TE LA RICORDI? – Il Principe cuce l’ultimo tricolore

TE LA RICORDI? – Il Principe cuce l’ultimo tricolore

Il 16 maggio 2010 Diego Milito portava all’Inter quello che, ancora oggi, è l’ultimo scudetto della storia nerazzurra

di Pasquale Formisano, @Formigoal

9 anni fa, il 16 maggio 2010, nella città di Siena un’euforia inedita pervase l’ambiente interista, che per la prima volta nella sua storia si trovava dinanzi a una situazione del tutto nuova: tanta era, infatti, la gioia per il tricolore appena conquistato, diciottesimo scudetto, quinto consecutivo, a suggellare un ciclo indimenticabile iniziato con il lavoro di Roberto Mancini e terminato con il ricamo di Josè Mourinho; tanta era, ancora, l’ansia per una partita che si sarebbe dovuta ancora disputare, a distanza di sei giorni, in un altro stadio, in un’altra stagione, finale di ben altro torneo, ovvero quella finale di Champions League nella quale l’Inter mancava da ben 38 anni, mentre ne erano passati addirittura 45 dall’ultima volta che le casacche nerazzurre avevano alzato il trofeo al cielo.

SENZA PAURA – Prima di conquistare l’Europa, però, bisognava concentrarsi sul predominio in Italia. In uno stadio in cui, d’altronde, l’Inter aveva festeggiato già un altro scudetto, tre anni prima. Ma quella del 2007 era una storia diametralmente opposta, visto che i nerazzurri avevano un enorme vantaggio sulla Roma seconda in classifica e, quindi, aspettavano soltanto l’avvicinarsi inesorabile dello scudetto. Nel 2010, invece, la Roma, allenata non più da Spalletti ma da Claudio Ranieri, era vicina, vicinissima, arrivata addirittura in vetta per due settimane consecutive, finché la testata all’Olimpico di Giampaolo Pazzini non aveva riportato in auge i sogni del popolo interista. Popolo che, stranamente, si avvicinava ai due incontri decisivi senza quell’ansia e quella paura di fallire che aveva mostrato nel recente passato.

ANCORA IL PRINCIPE, SEMPRE IL PRINCIPE – E non ebbe paura, infatti, il popolo nerazzurro. E non ebbe paura nemmeno la squadra, in un match in cui forse un minimo di timore sarebbe stato normale: chiuso e agguerrito il Siena non lasciava spazi, ma quell’anno, in casa Inter, si sentiva odore di favola, e in ogni favola che si rispetti c’è un principe. Diego Alberto Milito, el Principe de Bernal, undici giorni dopo aver segnato, proprio contro la Roma, il gol decisivo per la conquista della Coppa Italia, sfruttò appieno l’azione magistrale del capitano Javier Zanetti e, con una puntata chirurgica, prese ago e cotone e cucì sulle casacche nerazzurre il diciottesimo scudetto, prima di correre sotto lo spicchio di stadio riservato ai suoi sostenitori. Poco importa se il Siena non mollò, poco importa se Rosi, con un tiro cross, fece impallidire tutti, fu gioia e applausi, abbracci e sorrisi. Sapendo di vivere una favola, sapendo che ci sarebbe stato ancora un altro, emozionante, capitolo finale.

 

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