosa verrà presumibilmente conclusa nei prossimi giorni perché la sensazione è che, come sempre in ambito finanziario, ci vorrà ancora qualche tempo perché tutti i dettagli vadano al loro posto.

Forse è più interessante cercare di capire come può reagire a questa novità sconvolgente il tifoso, l’astante nerazzurro medio? Prima di tutto bisogna puntualizzare che la questione – nella sua interezza – è stata sorprendentemente rapida, giacché si era iniziato a parlare di un ingresso cinese in CdA con relativa quota di minoranza e, nel giro di breve tempo, ecco che Suning vuole in realtà rilevare l’intera baracca, con tanto di un bell’utile in tasca per il buon Thohir e soddisfazione (perlomeno apparente) di tutte le parti in causa. Non c’è quasi stato tempo per abituarsi all’idea della cessione da parte del tycoon indonesiano, sinceramente (altro che telenovele à la mr. Bee).

Dunque che provare, visto che non c’è stato quasi spazio per pensare?

Senza dubbio il mega scoop che è la svolta cinese dell’Inter lascia il tifoso nerazzurro molto sorpreso, perché non credo proprio che nessuno si aspettasse un passo indietro di Thohir (perlomeno a livello di proprietà) dopo nemmeno tre anni. La Beneamata è passata di mano relativamente poche volte nell’ultimo cinquantennio e oggi siamo di fronte al terzo proprietario diverso nel giro di quattro anni: una media più simile al numero di allenatori che si sono succeduti sulla panchina nerazzurra che non sulla poltrona da presidente, in tutta onestà.

Suppongo anche che qualunque tifoso non abbia potuto fare a meno di avvertire anche un’ombra di timore di fronte a questo passaggio di consegne epocale; del resto una piccola preoccupazione è fisiologica nel momento in cui un soggetto ignoto si prende carico di una realtà a cui, da tifosi, si tiene moltissimo. Sarebbe accaduto con un qualsiasi homo novus italiano senza o con poca esperienza di pallone, figuriamoci con degli acquirenti provenienti da un Paese di cui sappiamo tuttora poco e del quale capiamo ancora meno. Una reazione di pancia, certamente, ma che senza dubbio la maggioranza silenziosa ha provato, com’è naturale che sia. “Cosa capiterà alla nostra creatura? Torneremo in alto? Si stuferanno presto e ci lasceranno a marcire in Lega Pro coi conti in rosso? Hanno voglia di investire tutto nella squadra e vincere tre volte di fila la Champions League?”. L’insipienza e l’incertezza non possono che destare dubbi, poco ma sicuro. E probabilmente ne ha avuti anche Thohir.

A fare da contraltare alla preoccupazione, però, c’è anche della malcelata speranza, una speranza di rinnovata grandeur. Tutto parte ovviamente dalle cifre circolate in questi giorni e dall’ironia dei tifosi, che si sono subito lanciati sulle gag di un’Inter tornata a essere più ricca di Creso e pronta a tesserare Messi o Cristiano Ronaldo: sintomo della voglia di alleggerire la tensione da un lato ma anche un tentativo di minimizzare le speranze di una nuova competitività dall’altro. È una reazione naturale quanto il timore: quando si parla di nuovi soci cinesi decisamente danarosi è inevitabile che la fantasia scappi e galoppi a briglia sciolta, anche inconsciamente. Ovviamente i media hanno subito cavalcato l’onda del momento lasciandosi andare a probabili undici per il prossimo anno in cui si sprecano colpi di mercato da diverse decine di milioni di euro… fantascienza pura, naturalmente, ma anche questo rende più complicato il tentativo di mantenere una certa lucidità.

Un coacervo di emozioni composite, quindi, e sensazioni magari anche contrastanti, in attesa di poter dipanare la matassa non appena si potrà comprendere cosa farà davvero la nuova composizione dirigenziale, se sarà una sorta di rivoluzione gattopardiana e tutto andrà avanti come è successo negli ultimi anni oppure se siamo di fronte a un vero stravolgimento epocale. Di sicuro c’è che stiamo entrando sempre più in un’epoca completamente nuova per l’Internazionale Football Club, a prescindere da quel che stiamo provando in questo momento.

È una nuova avventura, né più né meno. Ovviamente non va ancora giudicata così come, per forza di cose, non va analizzata/letta/fatta oggetto di previsioni. Per adesso questo nuovo tratto di strada a tinte orientali chiede solo di essere percorso e vissuto.

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