11 Febbraio 2012

FOCUS – Ranieri…all’attacco!

 

Che Claudio Ranieri non condivida lo stesso credo tattico del suo collega Zeman è cosa facile da rilevarsi. Che invece sia un allenatore molto più ?tradizionale? e ancorato a moduli e movimenti che privilegiano solidità ed equilibrio a discapito dell’offensività più spinta è altrettanto evidente, ma a giudicare dalle sue dichiarazioni rilasciate in settimana sembra ormai essere arrivato anche per il tecnico romano il momento di spolverare i fucili, abbandonare la trincea e buttarsi all’attacco.

Gli ultimi risultati della sua Inter d?altronde parlano chiaro: nelle ultime quattro gare disputate i nerazzurri oltre ad un misero punticino in campionato e un?eliminazione dalla Coppa Italia hanno portato a casa quattro gol all’attivo (tra l’altro tutti arrivati nella stessa partita contro il Palermo) e ben undici subiti. Numeri da far accapponare la pelle e che rappresentano il piatto forte di una portata che ha come degno contorno una preoccupante involuzione anche nella qualità nel gioco, lo stesso gioco che è risultato addirittura non pervenuto nell’ultima figuraccia rimediata contro la Roma in campionato.

Il 4-4-2 duro e puro, tutta sostanza ed equilibrio tra i reparti si è dimostrata medicina effimera per i mali stagionali dell’Inter e oltre a non garantire assolutamente più nulla in fase difensiva, questo modulo d?altri tempi si è dimostrato un vero collo di bottiglia (a volte corredato da tanto di tappo) alle velleità offensive di Milito & co.

Ranieri dunque sembra voler correre ai ripari e finalmente sembra essersi convinto che Sneijder non è un problema, piuttosto un?opportunità: opportunità di poter cambiare volto alla squadra innanzitutto nella distribuzione dei numeri del modulo che dovrebbe già domenica contro il Novara ritornare al collaudato 4-3-1-2 (o addirittura 4-2-3-1), e poi nelle soluzioni tattiche della manovra offensiva. Perché diciamocelo francamente, vedere Milito e Pazzini abbandonati a loro stessi tra praterie di campo infestate da difensori avversari arcigni e agguerriti è scena che provoca una sensazione di desolazione mista ad angoscia amplificata dalla consapevolezza che tale disperato eroismo da parte degli avanti nerazzurri sarà sistematicamente ed inesorabilmente frustrato da un finale mai lieto.

E allora addio al difensivismo ad oltranza tutto attesa e contropiede e dentro i piedi buoni di Sneijder, Forlan e forse pure Stankovic che dovrebbero garantire possesso palla, una certa dinamicità in fase d?attacco e perché no anche presenza in fase realizzativa. D?altronde se Ranieri si presentasse anche a San Siro contro l’ultima in classifica con una formazione rinunciataria già in partenza come quella vista contro la Roma domenica scorsa, avrebbe ottime possibilità di ritrovarsi dopo un quarto d?ora di partita a dover fuggire a gambe levate dal Meazza.

Perché se le sconfitte e i cali di rendimento possono starci per chiunque e anzi sono fisiologici, per una squadra che poco più di un anno fa alzava la Coppa del Mondo per Club non è ammissibile terminare un match senza aver collezionato la miseria di una palla gol. Certamente il primo cambiamento di rotta che si chiede ai nerazzurri è di tipo mentale, ma da questo punto di vista può aiutare molto anche il messaggio che l’allenatore manda alla squadra già solo decidendo di schierarla in campo in maniera più spavalda e aggressiva.

D?altra parte Ranieri può anche sentirsi sollevato dalle parole che Moratti ha speso nei suoi confronti in settimana, attraverso le quali ha escluso l’intenzione di voler cambiare allenatore a fine stagione (chiaramente è buona regola prendere tali esternazioni con un ampio beneficio di inventario), per cui forte della sua consolidata (almeno a parole) posizione sulla panchina dell’Inter potrebbe finalmente osare qualcosa di più anche in campo  e se necessario alzare oltre al baricentro della squadra pure la voce con chi ultimamente sembra farsi troppi scrupoli a macchiare di sudore la propria casacca. E questo perché le sconfitte arrivate giocando a viso aperto e combattendo dall’inizio alla fine lasciano di sicuro l’amaro in bocca, ma quelle che arrivano senza nemmeno colpo ferire sono foriere di rabbia e se non addirittura disgusto. E anche perché chissà, giocando a viso aperto, alla fine potrebbe scapparci pure una vittoria.