PELLICOLE NERAZZURRE – L’anello del potere

PELLICOLE NERAZZURRE – L’anello del potere

allenamento empoli-inter

Inter-Juventus non è mai stata (e mai sarà) una partita come le altre. Esiste quindi un’ occasione migliore per ripartire con “Pellicole Nerazzurre“, nostro consueto approfondimento sportivo-cinematografico? Il nostro racconto odierno graviterà ad un oggetto icona del cinema moderno: il famoso “anello del potere” de Il Signore degli Anelli, trilogia fantasy diretta dal neozelandese Peter Jackson tratta dal romanzo di J.R.R.Tolkien.

Cercando di non dilungarci troppo data la complessità della trama dei tre film, partiamo dall’analisi dell’oggetto in questione: l’anello del potere è uno strumento magico creato dal perfido Sauron, tramite il quale il possessore è in grado di controllare tutti gli altri anelli, a loro volta distribuiti tra le varie popolazioni del regno fantasy totalmente derivante dal genio di Tolkien. Casualmente l’anello finirà tra le mani dello hobbit Frodo, che assieme ad un gruppo di rappresentanti delle varie razze denominato “La Compagnia dell’Anello” avrà il compito di distruggerlo prima che le forze del male ne tornino in possesso controllandone l’intero regno.
Calcisticamente parlando accostiamo la figura dell’anello del potere allo scettro della Serie A, appartenuto alla Juventus per tanto, troppo tempo ed almeno momentaneamente passato nelle mani dell’Inter, che seppur per pochi mesi è stata al comando delle Lega dopo anni di totale buio. Le forze bianconere, frastornate da un mix di sfortuna e tracotanza dopo i fasti della scorsa stagione, reclamano lo strumento del potere, attualmente nelle mani dello hobbit nerazzurro Roberto Mancini.
Il saggio ma ambizioso Roberto, proprio come il Frodo di Tolkien, scoprirà nel corso della propria avventura il vero peso specifico dell’anello, comportante onori ma soprattutto oneri. Portare l’anello del potere della Serie A, in un’annata particolare come quella attuale, pone sul proprio capo una serie di Spade di Damocle dall’ondeggiare perpetuo e pronte a cadere sul suo capo alla prima esitazione. Le mani di Roberto non sono le prime ad aver stretto l’oggetto del nostro focus e del plot del film: ci hanno provato in tanti, ma in molti hanno fallito, schiacciati dall’immenso peso specifico dell’apparentemente piccolo gioiello.
Per portare a termine la propria missione, ovvero quella di distruggere l’egemonia bianconera, il prode Mancio da vita alla sua personalissima (e costosissima) Compagnia dell’Anello: c’è un gigante francese di nome Kondogbia, strappato ai cugini rossoneri quando ormai le firme sembravano cosa fatta, dal potenziale immenso e dalle leve lunghissime: proteggerà il centrocampo di Mancini dagli assalti delle legioni avversarie, duellando sul campo di battaglia giorno e notte in segno di riconoscenza verso lo hobbit al comando che tanto lo ha desiderato. La Compagnia è composta anche da una folta colonia sudamericana nella quale spiccano tre elementi: il guerriero Felipe Melo, storico compagno di battaglia del tecnico nerazzurro, combattente esperto e spietato, amato da pochi ed odiato da tanti per il suo modo cruento di stare in battaglia; lo stratega Miranda, giunto nella Compagnia per riassestare le strategie difensive non ancora all’altezza delle forze armate di Sauron ed il giovane ma  mai domo Murillo, aggregatosi alla compagnia un po’ nell’ombra ma subito rispettato per il grande coraggio e l’infinita caparbietà. Il gruppo è completato dall’arciere Perisic, cecchino sublime e lavoratore instancabile, faticatore per natura, eclettico per convinzione sua e dello stesso hobbit Mancini.
Le prime strategie militari della Compagnia sono risultate vincenti, poco spettacolari ma assolutamente convincenti. La distruzione dell’anello del potere bianconero non può lasciare spazio a leziosismi: guai a dare la compagine bianconera per morta, guai a sottovalutare l’avversario che più e più volte ha dimostrato di essere immortale, soprattutto dinanzi a sfide particolarmente delicate come quelle europee contro Manchester City e Siviglia. Per lo stesso esercito del Sauron bianconero non è l’ultima spiaggia ma è una  sfida che vale ben più dei canonici tre punti: una terza battuta d’arresto contro la terza concorrente diretta affrontata sarebbe troppo per un club le cui sconfitte nell’ultimo biennio si contano sulle dita di una mano. La vogli di riscatto degli Uruk Hai bianconeri, per la prima volta al completo dopo i tanti infortuni di inizio stagione, galoppa così verso il terzo scontro diretto d’inizio stagione dopo la rigenerante pausa per gli impegni delle Nazionali, utile anche alla Compagnia avversaria palesemente meno tonica nelle ultime due sfide di campionato contro Fiorentina e Sampdoria. Ma che battaglia sarà? Sarà uno scontro lungo, probabilmente stremante per i 22 uomini in campo: zona maggiormente probatoria nella caccia al verdetto finale sarà il centrocampo, dove entrambe le corazzate alterneranno sciabola e fioretto. Sarà Kondogbia – Melo – Guarin vs. Marchisio – Khedira – Pogba , un vero e proprio scontro tra titani. Sulle zone esterne del campo di battaglia spazio ai duelli in velocità dei due rapidi arcieri: Perisic e Cuadrado, accomunati dalla rapidità d’esecuzione e dalla capacità di spaccare in due la battaglia proprio quando questa sembrava orientarsi verso una totale situazione di equilibrio. Dulcis in fundo i due spadaccini più temuti: Mauro Icardi ed Alvaro Morata, giovani ma esperti, abituati ad incontri dall’alto tasso emotivo nonostante la giovanissima età.
Ancora poco più di 24 ore e sarà tempo di verdetti: riuscirà la compagnia di Mancini a distruggere l’anello del potere bianconero che tanto aveva influenzato le precedenti annate?
Le premesse per una gara da oscar ci sono, la palla passa agli interpreti: tenetevi forte, è il Derby d’Italia, è Inter-Juventus!

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