FOCUS – Di Mancini e di come fermare i giallorossi, per poi batterli

FOCUS – Di Mancini e di come fermare i giallorossi, per poi batterli

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Handanović, D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Nagatomo. Guarín, Medel, Brozović. Ljajić, Jovetić, Perišić.
Alla lettura di questa formazione, e nei circa sessanta minuti che intercorrono tra l’annuncio degli schieramenti e l’effettivo inizio della partita, la maggior parte dei tifosi interisti si rendeva protagonista di un’insurrezione online, con insulti di ogni tipo a Roberto Mancini, ipotesi di catastrofi imminenti in quel di San Siro e rigetti di frustrazione, figli delle aspettative createsi negli ultimi anni sulla Beneamata, poche e negative. Ma – di questo ci si dovrebbe essere già accorti nelle uscite precedenti a Inter-Roma – un grande cambiamento è avvenuto in casa nerazzurra, e tale novità è proprio il bersaglio delle critiche. Il tecnico nerazzurro si sta dimostrando un’arma in più rispetto ai suoi predecessori. Oltre ad essere riuscito a ottenere il beneplacito di tanti giocatori – insieme a quello della società, che lo ha accontentato -, Roberto Mancini sta ripagando con i risultati gli investimenti dell’Inter. Tanti, già da prima dell’inizio del campionato, si tutelavano con un’obiezione: è facile vincere con una squadra di campioni, il grande allenatore fa rendere al meglio quelli che ha, dicevano.

In occasione di Inter-Roma, il tecnico jesino ha messo in pratica proprio tale concetto, stupendo tutti con una formazione molto rimaneggiata e mantenendo la porta inviolata anche contro il miglior attacco del campionato, l’apparentemente inarrestabile, visto il periodo di grazia, Roma di Rudi Garcia. Ma Roberto Mancini ha dimostrato di non essere considerato un allenatore top senza motivo. Se hai a disposizione Alex Telles, il tuo pupillo, e Juan Jesus in ottima forma, ma decidi di mettere Nagatomo titolare, e – come se non bastasse – regali la prima presenza stagionale a un giocatore che sembrava ai margini del progetto, come Danilo D’Ambrosio, allora innanzitutto sei un allenatore coraggioso. Il discorso assume ancor più valore se ti permetti di escludere dal primo all’ultimo minuto Mauro Icardi, il capitano capocannoniere dello scorso campionato. Se poi vinci, e non subisci gol, hai anche avuto ragione. La mossa strategica del tecnico interista ha dato i suoi frutti, perché sensata e azzeccata. Assegnando a un velocista come Nagatomo il compito di stoppare Salah, l’uomo più pericoloso della Roma, e a D’Ambrosio quello di arginare Gervinho, Mancini ha tappato due delle maggiori fonti di pericolo della Roma. Aggiungendo al tutto la grande solidità della coppia Miranda-Murillo e un centrocampo a tre abbastanza muscoloso da lottare contro quello romanista, senza rinunciare alla tecnica di Brozović e all’offensività di quest’ultimo e di Guarín, ha proposto una formazione il più possibile speculare a quella romanista. La differenza l’hanno fatta i singoli e i compiti a loro assegnati.

In particolare, Adem Ljajić e Ivan Perišić sono stati tasselli determinanti nello schieramento proposto dal tecnico nerazzurro, alla pari dei due esterni difensivi, di cui sopra. A livello difensivo, il principale meccanismo del tecnico è stato quello di far ripiegare costantemente le ali in copertura, tenendo conto della pericolosità offensiva romanista, causata anche dai due terzini. Con un lavoro simile a quello che Eto’o svolgeva nel 4-2-3-1 di Mourinho, anche Perišić e Ljajić si sono resti protagonisti di importanti ripiegamenti, togliendo respiro e spazio di giocata ai romanisti.

L’esterno alto del 4-3-3 rientra fino alla bandierina della propria metà campo, strappa palla al terzino e, con la sua pazzesca prestanza fisica, lo aggira, guadagnando un calcio di punizione. Ivan Perišić. 

Anche nella fase offensiva, caratterizzata per la maggior parte da ripartenze veloci, con scambi nello stretto lungo le fasce, le due ali hanno avuto un ruolo particolare, che è riuscito parzialmente a sortire l’effetto desiderato dal tecnico. Come accaduto anche nella prima apparizione contemporanea di Ljajić Perišić, contro il Verona, i due si sono trovati spesso ad attaccare la stessa zona laterale di campo, creando così superiorità o parità numerica parziale e lasciando spazio agli inserimenti dei centrocampisti. Non a caso, Brozović e Guarín hanno nelle loro corde la capacità di intuire quando è il caso di tagliare verso l’area, approfittando di palloni messi in mezzo o ricevendone altri, in zona più defilata, da spingere verso l’area a loro volta. Nelle due azioni di cui mostriamo il video, sono visibili i frutti delle mosse di Mancini in questo senso.

Perišić è a destra in questo momento del primo tempo: Ljajić si sposta sulla medesima fascia e da una combinazione con Jovetić (si trovano molto bene) nasce un grande pericolo. Gli inserimenti di Brozović e soprattuto di Guarín sono viziati dal grande spazio lasciato a sinistra dalla dipartita di Ljajić e dal movimento di Jovetić, che arretra e illumina il serbo.

Altra occasione simile, in questo caso con interazione dei due esterni stessi: il fatto che entrambi, in fase offensiva, giochino sulla stessa fascia, offre più soluzioni di passaggio. Contando la sovrapposizione di Nagatomo, ci sono quattro nerazzurri in una piccola porzione di campo, così Jovetić
e Ljajić hanno l’imbarazzo della scelta, anche se l’intesa tra quest’ultimo e Perišić è ancora da affinare, come visibile.

Maggiore copertura sulle fasce e tentativi di impredibilità in attacco, dunque, per far partire l’attacco direttamente dal blocco della fonte di pericolo avversaria. Analizzando i dati, e confrontandoli con la partita Roma-Bayer Leverkusen, i giallorossi hanno incredibilmente ottenuto risultati statisticamente migliori contro l’Inter, non riuscendo a trovare la via del gol. I nove tiri in porta (di cui 3, va detto, sull’azione delle quattro parate di Handanović) non hanno sortito l’effetto sperato e si trattava spesso di conclusioni defilate o tentativi dalla distanza, di cui due di Pjanić. I tedeschi del Leverkusen hanno subito di meno, se si guardano i soli numeri, ma hanno sbagliato l’approccio alla gara, regalando praterie alla Roma, ossia il pane di Gervinho e di Salah. Roberto Mancini, invece, ha dimostrato le sue capacità di analizzare l’avversario e di prendere le dovute contromisure. A questo punto, non è più eresia dire che forse, Inter-Fiorentina sarebbe potuta andare diversamente, senza gli svarioni di Handanović. Ma nel calcio, si sa, contano gli episodi e i gol. Come quel tiro di Medel

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