FOCUS – João Miranda, trasmettere sicurezza chiudendo le porte. E in coppia con Murillo…

FOCUS – João Miranda, trasmettere sicurezza chiudendo le porte. E in coppia con Murillo…

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Della rivoluzione estiva attuata dagli uomini di mercato nerazzurri, la sostituzione in blocco dei centrali difensivi titolari è stata la mossa maggiormente fruttifera. Vero punto di forza della squadra nelle prime cinque vittorie stagionali è stata appunto la capacità di mantenere la porta inviolata in quattro occasioni, eccezion fatta per la trasferta in casa del Carpi. La bravura di chi ha costruito questa Inter sta nell’aver affiancato un giocatore esperto e sicuro come João Miranda a un talento in fieri del calubro Jeison Murillo. Così facendo, il brasiliano avrebbe potuto istruire al meglio il colombiano, che lo avrebbe simultaneamente aiutato con la sua freschezza, in quanto classe ’93, la sua intelligenza e la sua fisicità. Partiamo dalla sinergia tra le due nuove componenti della corazzata nerazzurra, per poi soffermarci sul singolo apporto di João all’undici di Mancini.

L’ACCOPPIATA CON MURILLO – Osservando le statistiche sulle medie dei loro duelli vinti, si nota una tendenza alla complementarità tra i due difensori centrali. João Miranda è l’esperto del gioco aereo e vanta uno spaventoso 86% di “uno contro uno aerei” a suo favore, come a voler preannunciare che di testa la prende lui. Il colombiano viaggia a poco più del 60%, non dimostrando lacune, ma non certo facendo del colpo di testa la sua arma difensiva migliore. Questa è invece, per Jeison, il duello con l’avversario su terraferma: ottimi il 55% di scivolate utili, ossia portate a termine con successo, e il 67% di uno contro uno conclusi a proprio favore, ma impressionante è il dato sui falli. Pur essendo un difensore, il colombiano subisce mediamente tre falli per ognuno commesso, dato giustificato dalle sue fantastiche capacità di protezione del pallone e di incursione verso la metà campo avversaria, che lo portano spesso a subire fallo durante un disimpegno difensivo.

Miranda prova a fermare Pogba, ma va a vuoto nel tentativo di farlo.
Sopraggiunge allora Murillo, che detta legge in fatto di “uno contro uno”.

In questo modo, Murillo si rende molto prezioso per la squadra, trasformando situazioni di pericolo in una potenziali ripartenze in possesso palla. Miranda, suo compagno di reparto, è appunto esperto e sicuro in questo frangente, conferendo tranquillità alla squadra e dando ordine alla manovra fin dall’inizio, non disdegnando inoltre il lancio lungo preciso. Nelle tre presenze simultanee dei due centrali alla prima esperienza in nerazzurro, la rete subita è stata una sola (nell’1-2 in casa del Carpi), mentre sono arrivate cinque marcature dagli avversari senza che la coppia fosse unita in campo. Il dato – va ammesso, a onor del vero – è falsato dai quattro gol subiti in Inter-Fiorentina, ma fa comunque specie il fatto che tale imbarcata sia stata subita con Murillo assente, e che – per esempio – sia arrivato il pareggio contro la Sampdoria senza Miranda. Quando entrambi sono stati in campo insieme, si è vinto nelle prime due partite e si è pareggiato contro la Juventus, risultato più che accettabile per una sfida ai campioni in carica della Serie A: per quanto la classifica possa farli sembrare un’altra squadra, i bianconeri stanno dimostrando di avere ancora un organico superiore e un’organizzazione da grande squadra, il che valorizza maggiormente la capacità di aver mantenuto la rete inviolata nello scontro diretto.

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In alto, le statistiche di Miranda, in basso quelle di Murillo, da Squawka.com.
In ordine: scivolate (positive/negative), falli (fatti/subiti), uno contro uno (vinti/persi) e duelli aerei (vinti/persi).

ELEGANZA E PRECISIONE – Passando alla disamina delle qualità del solo Miranda e di quanto il suo inserimento in rosa ha contribuito ad alzarne il livello, è evidente la sua importanza in campo ogni volta che la manovra passa per i suoi piedi. Semplicemente osservando la gestione che fa del pallone, già sul teleschermo ma ancor di più dalle gradinate dello stadio, traspare tanta sicurezza dalle giocate del centrale brasiliano. Quando è in controllo della sfera, Miranda lascia passare sempre il giusto lasso di tempo prima di scaricarla o di lanciare, valutando in quegli istanti se sia opportuno provare a consegnarla a un giocatore più avanzato o se, più saggiamente, sia meglio servire il compagno di reparto per delegare a lui il compito di verticalizzare o di attuare il giro palla. La sua ottima tecnica di base contribuisce a conferire eleganza ai suoi tocchi, addendo che aumenta la dose di fiducia che chi osserva ripone nel brasiliano, quando è in possesso del pallone.
Soffermandoci sulla componente fondamentale del difensore centrale, ossia sventare occasioni da gol avversarie e non commettere errori difensivi, João Miranda vanta un importantissimo zero alla voce errori difensivi (come si può constatare su Squawka.com), il che significa che mai una sua svista è stata tanto colossale da portare l’Inter a subire gol. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che, durante Inter-Fiorentina, lo stesso brasiliano è stato espulso per fallo da ultimo uomo su Kalinić, ma occorre analizzare la situazione. Innanzitutto, il grande spazio concesso ai Viola, grazie al quale l’attaccante si involava verso la porta, era dettato dal doppio svantaggio per errori individuali, nella pessima serata di Sami Handanović. In secondo luogo, l’estremo difensore nerazzurro è riuscito ad aggiungere un’altra grave disattenzione alla sua prestazione, accennando un’uscita e rientrando poi tra i pali, mossa che un portiere non deve tendenzialmente mai compiere. Miranda si è così trovato spiazzato e costretto a rincorrere Kalinić, il quale, furbo mestierante, ha fatto di tutto per farsi sfiorare dal difensore brasiliano, procurando l’espulsione che ha definitivamente tagliato le gambe alla Beneamata.

In conclusione, sarà importante che João Miranda continui sulla stessa lunghezza d’onda delle prime partite, sperando che lui e Murillo si trovino più spesso in campo contemporaneamente, per garantire solidità e affinare ulteriormente la loro intesa. Una squadra vincente parte da una difesa solida, e la sicurezza trasmessa da un leader silenzioso è sempre un’arma a favore di chi ne possiede uno.

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