FOCUS – Il mostro in prima pagina

FOCUS – Il mostro in prima pagina

Focus – Il mostro in prima pagina: la lunga settimana di Handanovic. Tutto sull’ultima settimana del portiere sloveno, dal Cagliari al Southampton.

Ed alla fine, il mostro, anche questa volta, è finito in prima pagina. La settimana di Samir Handanovic si è lentamente trasformata in un viaggio all’inferno andata e ritorno, senza biglietti in prima classe e senza neppure un misero pacco di noccioline ad alleviare il peso del tragitto. Una traversata lunga ben quattro giorni, da Milano a Milano con scalo su Cagliari e Southampton, piena di turbolenze ed inconvenienti di ogni sorta. Tutto cominciò nel surreale San Siro di sei giorni fa: un ordigno emiliano era appena scoppiato con anni di ritardo ed il sordo boato aveva fatto vibrare i seggiolini de La Scala del Calcio. Tra biografie galeotte, fasce indigeste e fischi che nemmeno in una stazione di treni a vapore, arriva una sconfitta abbastanza fastidiosa e con un discreto peso in ottica classifica. Fastidiosa ma non casuale: fastidiosa per  modalità, contesto, tempistiche e per essere ulteriore benzina su un incendio divampante praticamente dalla sera prima; casuale no, per nulla, frutto piuttosto di novanta minuti nei quali gli ospiti (senza nemmeno faticare troppo, ad onor di cronaca) hanno creato occasioni in abbondanza trovandosi di fronte un grande Handanovic (si può ancora dire?), protagonista di almeno tre interventi di spessore nell’immediato post vantaggio interista firmato Joao Mario. Poi, il tracollo vero, con due gol evitabili ed imputabili a TUTTO il reparto in egual misura: Melchiorri prima è coltello nel burro, poi, complice una fortunata deviazione di Murillo, batte Handanovic con quello che doveva essere un cross. 1-2 Cagliari, meritato, perentorio e nemmeno impronosticabile: gli isolani tornano a casa con tre punti mentre l’Inter, ancora con le mani sulle orecchie per la bomba, si lecca le ferite. Come in tutte le sconfitte che si rispettino, va sbattuto un mostro in prima pagina che paghi per tutti, una sorta di testimonial della sconfitta, da associare alla sciagurata partita ogni volta che quest’ultima viene nominata: è il turno di Samir Handanovic, per l’ennesima volta dietro la lavagna a pagare per tutti. I meno morigerati, addirittura, imputano al giocatore responsabilità tali da andare oltre il singolo episodio incriminato, attribuendogli colpe capaci di influire sul rendimento di tutto il reparto (?). Ma procediamo con ordine: il secondo gol di Melchiorri, ammesso che possa essere considerato gol di Melchiorri (non ce ne voglia il bomber marchigiano), nasce da un’uscita errata dello sloveno (QUI il link per rivedere l’intera azione che useremo come riferimento per analizzare il gol subito) che, esattamente a 0:05 buca il tempo dell’uscita su un calcio d’angolo alla sua destra, favorendo il passaggio della sfera che, dopo una serie di rimbalzi, taglia tutta l’area di rigore nerazzurra fino a terminare sull’out opposto del terreno di gioco (0:10), 5 secondi dopo. A quel punto, il misfatto: ancora parzialmente fuori posizione, come tutto il resto della difesa, orientato in blocchi sul palo alla destra del portiere, zona nella quale si sviluppa l’azione, Handanovic non riesce ad intercettare il cross di Melchiorri, deviato da Murillo e poi finito in rete al secondo 0:11 nel centro sinistra della porta, porzione opposta a quella di partenza.
Come chiaramente deducibile dal frammento a 0:34, il numero 1 interista si trova in posizione frontale rispetto alla sfera ma laterale rispetto alla riga di porta, aspettando quello che poteva soltanto divenire un cross, come da ovvia e condivisibile lettura. Aspettare la sfera nella porzione di porta dove poi realmente rotola la sfera, oltre che uno sforzo sovraumano considerando la zona di sviluppo dell’azione, avrebbe dato vita ad un errore macroscopico in caso di traiettoria non deviata del cross di Melchiorri, che a quel punto avrebbe tagliato l’area piccola alla ricerca di Borriello, ormai in vantaggio sulla linea nerazzurra che lentamente tornava a distribuirsi su tutta l’area (frammento 0:33). Handanovic, a quel punto, preso atto della deviazione incriminata, si trova a dover spingere oltre la linea una sfera (sempre frammento 0.34) che ha già abbondantemente preso la velocità necessaria per diventare una traiettoria non più dall’esterno al centro dell’area, ma dall’esterno al centro sinistra della porta, a quel punto in posizione laterale rispetto alla posizione di Handanovic. Ormai il delitto è consumato, in quanto lo sloveno non può più spingere la sfera in quanto lo slancio del proprio corpo, repentino ed obbligato dalla posizione non adatta a quel tipo di parata, travolge ( 0:39) comunque la sfera incontrandone la traiettoria, depositandola di fatto in rete quasi di sponda. Situazione complessa, sfortunata e di non chiara lettura, dove le responsabilità del portiere possono trovare fondamenta solo nella parte relativa all’uscita errata nella parte precedente dell’azione.
Ma capiamoci: può un’uscita sbagliata nella fase d’azione precedente pesare su un gol casuale e nascente nella sezione opposta del campo? Potenzialmente si, perché le due fasi sono connesse e consecutive tra loro, realisticamente è più complesso parlarne, soprattutto alla luce di una gara contraddistinta da errori individuali di tutto il reparto (che in occasione del gol incriminato è tutt’altro che ben distribuito), meno pesanti solo per il peso di un ruolo che non ti permette di sbagliare neppure per mezza frazione di secondo, cosa che di fatto è successa domenica.
Handanovic, fino a quel momento il migliore in campo tra i nerazzurri (e nemmeno questa è stata un’impresa), finisce per pagare per tutti finendo sul banco degli imputati per giorni, sino alla gara da dentro o fuori contro il Southampton, dove per forza di cose diverrà uno degli osservati speciali dell’incontro . Altra gara sofferta, altri spazi per gli ospiti, altre occasioni per subire e, perché no, mettere per l’ennesima volta in croce Handanovic. Neanche a farlo a posta, e per giunta all’ultimo giro d’orologio, ecco un altro cenno di indecisione: il corner per i Saints (QUI il video di riferimento) proveniente dalla sinistra del portiere precipita repentinamente verso il centro dell’area ed Handanovic, dopo un primo passo verso la mischia (0:01), torna indietro riprendendo la posizione frontale per attendere, a quel punto, l’eventuale conclusione verso la porta (0:02). L’occasione del duello si presenta qualche istante dopo, quando Austin, il numero 10 dei Saints, ha la possibilità di sfidare Handanovic. La conclusione dell’ex QPR, successiva ad un rapido controllo in mischia(0:03), obbliga lo sloveno a chiudere più specchio possibile al centravanti inglese, che a quel punto è costretto a calciare violentemente con il corpo del portiere interista totalmente a ridosso della sfera. Il resto è storia nota: Samir c’ha messo la faccia, in tutti i sensi e per l’ennesima volta, salvando il risultato, probabilmente rimediando ad una piccola incertezza precedente, ma tant’è. Il ruolo del portiere, nel bene o nel male, è sempre stato questo: a volte si sbaglia e si compromette il lavoro di un’intera squadra, a volte si salva il risultato, altre si cade e non ci si rialza più. Per il bene di una squadra è sempre utilevtenere a mente che quel ruolo è una spada di Damocle sotto la quale muoversi è più complesso che per ogni altro tipo di giocatore: sbattere il mostro in prima pagina, ogni maledetta volta, vuol dire agitare la spada senza tener conto delle conseguenze.
Buona fortuna, Handa!

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