FOCUS – Un anno dopo: viaggio al centro del Mancio 2.0

FOCUS – Un anno dopo: viaggio al centro del Mancio 2.0

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14-11-2014 / 14-11-2015: 365 giorni esatti. E’ già passato un anno intero dall’addio di Walter Mazzarri all’Inter ed il conseguente arrivo di Roberto Mancini, per la seconda volta in nerazzurro, quando davvero nessuno se l’aspettava. E’ stato un anno intenso, probabilmente uno tra i più difficili del tecnico jesino da quando ha appeso gli scarpini al chiodo per dedicarsi alla carriera da allenatore. Il compito del nuovo Mancio era infatti duplice e passava da due parole chiave intrinsecamente connesse tra loro: risalita ed  entusiasmo. La prima, per forza di cose, imponeva un balzo alla squadra del presidente Thohir dopo una serie di stagioni tanto fallimentari da costringerla a più campionati da spettatrice nella lotta al vertice. Era un’Inter decisamente in difficoltà sotto ogni aspetto ed in ogni tipo di circostanza: se contro le grandi il calcio poco spettacolare e propositivo portava a volte a risultati parzialmente utili, contro le piccole la situazione si capovolgeva del tutto, con l’apatia di gioco che prendendo il sopravvento costringeva i nerazzurri a gare condite da un possesso palla tanto snervante quanto effimero ed esposto addirittura a ripartenze letali da parte delle modeste avversarie, capaci nel corso dell’anno e mezzo del tecnico toscano di portare a casa punti del tutto impreventivabili in quel di San Siro, storico fortino della Beneamata.
Conseguenza di ciò, legata alla seconda parola chiave del Mancini bis, era ovviamente il disappunto dei supporters, sempre meno attratti da un calcio sicuramente organizzato ma forse poco adatto alla storia nerazzurra, fatta sì di grandi difese ma anche e soprattutto di vittorie e successi lontani anni luce. Il giorno della seconda pesantissima firma di Roberto Mancini è stato accolto dal tifo nerazzurro quasi come un vero e proprio sollievo: la fame nerazzurra necessitava di un leader capace di trasudare interismo sotto ogni punto di vista. L’Inter in quel momento aveva bisogno di una colonna sulla quale posare il peso immenso delle responsabilità gravitanti attorno al mondo nerazzurro, qualcuno in grado di divenire meccanismo collaudato in poco tempo, di attirare a sé tutto il meglio dell’universo interista e di trasformare in positivo la tanta negatività che si era inevitabilmente creata. Dopo un tentativo di assestamento di una squadra non propria alla quale è comunque riuscito a dare un’identità quantomeno caratteriale, è stato tempo del mercato. Il mercato è da sempre una delle specialità del Mancini allenatore, tecnico divenuto manager al Manchester City, club capace si di accontentarlo ma soprattutto di ascoltarlo. Mancini non ha paura delle scommesse e sa che una grande squadra passa anche e soprattutto da grandi giocatori: Shaqiri, Podolski, Brozovic e Santon sono un bottino più che dignitoso ad inizio stagione e nonostante l’apporto finale dei primi due sarà pressochè minimo e la classifica finale ci relegherà ad un misero ottavo posto si inizia già a remare verso la stagione successiva, quella della seconda vera nuova Inter di Roberto Mancini. Le premesse sono ottime ed i nomi che circolano sono assolutamente di primissima fascia: su tutti spicca quello di Yaya Toure, prima quasi convinto dalle telefonate dell’ex giocatore della Lazio, poi tornato gradualmente sui propri passi fino a rifiutare definitivamente la serrata corte nerazzurra. E’ comunque una trattativa che fa rumore e genera entusiasmo: i tifosi tornano a sognare in grande ed i colpi centrati dal trio Mancini-Ausilio-Fassone saranno di primissima scelta: da Miranda a Kondogbia, passando per Perisic e Jovetic, tutti giocatori da top club. A finanziare il massiccio mercato estivo è una scelta inizialmente discussa, l’addio del pulissimo talento di Mateo Kovacic, passato al Real Madrid con il placet del tecnico in una operazione tanto coraggiosa quanto necessaria. La nuova Inter di Mancini inizia la stagione con il piede giusto ed il filotto iniziale caratterizzato da gare non belle ma comunque convincenti riporta l’Inter ai vertici della lega. Cosa sarà della nuova Inter non ci è dato saperlo: è una squadra con ancora evidenti lacune di gioco  e difetti strutturali, migliorabili soltanto con il lavoro e con l’esperienza. Parlare di obiettivi stagionali a meno di tre mesi dall’inizio della stagione è controproducente e poco logico, ma qualcosa sembra davvero essere cambiata. Merito del gruppo, della società e del coraggio del tecnico, per la seconda volta alla guida di una nave perennemente in tempesta, per la seconda volta in gioco in una piazza dalla quale aveva già ottenuto il massimo. Bentornato Mancio, buon primo anno di noi, per la seconda volta.

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