L’Intertinente – L’inchino del Ninja, il pancione di Candreva e la finta di Perisic: sprazzi di un’Inter forte ancora da affinare

L’Intertinente – L’inchino del Ninja, il pancione di Candreva e la finta di Perisic: sprazzi di un’Inter forte ancora da affinare

Una rubrica per rafforzare un concetto: l’impertinenza di essere nerazzurri

di Alex Angelo D’Addio

Sebbene sia stata la prima gara nella quale abbia realmente convinto e il Bologna rappresentasse l’avversario più abbordabile dei tre sinora affrontati, l’Inter è finalmente tornata a mostrare uno spiraglio di incisività e di determinazione; per giunta, non può passare in sordina l’apporto di chi è stato impedito da un’assenza forzata nell’ultimo mese, a causa di un intralcio atletico: Nainggolan si è rivelato – solo secondo qualche maldicente detrattore, mentre per molti si è soltanto confermato – essere il paradigma necessario perché la filosofia di Spalletti trovi il suo totale compimento.

Infatti, non è un caso che il portentoso centrocampista belga esordisca con la casacca nerazzurra e festeggi il suo battesimo interista con una marcatura che è risultata essere una cesoia per potare la statica inerzia di una gara che stava nuovamente risultando infelice per l’Inter, sbloccando persino l’atteggiamento esageratemente remissivo di alcuni – per restar magnanimamente stretti – dei suoi compagni.

L’aggancio al limite e la conseguente saetta all’angolo basso alla destra di Skorupski sono stati il viatico per la tanto ambita e faticata prima vittoria stagionale; l’inchino rivolto al settore ospiti per celebrare la maestria della giocata è il prologo migliore per accasarsi da subito nel cuore di coloro che amano incondizionatamente, ed è la perfetta sintesi del ruolo del calciatore: essere al servizio delle emozioni di un popolo.

In estrema sintesi, dedicare ad uno spicchio di stadio strabordante di sciarpe, stendardi, e vessilli colorati di nero e di azzurro, un ossequio tanto spontaneo, è un ingresso ad honorem nell’enorme famiglia della Beneamata. Dunque, poco altro da aggiungere, se non che il fortissimo Ninja, dopo 45 minuti di assestamento, sia stato nettamente il più propositivo e combattivo fra i suoi, e il costante lavoro di contenimento e di supporto e la marcatura prevedono prospettive da sicuro condottiero carismatico, che saprà orchestrare un potenziale salto di qualità.

Nel breve, ci si augura che le due settimane di sosta non rimescolino di nuovo i positivissimi sprazzi di bagliore che la partita del Dall’Ara ha rifulso: Candreva col pancione, Perisic alla Cristo Redentore di Rio de Janeiro, Skriniar e De Vrij che si abbracciano fraternamente. E magari un’altra genuflessione di Radja.

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