FOCUS – La cosa più semplice

FOCUS – La cosa più semplice

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Il gioco del calcio è molto semplice, ma la cosa più difficile è giocare un calcio semplice. Parafrasando uno dei più fini cervelli calcistici che sia mai passato per questa galassia, Johann Cruijff. Scomodare il genio è superfluo per descrivere quanto accaduto al Meazza durante la notte delle streghe, ma la notizia, oltre a quella della vittoria nel big match contro la Roma, è che l’Inter ha giocato di ripartenze. La cosa più semplice: il centrocampo muscolare dei nerazzurri (questa sera nella sua versione più soft) non è adatto allo sterile possesso palla messo in mostra nelle giornate precedenti, e la necessità di preparare una gara attendista contro una delle squadre più propositive d’Italia ha rivelato in che modo una squadra tanto solida dietro e creativa davanti possa rendersi pericolosa.

Infatti, analizzando gli uomini  a disposizione di Roberto Mancini ed estrapolando le lezioni dell’ultima gara, in molti converranno sul fatto che l’Inter è in grado di giocare in contropiede. A partire dalla difesa, la più grande conquista di questa prima parte di Campionato: Miranda e Murillo sono una coppia solida e cerebralmente attiva, che conta sull’esperienza del brasiliano, affidabile mente ordinatrice della retroguardia, e sulla sfrontatezza del colombiano, elastico, prorompente e pirotecnico. Discorso diverso per i terzini: il mazzo in cui pescare è più ampio e l’ultima super-prestazione dei riesumati Nagatomo e D’Ambrosio dimostra come le gerarchie sulle fasce siano piuttosto incerte. Il risultato è una difesa sostanzialmente solida, quasi impeccabile al centro, passibile di qualche disattenzione sulle fasce, ma nel complesso molto efficace: nel gioco di rimessa, la solidità difensiva costituisce le fondamenta su cui basare il resto del gioco. E il centrocampo? La mancanza di un cervello motore è manifesta e ordire una trama di gioco elaborata appare molto complicato, sia scorrendo i nomi del centrocampo nerazzurro, sia lasciando parlare il campo, testimone di una manovra sempre ridotta all’osso. Il contropiede richiede una buona copertura difensiva, che giocatori come Medel e Melo sanno assicurare, e un buon dinamismo, abbinato a discrete doti tecniche: Brozović (come previsto, riscoperto e in netta crescita), un Guarin in giornata e un Kondogbia più brillante possono garantire, se ben miscelati, un gioco asciutto e più creativo. Non è e non sarà mai una squadra da tiki-taka, con questi uomini, ma pretendere di più da certi interpreti è lecito. Un altro aspetto circa la linea mediana evidenziato nella gara di sabato sera è stata la differenza del gioco con e senza Melo. Il mastino brasiliano spicca per risolutezza e personalità, ma, seppure in un contesto difensivista come quello di Inter-Roma, un centrocampo più “fine” con Medel, Guarin e Brozovic ha saputo portare a termine i compiti di copertura e soprattutto si è mosso diversamente in fase di possesso palla: tra i movimenti a pendolo di Stevan Jovetic, sempre a dettare i ritmi tra le linee, la tecnica di Perišić e Ljajić sugli esterni e l’inclinazione più offensiva delle mezze ali, l’Inter ha mostrato un calcio semplice, ma nettamente il migliore di questa prima fase.

Il capitolo offensivo è, sulla carta, altrettanto convincente: Jovetić preferisce tendenzialmente giocare il pallone piuttosto che lanciarsi alla ricerca della profondità, che invece è una caratteristica di Mauro Icardi. In più, Ljajić e Perišić possono creare problemi alla difesa avversaria se si aprono spazi, senza contare un divoratore di campo aperto come Jonathan Biabiany. Insomma, un’ottima copertura difensiva, un centrocampo possibilmente più qualitativo e un attacco importante. Gli ingredienti per giocare di rimessa sembrano esserci.

Unica obiezione? Il Campionato italiano non è fatto solo di big match e la necessità di fare gioco contro compagini chiuse si profilerà spesso, basti pensare alla gara contro il Bologna. Paradossalmente, l’Inter del primo tempo contro la Roma ha mostrato più calcio che nel resto delle precedenti partite, e la materia prima su cui lavorare c’è, seppure i limiti sono molti: starà all’intelligenza di Mancini saper sfumare correttamente il contropiede in un gioco diretto e volto alla ricerca degli spazi, anche se manca la brillantezza di manovra delle altre big.

Ma nel calcio, come nella vita, si ottengono risultati facendo la cosa più semplice.

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