Le PAGELLE del calciomercato di gennaio 2018

Le PAGELLE del calciomercato di gennaio 2018

Ancora una volta, tocca riprendere in mano la penna e un casellario bello fitto per farei i conti e valutare (non troppo serenamente ma sempre obiettivamente) l’operato della dirigenza dell’Inter nell’ambito del calciomercato di gennaio, quello che una volta veniva definito “di riparazione”. Ecco, diciamo che il Biscione ha dovuto più rattoppare un po’ come capita, più che riparare effettivamente qualcosa…

di Giorgio Crico, @gio_prankster

Il primo giorno di febbraio, dopo essere passati attraverso il frullatore emozionale della finestra invernale di calciomercato, è il momento giusto per dare i numeri. La base del giudizio sono ovviamente i fatti a cui si è assistito nei trenta giorni precedenti tra speranze, cessioni, acquisti e un’infinita sequela di rumour che vanno dal grottesco al fantasioso, passando per il ridicolo e per lo squallido (sì, la gamma di sensazioni che si possono provare lungo il corso del mercato è pressoché infinita). Operazione per operazione, dunque, abbiamo provato a valutare la condotta francamente non brillante dell’Inter che, nel complesso, potremmo battezzare con un sonoro 4 che altro non è se non la media esatta (e ponderata) di tutte le singole valutazioni. Va bene, la media precisa sarebbe 4,14 ma, vista la situazione attuale, un quattro bello pieno è probabilmente più evocativo.

L’acquisto di Lisandro López: 6,5

Lisandro Lopez

Un difensore centrale di ruolo, oggettivamente, mancava. E mancava dalla scorsa estate perché il buon Vanheusden, per quanto possa essere affidabile e promettente, anche da sano non dava chissà che garanzie, specie considerando che ad affiancarlo tra i rincalzi c’era (e c’è ancora) Andrea Ranocchia, giocatore che rappresentava un’incognita dal punto di vista psicologico. A ulteriore riprova che il talentino belga non fosse magari ancora al livello dell’Inter c’è il fatto che adesso sia tornato a giocare in patria, ovviamente in prestito, dove si spera possa fare il titolare. Spalletti, comunque, ha dimostrato di saper rigenerare anche il difensore umbro negli scorsi mesi ma il tecnico di Certaldo s’è abbondantemente meritato un’alternativa valida da scegliere in caso ne abbia bisogno ed è stato accontentato: Lisandro López, oltre a chiamarsi esattamente come un attaccante che una volta era fortissimo, è un buon centrale, dotato di esperienza e carisma sufficienti per essere un grande quarto di ruolo. Un buon colpo che certamente, assieme a Škriniar, conferma il discreto feeling recente dei nerazzurri coi difensori centrali.

L’acquisto di Rafinha: 6

rafinha 2

Povero Rafael Alcântara do Nascimento, chiamato a risollevare più o meno da solo un mercato in cui tutti – in base a che dati non è chiarissimo ma ci arriveremo – si aspettavano un colpo tipo Pastore (per non parlare delle follie relative a suggestioni come quelle legate a Mkhitaryan o, addirittura, Marco Reus… Sì, sono stati fatti anche nomi così). Invece il centrocampista ispano-brasiliano è stato l’unica acquisizione in grado di solleticare un minino la fantasia dei tifosi che, comunque, non è che siano stati unanimemente contenti dell’arrivo dell’ex giocatore del Barcellona. E non gli si può dar torto: il buon Rafinha arriva dopo un paio di stagioni eufemisticamente travagliate a livello fisico e sbarca in un campionato che non conosce nemmeno un po’ in un contesto di squadra chiaramente in involuzione. Con una cifra fissata per il riscatto discretamente alta. Diciamo che siamo molto, molto lontani dal concetto di “colpo perfetto” ma l’acquisto di Rafinha, foss’anche per soli sei mesi, strappa la sufficienza in virtù delle pochissime risorse a disposizione, che vanno ovviamente tenute in conto.

La cessione di Gabriel Barbosa: 3

Gabigol Benfica

Incommentabile. Il voto ovviamente andrebbe condiviso con la scelta estiva di spedirlo a Lisbona, in un club che non è proprio noto per valorizzare asset altrui presi in prestito ma ci accontentiamo. Dopo una stagione e mezza, il fallimento dell’attaccante brasiliano in Europa è ormai completo, al punto che per trovare una sistemazione dove possa giocare è tornato esattamente al punto di partenza, il suo Santos. Ovviamente ancora in prestito, con scadenza dicembre 2018. Il lato positivo è che il Biscione riceverà in cambio un milione e mezzo di euro che, comunque, pare quasi un insulto rispetto ai quasi 30 milioni di euro sborsati diciassette mesi fa. Non diciassette anni, eh, diciassette mesi.

La cessione di João Mário: 5,5

joao mario

Considerando che la cessione del portoghese era virtualmente inevitabile per la situazione ambientale creatasi e perché il giocatore aveva necessità urgente di trovare minutaggio in vista dei Mondiali di Russia, non si può dare un voto troppo negativo alla transazione. Ma, un po’ come per il Barbosa, non si può non pensare al fatto che João Mário sia arrivato a Milano neanche un anno e mezzo fa per una cifra vicinissima ai 40 milioni e sia già ripartito in direzione di Londra per un prestito oneroso semestrale da nemmeno un milione e mezzo di euro, senza garanzia alcuna su un eventuale riscatto (anche se ci sono voci di corridoio che insistono sul fatto che un’intesa di massima ci sia già). Tra l’altro, nel caso non dovesse fare particolarmente bene, il centrocampista tornerebbe a Milano dritto come un fuso, costringendo l’Inter a cercare un ulteriore acquirente al ribasso – a meno che poi JM non splenda ai Mondiali – oppure a reintegrarlo in squadra presumibilmente sfiduciato e svogliato. Fare diversamente era francamente difficile, visto anche che il rendimento del portoghese nell’ultimo anno e mezzo non gli abbia portato vagonate di estimatori, tuttavia non è una cessione particolarmente brillante.

La cessione di Nagatomo: 6

nagatomo

Operazione anch’essa obbligatoria vista la volontà dichiarata del terzino di accumulare minuti per potersi guadagnare i Mondiali col suo Giappone. Nessuno ha mai pensato di fare seriamente soldi con la vendita di Nagatomo e l’operazione resta una cessione senza lode né infamia, di routine e quasi certamente momentanea a meno che il vecchio Yuto non conquisti completamente l’ambiente di Istanbul e la squadra turca decida quindi di investire qualche milioncino sul suo acquisto (scenario che appare onestamente difficile, al momento). Resta un pizzico di emozione – variabile, a seconda del grado di affetto verso il giapponese – nel vedere Nagatomo lasciare l’Inter dopo quella che sembra essere un’eternità.

Il tentativo di vendita di Brozović: 0

Si commenta da sé. Come si fa anche solo a intavolare una discussione per uno dei quattro centrocampisti in rosa (per tre ruoli)? La notizia era talmente grottesca che sembrava fosse uno scherzo. Se poi la faccenda è realmente andata come è stata riportata all’inizio (cioè con uno Spalletti che a momenti rincorre l’aereo del croato, virtualmente già a Siviglia) c’è da mettersi le mani nei capelli. Non resta dunque che credere alla versione di Ausilio, il quale ha raccontato in maniera decisamente più tranquillizzante l’episodio – anche se qualche ombra rimane anche in questo caso.

La gestione della comunicazione: 2

A onor del vero, non è mai banale rimanere freddi di fronte ai microfoni dopo una giornata di lavoro lunga e intensa (ogni riferimento alle reazioni di Ausilio e soprattutto Sabatini all’agguato tesogli dai giornalisti sotto la sede dell’Inter il 29 gennaio è puramente voluto). Ma, ancora una volta, non si capisce perché gli uomini mercato nerazzurri non si siano limitati a ribadire la storia della mancanza di risorse – che non è certamente colpa loro – invece di incaponirsi (Sabatini, in realtà) sull'”improbabilità” di affrontare il resto del campionato con la rosa nella stessa situazione di quel giorno. Indovinate un po? È finita esattamente così e, a livello mediatico, è stato un autogol pazzesco: quando si lavora per l’Inter, dare in pasto ai tifosi dichiarazioni che aprono evidentemente a cambiamenti positivi per poi non mantenerle rischia di avere risvolti catastrofici e infatti, via social, in tanti sono inviperiti con l’ex DS della Roma. Ausilio ha tenuto una linea più blanda e aderente alla realtà ma ha sempre camminato sulle uova perché arrivava da tre mesi in cui ha più volte difeso il suo lavoro estivo, affermando ripetutamente che “Migliorare l’Inter è difficile” o che “La rosa sia giusta“: comprensibile ma i tifosi non gli hanno fatto sconti né mai perdonato queste uscite, tirandole fuori a ogni pie’ sospinto per minarne la credibilità.

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