Nove anni, undici allenatori: nel dopo-Mourinho (quasi) nessuno meglio del tanto criticato Spalletti. Tutti i tecnici punto per punto

Nove anni, undici allenatori: nel dopo-Mourinho (quasi) nessuno meglio del tanto criticato Spalletti. Tutti i tecnici punto per punto

Meglio di Spalletti, in quanto a media punti, ha fatto solo Leonardo

di Lorenzo Della Savia, @loredstweet

Qualcosa non torna, se è sufficiente digitare “Spalletti” e – affianco – “critiche”, affinché risulti che attorno al tecnico di Certaldo aleggi una ventata di scetticismo che divide San Siro. Qualcosa non torna, se è sufficiente andarsi a prendere qualsiasi giornale di un mese fa – o giù di lì – per rendersi conto come sembrasse che l’unica soluzione possibile, per l’Inter, sarebbe stata quella di licenziare Spalletti, in un modo o nell’altro: anche a fine anno, ma insomma liberarsene perché il suo tempo, a San Siro, l’aveva fatto. Qualcosa non torna, se andiamo poi a vedere quali siano i risultati di Spalletti in questi (quasi) due anni prendendo atto che – dopo quel José Mourinho cui l’Inter non ha ancora evidentemente mai smesso di pensare – quasi nessun allenatore ha fatto meglio di quello che c’è adesso.

SOLO LEONARDO – In pratica, meglio di Spalletti – da agosto 2010 ad oggi – è stato capace di fare solamente Leonardo, che però ha allenato l’Inter per nemmeno un anno (32 partite). Con lui, i nerazzurri hanno fatto 53 punti in 23 gare di campionato (media di 2,30, esattamente come quella di Mourinho in due anni) e – nondimeno – hanno portato a casa un trofeo, l’ultimo sin qui della storia interista: la Coppa Italia nel 2011, in finale contro il Palermo. Si potrebbe facilmente dire – per usare una frase nuova – che era altra Inter, altri tempi. Ebbene, che quella di Leonardo fosse un’Inter già in parziale decadenza post-Triplete – nonostante questo decadimento fosse ancora silente – non è una novità, ma ancora non era intrisa di quell’eccessiva aria di provincialità che avrebbe caratterizzato, poi, ben tre epoche: la parte finale dell’era morattiana, tutto il periodo di Thohir e il primo anno cinese. Era appunto una squadra che giocava ed esisteva essenzialmente ancora per vincere, e che con Benitez – poi andatosene prematuramente – aveva toccato il tetto del mondo (per quel che può contare il Mondiale per Club). Il burrone non era ancora arrivato.

LA CADUTA NEL PROVINCIALISMO – Poi vabbeh, si sa: poi è arrivato Gasperini, e di qui in poi il giochino l’hanno già fatto tutti, ma il pro-memoria ogni tanto tocca farlo. Il suo arrivo fu un ciclone rapido e – a suo modo – devastante, (nonostante le avvertenze di Giovanni Trapattoni, allora ct dell’Irlanda che fece debuttare lo stesso Gasperini da giocatore con la Juventus, che disse: “Moratti ha fatto un’ottima scelta, anche se dovrà avere pazienza, capire che per aprire un nuovo ciclo di vuole tempo”. Con lui, in realtà, Moratti fece l’errore di sposare qualcuno che – sotto sotto – non lo attizzava nemmeno nel periodo dei flirt: con lui, poi (con Gasperini, s’intende), l’Inter imboccò la strada verso un’impressionante de-mentalizzazione che (sommata a macroscopici errori di gestione di bilancio governato troppo con la pancia e troppo poco con la testa, e agli alibi forniti dai due cambi di proprietà degli ultimi anni) avrebbe toccato livelli apicali nei periodi di Ranieri, Stramaccioni, Mazzarri, e persino Mancini, oltre a tutti quelli che sono venuti dopo. Spalletti, l’Inter, sta provando – riuscendoci – a tirarla fuori dalla palude: riportandola stabilmente in Champions League (primo ad esserci riuscito, dopo l’ultima partecipazione), poi uscendone ma pur sempre nell’ambito di un processo di crescita, e ridando alla società quella dignità clamorosamente perduta negli anni precedenti. A costo di dover pazientare per veder arrivare (perdonateci) i tituli.

CHE FARE? – Bene. Con questo, che vogliamo dire? Che Spalletti deve quindi rimanere all’Inter? Non vogliamo stabilirlo in questa sede – come diffusamente scritto anche da Passioneinter.com – visto anche che non è ancora stato deciso niente. C’è intanto da capire – dopo due anni di risultati stabili e di casini venuti soprattutto da fuori – che cosa voglia l’Inter e che cosa voglia Spalletti, c’è da capire sin dove si voglia alzare l’asticella, sin dove Spalletti sia in grado di poterla alzare, e sin dove sia umanamente possibile alzarla in quest’Inter. In raffinata sintesi, bisogna ancora capire tutto di quello che sarà il futuro a partire dall’anno prossimo, che poi è tra due o tre mesi. Nel frattempo, però, era anche giusto sottolineare tutti i numeri che lo riguardano, sia positivi che negativi.

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