FOCUS – Manuale di sopravvivenza al giro di boa

FOCUS – Manuale di sopravvivenza al giro di boa

…Ed eccoci giunti al tanto famoso quanto temuto “giro di boa“, punto immaginario oltre il quale tutto pare lecito. Rendimento della squadra? “Ne parliamo dopo il giro di boa”. Quanti gol farà Icardi in stagione? “Inutile fare pronostici adesso, al giro di boa valuteremo“. L’Inter vincerà lo scudetto?Vediamo in che posizione saremo al giro di boa“. Insomma, con il passare del tempo, tra tifosi e non, la famosa ultima gara del girone d’andata è diventata un misto tra l’Oracolo di Delfi e la Bocca della Verità. Pretendere delle risposte a questo punto della stagione pare più che lecito, ma ancor più dovuta pare la necessità di formulare domande sensate. Lo stesso Roberto Mancini, nella conferenza odierna (rileggila QUI) ha spiegato come concludere al meglio il girone d’andata sia più importante “per rimanere in testa alla classifica che per ottenere il titolo di campione d’inverno“, facendo intendere l’importanza di una continuità in grado di andare oltre la fatidica conclusione del primo ciclo di gare della nostra lega. Comunque vada domani, già da lunedì bisognerà tornare a correre, senza fregiarsi dell’ipotetico “mezzo scudetto” o senza colpevolizzarsi dell’eventuale sorpasso: superato l’ostacolo Sassuolo sarà infatti ora di ripartire da dove si è incominciato, ovvero da quell’Atalanta battuta negli ultimi minuti dello scorso agosto grazie ad una gemma di Jovetic. Poi sarà tempo di ospitare il Carpi e subito dopo scoccherà nuovamente l’ora del derby: siate sinceri, pensavate fosse trascorso già quasi un intero girone dal gol di Guarin in grado di far esplodere San Siro? Ebbene sì, è quasi così. Questo può voler dire tanto come può non voler dir nulla, se si considera che da quel punto in poi, tra i tanti successi ed i tanti ormai arcinoti 1-0 ci sono state anche tre sconfitte, debacle dalle quali imparare e dalle quali ripartire, ma comunque dei punti persi. Errori da non ripetere e moniti in vista di gare totalmente diverse da quelle già affrontate nel corso di questa prima metà di stagione: inutile parlare di giro di boa se al cambio di prospettiva non segue quanto di buono mostrato nella fase precedente, inutile rincorrere un obiettivo senza tener conto degli ostacoli futuri cullandosi di quanto bravi si è stati nello scavalcare quelli passati.
Errato fare riferimento numeri della passata stagione ed alla possibilità di incoronare la vincitrice dopo solo metà torneo: la classifica provvisoria 2014/2015 ci ricorda come i 46 punti della Juventus siano un caso totalmente differente rispetto al campionato in corso, considerando che i bianconeri vantavano già 13 punti di vantaggio dal terzo posto e ben 5 dal secondo, una vera e propria fuga considerando le sole 19 gare giocate. Così come altrettanto errato è proiettare il resto del podio sulla base di quanto fatto con la capolista: lo scorso anno infatti, soltanto la Roma riuscì (a fatica) a confermare il secondo posto acquisito al giro di boa, mentre le due terze forze del tempo, Napoli e Sampdoria, furono incontro dopo incontro relegate rispettivamente al quinto ed al settimo posto.
Diverso è invece il raffronto comparatistico tra due annate della stessa squadra per valutarne la crescita ed eventuali analogie: i numeri ci dicono che l’Inter, a questo punto della stagione, ha ben 13 punti in più rispetto al passato e ha subito 14 gol in meno rispetto all’Inter delle scorse prime diciannove giornate. Mettendo da parte la classifica ed i calcoli, pare evidente la tendenza dei nerazzurri a subire meno reti, dato, questo si rilevante ed incoraggiante, da tenere in considerazione all’interno di un processo di crescita che prescinde dalle fantaclassifiche di gennaio, tanto effimere quanto annebbianti.
L’Inter DEVE ancora crescere, trascinata da un entusiasmo ritrovato e da una classifica che, letta alla luce di quanto auspicato ad inizio stagione (la qualificazione in Champions League rimane l’obiettivo dichiarato), sorride a trentadue denti. A costo di risultare noiosi, ribadiamo il concetto imperativo del “vietato cullarsi”: la grande forza di chi vince è la costanza e non la resa a metà dell’opera. Rimbocchiamoci le maniche: il giro di boa non esiste, o forse è solo un modo per rivedere dal basso verso l’alto quanto ancora ci sia da fare per essere vincenti.

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