ESCLUSIVA – Gianfelice Facchetti: “Derby, il gol al 92′ lascia più gusto. Suning? Investirà ancora di più. Spalletti ha la ‘cultura dell’interismo’”

ESCLUSIVA – Gianfelice Facchetti: “Derby, il gol al 92′ lascia più gusto. Suning? Investirà ancora di più. Spalletti ha la ‘cultura dell’interismo’”

La redazione di Passioneinter.com ha raggiunto con i propri microfoni Facchetti jr., figlio di Giacinto, storica bandiera nerazzurra

di Simone Frizza, @simon29_

Pochissimo tempo per godersi la vittoria del Derby all’ultimo respiro che subito si scende nuovamente in campo in una sfida tutt’altro che semplice. Al Camp Nou di Barcellona, infatti, l’Inter di Spalletti è attesa dalla squadra di Valverde per la terza giornata della fase a gironi di Champions League. In tutto questo, possibili movimenti a livello societario nel futuro più prossimo: il 26 di ottobre, infatti, Steven Zhang dovrebbe essere nominato nuovo presidente del club. Di questo e molto altro si è parlato con Gianfelice Facchetti, figlio del compianto Giacinto, storico capitano nonché presidente dell’Inter, raggiunto dai microfoni di Passioneinter.com. Ecco le sue parole.

L’Inter ha vinto il Derby solo grazie ad un gol al 92′, ma ha legittimato la vittoria con la buona prestazione offerta in campo. Lei è d’accordo con questa visione?
“Assolutamente sì. Quando poi anche l’avversario ti riconosce il merito, come ha fatto Gattuso, c’è poco da girarci intorno. L’Inter ha giocato un Derby migliore del Milan, ha cercato di più la vittoria e ha avuto più opportunità. Non sarebbe stato scandaloso se fosse finito 0-0, ma l’1-0 arrivato allo scadere è meritato e lascia anche più gusto”.

Dopo il Derby arriva il Barcellona. Lei firmerebbe per un pareggio?
“È chiaro che fare punti là è importante, che sia un pareggio o addirittura una vittoria. Vorrebbe dire tantissimo”.

Quanto può pesare l’assenza di Nainggolan per il match contro il Barcellona e per il gioco dell’Inter?
“Sicuramente Nainggolan è un calciatore sul quale inevitabilmente ci sono molte aspettative che sono anche giustificate. Quello che stava dando all’Inter, ora che stava anche entrando in forma, era qualcosa di cui questa squadra ha bisogno. Detto ciò giochiamo contro una squadra in cui non c’è Messi, quindi non starei lì a guardare chi c’è e chi non c’è. Questa cosa delle assenze nell’arco della stagione tocca a tutti. Magari a noi non è capitata nella serata migliore, ma se fosse successo contro il Tottenham o contro il PSV ci sarebbe stato lo stesso problema. La cosa bella ora è che tutta la rosa è partecipe di quello che sta accadendo alla squadra: nessuno, ad esempio, credo che si aspettasse l’incidenza che ha avuto Borja Valero in questo passaggio di stagione, e invece è uno degli uomini più importanti dell’Inter di oggi”.

Se l’Inter dovesse riuscire a passare il girone di Champions, quale obiettivo potrebbe raggiungere?
“Il primo obiettivo, quello di passare il girone, sarebbe comunque importante viste le premesse. Se poi lo superi e vai avanti te la puoi giocare. Certo è che ci sono sicuramente squadre che hanno più carte in mano da giocarsi e che sono anni che spendono fortune per riuscire a vincere la Champions League. Parlo del PSG, del Real Madrid nonostante la perdita di Ronaldo, del Barcellona, del Manchester City e anche della stessa Juventus. È chiaro che l’Inter non è tra le prime, però quello che dimostrano gli ultimi anni della Champions League è che a volte ci sono anche dei percorsi inaspettati: la Roma, ad esempio, l’anno scorso è arrivata fino in semifinale uscendo con il Liverpool. In questi anni dove le grandi squadre stanno cambiando tanto e molte hanno finito dei cicli senza essere ancora riuscite a rinnovarsi magari può capitare qualcosa”.

Cosa pensa dell’interismo che mostra ogni volta Luciano Spalletti e dell’importanza che ribadisce spesso di giocare per un club con la storia ed il blasone dell’Inter? Le piace il suo modo di comunicare?
“Il mister ha avuto la capacità di sintonizzarsi bene con l’ambiente e con quella che è la “cultura dell’interismo”. L’ha decifrata bene, la sa interpretare ed ha anche la capacità di riuscire a raccontarla bene. È capitato in un momento in cui ci sono tantissimi stimoli che arrivano dagli spalti: il pubblico, il popolo nerazzurro è l’assoluto protagonista di tutto questo. Ricordo ad esempio, l’anno scorso, una partita delle 12.30 nelle prime giornate di campionato (contro la Spal, ndr) dove il pubblico si presentò in massa. Credo che questo, per un allenatore che negli anni in cui si trovava a Roma, nonostante le posizioni alte in classifica, rischiava le contestazioni e l’Olimpico deserto, trovarsi in un Inter-Spal il Meazza gremito non possa che essere una spinta forte e un incoraggiamento a fare ancora meglio il proprio mestiere. Credo sia rimasto colpito positivamente dal calore del tifo nerazzurro di questi anni e si è calato bene nella parte, quindi mi sembra proprio al posto giusto”.

Pare che dopo il CdA del 26 ottobre Steven Zhang verrà nominato nuovo presidente dell’Inter. Lei crede sia l’uomo giusto, nonostante la giovane età, per coprire quella carica?
“Penso di sì perché nonostante la giovane età mi sembra che abbia anche una grande maturità, derivata probabilmente dall’educazione che ha ricevuto, dagli studi che ha fatto e dal suo imprinting familiare e culturale. Tutto questo, unito anche ad un certo equilibrio caratteriale, penso possa renderlo il profilo adatto per ricoprire la carica di presidente dell’Inter nonostante sia molto giovane. Sia lui che tutta la famiglia ed il gruppo Suning sono arrivati a Milano e ci hanno messo molto poco a chiarirsi le idee e capire cosa fosse giusto fare, con molto mestiere, realismo e senso pratico, pur nel rispetto di certi paletti che ci si trascinava a causa della condizione finanziaria del club di questi anni. Credo che possa essere la figura giusta”.

L’apertura del calcio italiano verso proprietà straniere è un evento positivo per il futuro del calcio italiano stesso?
“Per forza di cose il calcio italiano, come tutto quello di grande livello, anche all’estero, si deve inevitabilmente mettere su questa lunghezza d’onda perché i grandi capitali per reggere il calcio a quei livelli non ci sono più. La famiglia Agnelli con la Juventus è un caso unico in questo senso, ma è molto difficile oggi tornare a quella gestione se non si ha una possibilità di sviluppo in parallelo, come nel caso dell’Inter, con il mercato orientale. Per forza di cose, quindi, ci si abituerà sempre di più all’idea”.

Come giudica i primi due anni e mezzo di gestione dell’Inter da parte di Suning?
“Quale sia il modo giusto di condurre una società penso che pian piano lo si scoprirà nel tempo. Mettendo però insieme diversi elementi, compresa qualche figura legata alla storia, che ha capacità e possibilità di conoscere Milano, l’Italia ed il calcio italiano, si può portare ad una conduzione di società all’altezza dei grossi club d’Europa. Penso sia quella la strada da inseguire, e nella fattispecie se dovessi dare un voto a Suning sarebbe più che sufficiente per quanto fatto finora in poco tempo. È chiaro che sostanzialmente c’è anche una volontà di speculazione, dato che queste società devono sempre guardare al segno ‘+’ a fine anno, essendo questo uno degli aspetti del business per chiunque, ma c’è anche un tentativo di portare a casa i risultati attraverso degli investimenti. Abbiamo visto che appena c’è stata la possibilità di rinforzare la squadra Suning non si è tirata indietro e andando avanti, perdendo tutte le limitazioni dovute alle gestioni societarie del recente passato, mi aspetto che investirà ancora di più. Non potrà che essere così”.

Per quanto apparentemente una proprietà straniera possa peccare dell’aspetto più passionale del calcio, quindi, non significa che questo porti al mancato raggiungimento dei risultati.
“Certo, e anzi, posso dire che ‘proprietà italiana’ non è sinonimo di ‘proprietà all’altezza’. Abbiamo visto tante società italiane, magari non del livello dell’Inter ma comunque con grande storia, finire gambe all’aria con proprietà italiane, quindi io non sono uno di quelli che pensa che l’italiano sia bravo per forza mentre lo straniero no. Noi interisti siamo stati fortunati perché abbiamo avuto una società che per tanti anni ci ha messo al sicuro: Moratti, Pellegrini, Fraizzoli, Moratti ancora… abbiamo vissuto quello e siamo stati fortunati, però mi sembra che anche adesso, in questi nuovi scenari, tutto sommato ci stia andando bene ancora, quindi c’è grande fiducia”.

LA REDAZIONE DI PASSIONEINTER.COM RINGRAZIA GIANFELICE FACCHETTI PER LA DISPONIBILITÀ E LA CORTESIA DIMOSTRATE DURANTE TUTTO IL CORSO DELL’INTERVISTA.

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