FOCUS- Morale della favola

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C’era una volta  una corazzata guidata da un valoroso condottiero portoghese che non conosceva paura e sconfitte, abile come pochi a gestire e spronare i suoi soldati verso successi insperati sia dentro gli italici confini che oltre le Alpi, passando per Londra e Barcellona fino alla resa dei conti in una stellata notte di maggio a Madrid. Quella  fu l’ultima alla testa di quegli uomini coraggio si e imbattibili e quella città affascinata dal suo ardore lo portò via con sè regalandogli l’unica ribalta che non aveva ancora avuto modo di conoscere. I suoi uomini, il popolo che era abituato alla magnificenza di quelle imprese e colui il quale lo aveva ardentemente desiderato alla guida delle truppe non sapevano darsi pace e trovare un sostituto all’altezza era tutt’altro che semplice.

IL GENERALE SPAGNOLO NON CONVINCE– Dopo numerose consultazioni a Palazzo la decisione ricadde su un abile stratega spagnolo proveniente da Liverpool che doveva la sua fama ad un successo anni prima ai danni degli acerrimi nemici di sempre e per questo particolarmente gradito alla nuova piazza. La cura maniacale nello studio dei dettagli della battaglia era il punto di forza del nuovo condottiero ma la sua totale incapacità di motivare un gruppo capace di cotante imprese, lo condusse, pur da vincitore, ad un precoce addio.

L’UOMO NUOVO VIENE DAL NEMICO– Salutato senza rimpianti e dimenticato in fretta lo spagnolo ecco che si presentò il problema di riaffidare le truppe ad un uomo capace di ridare entusiasmo e motivazioni. Sorprendente che quest’uomo appartenesse all’altra sponda dei Navigli, idea stuzzicante ma bizzarra, e che avesse vissuto più di un decennio difendendo quell’odiata bandiera. L’uomo nuovo, inizialmente visto con sospetto, ebbe il merito di riconoscere da subito la grandezza del condottiero portoghese e iniziò a farsi seguire anche dai nuovi soldati, rinfrancati dalla sua maggiore capacità comunicativa. Tutto sembrava procedere per il meglio, le battaglie vinte tornarono a susseguirsi senza sosta fino a che, nel momento cruciale, cadde contro il suo passato e nella fondamentale campagna di Germania. Alla fine della giostra ripensò al suo destino e abbandonò il comando delle truppe per cercare nuove emozioni in Francia  lontano da campi di battaglia e fatiche.

LA CONFUSIONE REGNA SOVRANA-L’ennesimo addio lasciò i soldati ancora una volta orfani di una guida e ben presto anche i più meritevoli tra loro decisero di prendere altre vie senza però essere adeguatamente rimpiazzati. Il caos regnava sovrano e molti condottieri non ebbero voglia o coraggio di assumere il comando di un esercito tanto glorioso in passato quanto in difficoltà nel presente. Alla fine fu un emergente capitano ad essere designato per la sua abilità di proporre nuove strategie e votato all’attacco del nemico. Gli uomini a sua disposizione però erano lungi dall’avere le doti  richieste per vincere e per questo fu allontanato da subito.

L’ULTIMA GUIDA APPESA AD UN FILO– Arrivò un ultimo condottiero, figlio di tante battaglie che però non lo avevano mai consacrato come protagonista assoluto. Ebbe un inizo altalenante poi complice l’assenza di uno dei suoi più talentuosi uomini, riuscì a disporre gli altri secondo il suo credo attendista e questa scelta pagò. Tutto sembrò aggiustarsi, il popolo pensò di poter riprovare emozioni sopite e figlie solo dei ricordi ma non fu così e il buio s’impossessò nuovamente della mente dei soldati, incapaci di accennare una reazione di sorta e di combattere come un tempo.

MORALE DELLA FAVOLA-Per ritrovare soddisfazioni, aldilà delle chiacchiere sulle responsabilità di una situazione attuale tanto negativa, occorre ricordare le imprese del passato. Se chi guida è seguito, se chi segue è valoroso e se la fortuna si accompagna alle prime due condizioni ecco che si può arrivare dovunque. Un ultimo dubbio: quante di esse sono soddisfatte dall’Inter di oggi? Temo per la risposta…

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