EDITORIALE – Un’Inter triste e senza idoli

EDITORIALE – Un’Inter triste e senza idoli

Un lunedì sera crepuscolare, in cui riflettere su cosa manchi anche socio-psicologicamente a questa Inter è d’obbligo. E la risposta è che mancano motivi molto terra-terra per innamorarsi…

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Di norma odio scrivere in prima persona. Non mi piace. Mi suona sempre come perdere la sfida con l’oggettività e doversi rifugiare nel proprio io, ricercando qualcosa di personale, non universale, e quindi da un lato certamente poco attaccabile ma, dall’altro, anche poco interessante per il lettore. Tuttavia negli ultimi anni penso di aver vissuto, parlando di Inter, una sensazione in particolare, non molto gradevole in realtà, che può essere pienamente condivisibile anche da tanti altri tifosi nerazzurri. Parlo di un serio principio di anaffettività totale verso praticamente tutti i tesserati dell’FC Internazionale.

Con gli allenatori, affezionarsi in senso stretto è praticamente impossibile se non ci sono di mezzo delle vittorie. Persino Mancini ha avuto pochissime vedove disposte a piangere per lui quando ha rescisso il contratto, quasi un anno fa. Eppure era stato un tripudio di ciuffi e sciarpe il momento del suo reinsediamento sullo scranno del comando nerazzurro. E invece. Figuriamoci personaggi come Mazzarri, Gasperini, finanche de Boer o Pioli. Il più apprezzato dei tecnici è probabilmente stato Stramaccioni, la cui onda lunga degli ultimi (pessimi) risultati dell’annata 2012/2013 ha però cancellato a mo’ di colpo di spugna quanto di buono fatto – e guadagnato – nei primissimi mesi di esperienza al Biscione. Ma comunque nessun allenatore può in alcun modo competere in gelo assoluto coi calciatori che hanno composto la rosa dell’Inter, di recente.

No, seriamente: negli ultimi anni è stato sostanzialmente impossibile affezionarsi a un qualsivoglia giocatore dell’Inter. Chiunque faccia bene per un paio di mesi poi viene regolarmente inghiottito da abissi infiniti di mediocrità che possono durare stagioni intere, chi invece riesce a mantenere un rendimento costante in positivo è puntualmente in grado di sconfessare quanto fa in campo regalando ai media la frase sbagliata nel momento sbagliato. Chi riesce a non farsi detestare per l’atteggiamento in campo trova sempre il modo per minacciare di andar via e chi invece è professionalmente impeccabile poi in partita fa di quei disastri da antologia che lo costringono a finire relegato in panchina ad libitum; chi riesce a elevarsi dal pantano della mediocrità e magari ottenere un minuscolo cono di luce personale poi lo sfrutta per ammettere questa o quella debolezza di spogliatoio. Di solito con inqualificabile leggerezza, di solito in pubblico.

Scorrere la rosa per trovare un beniamino, ora come ora, regala tanta allegria quanto una via crucis fatta bene. C’è qualche piccola eccezione come Icardi – che comunque conserva una torma di detrattori molto nutrita (e ricordo che è un’eccezione, nel senso che è più amato che odiato) – o come Perišić, che pure non piace certo a tutti – e la diatriba resto/vado di cui è attualmente protagonista non lo aiuta. L’uomo con più consensi in assoluto era Roberto Gagliardini ma la questione Juventus Stadium ha fornito (in maniera delirante ma purtroppo è la realtà) persino a lui una schiera personale di anti-qualcosa. Un tempo Palacio pacificava le folle, più o meno. Poi anche lui è invecchiato, è finito sempre più spesso in panchina e ha perso lo smalto che lo aveva contraddistinto ai suoi primi tempi di Inter, riuscendo a trasformare una buona parte dei consensi in dinieghi. Tristemente.

Il giocatore più amato della scorsa stagione lo è diventato per scherzo! Ci rendiamo conto?

La verità è che non servono solo giocatori funzionali al progetto di Spalletti, calciatori bravi o campioni che sappiano fare la differenza in campo. Ma servono anche beniamini. Giocatore che sappiano trascinare le folle, farsi amare e farsi seguire. Meglio se poi sono anche molto molto bravi a prendere a calci un pallone, ovviamente. Uno dei problemi attuali dell’Inter è l’esacerbazione (esisterà davvero questa parola?) profonda che – più che per l’idea astratta di squadra – i tifosi provano nel guardare coloro che, in teoria, dovrebbero rappresentarli sul rettangolo verde. E questo male si cura solo con l’acquisto di nuovi idoli.

A buon intenditor…

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