L’Intertinente – Sei tutto quello che aspettavamo: benvenuto, Ninja!

L’Intertinente – Sei tutto quello che aspettavamo: benvenuto, Ninja!

Una rubrica per rafforzare un concetto: l’impertinenza di essere nerazzurri

di Alex Angelo D’Addio

Si è dovuto attendere alcuni anni – quattro e mezzo, per l’esattezza -, ma alla fine si può sottoscrivere che ne sia valsa la pena: Radja Nainggolan – generalmente uno dei 10 centrocampisti più forti del Mondo, e specificamente uno dei 5 capaci di incrementare il tasso tecnico e mutare il quadro tattico della propria squadra – si tinteggerà di nerazzurro, sarà di nuovo esecutore sul rettangolo verde delle istruzioni – modulari e disciplinari – di Luciano Spalletti, ed accenderà l’estate del popolo interista, generalmente propenso ad avventati pronostici ed ambiziose aspettative che particolareggiano la calda stagione ed introducono all’annata calcistica futura.

Stavolta, però, le aspirazioni potrebbero essere pienamente fattibili, in quanto la formidabile classe del belga – condensato cristallino di talento e sostanza, sinuosità e muscoli, lucidità ed impulso – legittima a puntare in alto, e lascia abbozzare almeno due scatti di classifica; perché sarà senz’altro vero che un singolo non possa mai essere in grado di capovolgere radicalmente le sorti di un collettivo, ma l’assoluto valore di Nainggolan consente di orientare verso importanti vertici le attese di società e tifosi.

Una comunità, quella dell’Internazionale, abituata a riconoscere e premiare sacrifico, dedizione, e rispetto, verso un gloriosissimo ed affascinante racconto lungo 110 anni, e a simpatizzare e fidelizzare con chi dimostri di reggere il peso storico dell’essere narratore – itinerante, o immortale – di questa fantastica novella. Ancora prima di iniziare, Nainggolan pare già perfettamente calato in un ruolo da trascinatore e da corazziere in difesa della iconografia interista; infatti, un paio di spunti sul carisma e sulla personalità dell’ex-romanista conferma la potenziale adattabilità esplosiva del quasi 30enne alla Beneamata.

Innanzitutto, la patente di anti-juventinità – ottenuta e sempre rinnovata durante la militanza giallorossa nella Capitale – sarà da subito il passe-partout per bussare alle grazie della gente di San Siro e per diventarne domatore indiscusso; non è certo un mistero che la rivalità della Milano nerazzurra con la Juventus suggerisca di adocchiare personalità che le abbiano sempre dichiarato battaglia, pure nella maniera più acerrima e meno ortodossa possibile. Nella fattispecie, appunto, Nainggolan mai s’è dimostrato cavalleresco nei riguardi della Vecchia Signora, ed è questo che colpisce: la sua proverbiale sfacciataggine di essere stato uno dei pochi a contestare, rigettare, ed infine detestare il fascino dei bianconeri.

Poi, Radja è discepolo ed annunciatore di un Calcio romantico che entusiasma, inebria e riscalda la nostalgia: la possibilità che scelga ed indossi il 2+2 per sopperire all’assenza del suo 4 – non assegnabile dalle gerarchie di corso Vittorio Emanuele e stipato gelosamente nella teca delle memorie di Javier Zanetti -, non soltanto richiama alla mente l’1+8 di Zamorano – quale attestato di generosità riservata a Roberto Baggio e Ronaldo -, ma ricorda che la primordiale natura del Pallone sia la cura delle emozioni.

In ultima istanza, ma non poco rilevante, l’alfiere fiammingo è un campione totale: diga, incursore, interditore, mediano di rottura, regista d’impostazione, trequartista di rifinitura e potenza, con quella dose di follia che il Meazza adora. In pratica, si è dinnanzi all’innesto migliore e più affermato che l’Inter abbia sondato, vagliato, e acquisito negli anni recenti, che non gode di una bacheca personale folta per il semplice fatto che al blasone e ai quattrini facili abbia sempre anteposto appartenenza e spirito combattivo al servizio della causa – le lacrime di Roma ne sono dimostrazione.

Benché il Ninja sia il protagonista indiscusso, la chiosa è doverosamente rivolta all’egregio lavoro sin qui svolto in sede di mercato dalla società, che va parzialmente a colmare l’assenteismo mediatico sulle vicende Icardi e Joao Mario: stretto fra la morsa della UEFA e della parsimonia di Sunning, Piero Ausilio è stato capace di portare a termine importantissime trattative gravando con esborsi minimi sul bilancio, rispetto alla grande caratura dei professionisti messi sotto contratto. Al netto degli svincolati De Vrij ed Asamoah, alzi la mano chi, soltanto un anno fa, avrebbe puntato sull’acquisto di un Nainggolan allora fresco di rinnovo ed ancorato quasi irremovibilmente a Roma, appena 12 mesi più tardi, sopratutto nell’ambito di una negoziazione per l’Inter vantaggiosissima in termini di plusvalenze e di impiego di liquidità. Ora, in attesa di un terzino destro che sappia meritare l’eredità di Cancelo e d’un esterno d’attacco, coccoliamoci il Ninja, ultimo mohicano di un Calcio dolcemente malinconico.

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