FOCUS – Il tifoso distopico a caccia della “strega” Silvestre

FOCUS – Il tifoso distopico a caccia della “strega” Silvestre

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di Lorenzo Polimanti

E? bastata una sconfitta ed eccolo di nuovo. Sceso dal carro dei vincitori dopo una settimana in cui essere interista significava poter girare a testa alta, torna alla carica prepotentemente rispolverando il suo indice accusatore sempre pronto per essere puntato addosso a chi, secondo lui, è il solo ed unico colpevole di ogni male calcistico. Lo senti che si lamenta a gran voce al bar, lo noti col muso lungo dal barbiere, leggi i suoi commenti pieni di insulti e punti esclamativi dopo averlo visto indossare la sciarpa nerazzurra per portare a spasso il cane di fronte allo Juventus club solo una settimana fa. Di chi sto parlando? Di quel tifoso che qualcuno chiama occasionale. Quello che tanti, spesso, guardano con disprezzo. Io lo chiamo tifoso distopico.

IL TIFOSO DISTOPICO – Perché? Perché la distopia è, esattamente all’opposto dell’utopia, la realtà massimamente indesiderabile e lui, il tifoso distopico, è quanto di più fastidioso ci sia per qualcuno che, la sua squadra del cuore, la sostiene sempre e sostiene tutti, dai giocatori in campo all’ultimo magazziniere. Dopo il malumore estivo per l’arrivo di Palacio – troppo vecchio, diceva -, di Mudingayi – uno non da Inter, tuonava – e le puntuali critiche ai dirigenti, il tifoso distopico, ora, ha individuato la sua nuova preda in quella che sembra una nuova caccia alle streghe dove, se l’Inter perde, la responsabilità va appiccicata per forza a qualcuno. E qual è la strega oggi? Facile: Matias Silvestre.

CACCIA ALLA STREGA – Accolto con tiepido ottimismo, condannato già dopo le prime prestazioni sottotono, la scalata verso la cima della gerarchia dei colpevoli è culminata nella sconfitta di Bergamo dove, il tifoso distopico, ha riassunto in lui il motivo della sconfitta. Una sconfitta immeritata, dice, viziata dall’arbitro, dal modulo forse un po’ troppo spregiudicato e, soprattutto, dall’imbarazzante prestazione dell’argentino. E giù con gli insulti, anche pesanti, e le solite frasi ? ?Perché non chiamano me al suo posto? Giocherei sicuramente meglio?. L’ho incontrato, il tifoso distopico, e gli ho detto la mia. Gli ho detto che la sconfitta dopo un ottimo periodo, vedi l’odiata Juventus, può generare nuova fame dalla quale ripartire. Gli ho spiegato che su un campo come quello dell’Atalanta ci può stare di non uscire vincitore. Gli ho fatto notare che i giocatori ai quali non avrebbe fatto vestire la maglia dell’Inter si stanno rivelando dei validi elementi. Tranne Silvestre, appunto.

SILVESTRE, IL NUOVO RANOCCHIA? Gli errori commessi dall’argentino alla prima esperienza in una grande hanno svegliato gli avvoltoi che ora lo osservano con attenzione sperando in uno svarione per attaccarlo di nuovo e la paura di sbagliare lo condiziona per tutti i 90 minuti. Sembra un déjà vu, no? Un anno fa il difensore da ?rottamare? era Ranocchia. Ora è l’elemento imprescindibile della nuova linea arretrata. L’ho salutato lasciandolo lì, il tifoso distopico, a rimuginare con questo ragionevole dubbio. Poi mi sono voltato, l’ho guardato e l’ho visto scrivere insulti pieni di punti esclamativi sotto a questo articolo.

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