Focus – Il bicchiere mezzo pieno

Focus – Il bicchiere mezzo pieno

Focus odierno dedicato al post Roma-Inter. Una gara da amaro in bocca, ma che offre spunti importanti in vista della prossima stagione.

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In serate di totale rammarico come quella di ieri sera, provare a guardare il famoso “bicchiere mezzo pieno” è un’impresa ancor più grande della stessa gara di ieri. Bisogna partire da una doverosa premessa, provando intanto ad essere lucidi e pragmatici: come più volte ribadito da Mancini, la Roma fa parte di quelle tre squadre con una marcia in più, in grado di lottare per obiettivi ancora troppo distanti dalle nostre portata. Un doppio secondo posto ed ora una corsa sfrenata verso il terzo: gli ultimi 3 anni dei giallorossi sono frutto di crescita e determinazione, figli di un progetto portato avanti da una dirigenza ambiziosa e coraggiosa, capace di costruire una squadra di assoluta caratura (specialmente dal centrocampo in sù) dopo una serie di annate da dimenticare. Ieri possiamo serenamente dire di aver giocato ancora una volta alla pari contro una squadra più forte ed anche questa, purtroppo, non è una novità. Se contro il Napoli l’Inter uscì sconfitta nonostante una prestazione più che positiva, contro i giallorossi è addirittura possibile tornare a casa con una cospicua dose di amaro in bocca. Sia chiaro, la Roma non ha assolutamente rubato nulla, anzi, è riuscita a creare una mole di gioco tale da sembrare pericolosa anche nei momenti maggiormente favorevoli ai nostri colori. A pesare in questo caso non è quindi il risultato in sé, ma come è arrivato: nella maniera più beffarda e meno piacevole per gli occhi. Una mezza svirgolata di un giocatore che sembra quasi l’ombra di quel che conoscevamo ed il gol che non ti aspetti, di quello che paradossalmente è il piede meno educato della ricchissima mediana avversaria, ma ci sta, fa parte del gioco. Sarebbero stati tre punti preziosissimi, si sarebbe parlato di inter corsara e di colpo gobbo, ma l’impresa, questa volta, non è riuscita.Ventiquattro punti a disposizione, cinque da recuperare: impresa? Può darsi. Qual è allora il bicchiere mezzo pieno al quale ci riferivamo in apertura? Finalmente, dopo stagione di incertezze, possiamo dire con relativo orgoglio che l’Inter ha dei punti forti dai quali ripartire in vista della prossima stagione, comunque vada a finire quella in corso. Ragioniamo un attimo sui singoli, soffermandoci in particolar modo sui nuovi arrivati: passino i dubbi sui prestiti e su Jovetic, situazioni da valutare con calma e solo quando sarà il momento opportuno, passi anche in secondo piano il rendimento del “nuovissimo” Eder, ancora ingiudicabile in ottica futura. Ma gli altri? Il sontuoso Miranda di questa stagione è la grande certezza del reparto arretrato attorno al quale costruire il resto della linea difensiva: intelligenza tattica, determinazione e polso, caratteristiche imprescindibili per guidare il reparto del futuro. La stessa crescita di Perisic pare tutto meno che casuale: spostato sulla sua fascia di competenza, il croato ara metri e metri di zolle dimostrando con un pizzico di ritardo il suo reale potenziale. Non diversa la situazione di Kondogbia, non ancora esploso ma in decisa evoluzione rispetto alle balbettanti uscite iniziali. Vi sembra poco? Non lo è assolutamente: la mezza rivoluzione di questa estate spiega quanto sia difficile individuare tanti profili corretti dopo un anno di totali delusioni e ripartire dovendo soltanto puntellare una rosa già colma di certezze non è un aspetto da sottovalutare. La squadra inoltre, dopo le continue rivoluzioni tattiche di inizio stagione, sembra lentamente assestarsi verso un sistema di gioco più collaudato ed armonico, ulteriore elemento che può tornare utile in vista della programmazione futura soprattutto nell’individuazione di profili adatti a ricoprire ruoli finalmente più specifici. Niente più giocatori “ibridi”, contraddistinti sì dalla polivalenza ma frenati dalla poca continuità data dallo spaziare su più fronti, ma più specialisti di un determinato sistema e con una consolidata forma mentis calcistica. Le basi per una crescita, seppur ancora lontana, sono state gettate ed è impossibile negarlo: i 55 punti in 30 giornate danno vita ad un ruolino di marcia importante ed ancora ampiamente migliorabili nelle restanti 8 gare. Totalizzare tra i 65 ed i 70 ipotetici punti totali non garantirebbe l’Europa ma sarebbe un segnale importante anche al resto delle pretendenti all’Europa, protagoniste assieme ai nerazzurri di una lotta per il terzo gradino del podio che rischia di consentire l’accesso ai preliminari della coppa dalla grandi orecchie con un punteggio che in altre annate avrebbe serenamente assegnato un abbondante secondo posto. Proviamo a vedere quindi quanto di buono è stato seminato, il tempo della raccolta non è lontano e può portare frutti dal sapore dolcissimo. E consentiteci di dire che, dopo tutto l’amaro mandato giù ieri, ne abbiamo seriamente bisogno.

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