FOCUS-Ogni cosa è illuminata

FOCUS-Ogni cosa è illuminata

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“Ogni cosa è illuminata dalla luce del passato, dall’interno guarda verso l’esterno e viceversa“. Questo non è altro che l’inizio del monologo finale del film “Everything is illuminated” uscito nel 2005, che col calcio e le sue storie sembra aver ben poco da spartire. Ma quando si parla di tifo, di emozioni, di passione sportiva, i confini sono spesso valicati senza difficoltà, quasi spontaneamente, e una pellicola, una canzone o un romanzo spiegano meglio di qualunque addetto ai lavori, sensazioni e punti di vista. NOSTALGIA– Se è vero che il passato cammina lungo il fianco del presente, continuando nella citazione del film di cui sopra, i ricordi che indelebilmente riaffiorano sono quelli che la memoria tende a riproporre in contrapposizione alla triste realtà attuale, in una parola nostalgia, in due Josè Mourinho. Dopo di lui, il diluvio, l’affanno, la ricerca spasmodica di eroi da idolatrare, di bacchette magiche con cui ricomporre il puzzle dello Special, senza che i pezzi del Triplete risultassero perfettamente incastrabili e successivamente perdendo per strada qualcuno di loro per esigenze di bilancio. Allora riecco il suo nome, la fantasia che galoppa, incoraggiata dal pensiero sempre vivo e dal supporto a distanza di chi l’ha condotta dove tutti volevamo, ben sapendo che Mourinho-Inter è un binomio che non conoscerà futuro,ma solo una passione che si è conclusa traumaticamente e in modo unilaterale e senza reali aperture per il domani, nemmeno un “si vedrà” o un “mai dire mai“, ma che Josè non fosse “un pirla” è la prima cosa che ha annunciato al suo arrivo in nerazzurro e le false speranze non fanno parte del suo vastissimo repertorio. E’ passato. Triste da dire e da dirsi, ma guardare avanti significa ammetterlo. PESCARE NEL PASSATO…PER IL FUTURO?- Se Amarcord è la parola più gettonata tra i tifosi nerazzurri, ce n’è uno tra di loro, che guarda…al futuro, pur appartenendo anch’egli al passato. In un gioco di tempi, chi vorrebbe prepotentemente far parte del “finchè morte non ci separi”, è sicuramente “l’Uomo Ragno”, al secolo Walter Zenga, il portiere della stagione dei record  ’88-’89 e di tante altre all’ombra della Madonnina per intenderci, innamorato senza condizioni di tutto ciò che sia Inter, da sempre, nonostante abbia vissuto lontano da Milano per farsi apprezzare come tecnico in Romania, Serbia, Stati Uniti e attualmente con l’Al-Nasr insieme a Luca Toni. LONTANO DAGLI OCCHI..- Ma al cuore non si comanda…la distanza non ha per niente scalfito l’intensità dell’amore dell’ex numero uno nerazzurro nei confronti della Beneamata. Di certo la moneta sonante dell’attuale club di Zenga non sarebbe argomento convincente per trattenerlo. Trattasi di legame di sangue, quello che lega il tifoso alla squadra da sempre, da quando i tuoi compagni ti prendono in giro se il club del cuore fa cilecca, come ha ammesso candidamente nel suo striscione il piccolo Filippo, fino alla fine in un unico, infinito tempo. Ricongiungersi, senza essere stati mai veramente distanti, aspettando pazientemente e silenziosamente il proprio turno. Che magari non arriverà mai. SUDORE, SACRIFICIO, IN UNA PAROLA AMORE– Il tifo, quello vero, passionale e senza compromessi non chiede altro che l’impegno, il cosiddetto “lasciare tutto in campo” coi fatti,  e magari non prima e dopo con proclami e parole. Questo è forse la motivazione principale che spinge il nome di Walter “uno di noi” su una panchina priva di un’identità forte allo stato attuale, che scotta per colpe che non possono essere addebitate al solo Ranieri. Dov’è finita la scintilla? Non è che una tiepida convivenza senza entusiasmo, magari “l’Uomo Ragno”, potrebbe farla nuovamente scattare, lasciando stare parole e tituli, semplicemente riconsegnando l’Inter agli interisti e chissà, magari i fasti del passato ad un presente da incubo.

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