FOCUS- Se la voglia di comunicare supera il limite della decenza

FOCUS- Se la voglia di comunicare supera il limite della decenza

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Sempre più spesso si vedono striscioni negli stadi fatti nella speranza di essere inquadrati, magari finire su “striscia”, o semplicemente comunicare qualcosa, il proprio pensiero o incitamento.

ESPERIENZE – Ricordo molto bene la finale di coppa Italia contro la Roma di qualche anno fa, secondo anello blu e uno striscione preparato a casa “Prof, domani non mi Inter-roghi”, ho dovuto mostrarlo a ben 3 differenti poliziotti per poterlo portare allo stadio, ero in seconda superiore, il giorno dopo avrei rischiato l’interrogazione di latino ma per l’Inter avrei fatto questo ed altro, la speranza era che una telecamera impietosita avrebbe inquadrato il mio appello disperato. Niente da fare, testimonianze da casa hanno mandato in fumo anche la minima speranza. Ma l’Inter aveva vinto, quello striscione era stato fotografato da tutti i tifosi nelle vicinanze e mi sentivo invincibile, così il giorno dopo sono andato a scuola con lo striscione e l’ho appeso in classe: la prof ha riso per mezzora, il tempo che avrebbe dovuto dedicare all’interrogazione, e grazie a quello striscione mi sono salvato da un 3 certo.

COREOGRAFIA MOZZAFIATO – In molte occasioni le coreografie e gli striscioni hanno tolto il fiato a tutti i tifosi a casa e allo stadio, comunicato passioni forti, creato l’ambiente da dodicesimo uomo in campo. Scritte perfette per messaggi chiari da recare in modo diretto al destinatario, nessun insulto, nessun ringraziamento, semplicemente un noi ci siamo, e ve ne accorgerete.

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Chi davanti a questa coreografia non aveva già iniziato a informarsi per il biglietto: quando una tifoseria si spinge così, non puoi che buttarti a capofitto, la squadra non tradirà, e così è stato, la partita più bella dell’anno, i marziani che vengono da un altro pianeta quella sera erano vestiti di nerazzurro. Un preludio che ha anticipato lo spettacolo del bernabeu, che non merita commenti, ma solo un’attenta visione.

[youtube]http://youtu.be/bvF72cnfdiQ[/youtube]

LA VERGOGNA DELL’IGNORANZA – Succede, ahimè, che a volte i controlli siano piuttosto benevoli, che alcuni striscioni sfuggano alle attenzioni degli esperti, o che illustri campioni di questo sport si prestino a esibizioni di dubbia sportività. Noi tutti ricordiamo lo striscione esposto da Ambrosini, sul nostro scudetto del 2006, striscione a cui noi abbiamo risposto un anno più tardi. Elegante e azzeccata la maglietta di Materazzi per la champions “rivolete anche questa?”. Ben più degni di condanna e motivo di vergogna per le tifoserie sono gli striscioni offensivi a sfondo razzista o che peggio inneggiano, quasi in forma di preghiera alla morte altrui. Una indecenza che non può essere delineata nei colori delle maglie, perchè con lo sport non c’entrano nulla. Ribrezzo e rabbia ha provocato in chiunque abbia più di un neurone lo striscione passato in più mani come nemmeno il peggior vino rosso in cartone, che “comunicava” “Facchetti 48” che significa, il morto che parla. Uno sdegno a cui neppure i tifosi nerazzurri sono stati in grado di sottrarsi con il loro striscione “Acciaio scadente: nostalgia dell’Heysel.”

LA PAROLA DEL TIFO – In un periodo difficile per i nostri colori, mister Ranieri si è più volte affidato alla capacità dei tifosi di farsi sentire sostenendo la squadra, e gli striscioni, le coreografie hanno più volte dimostrato di essere più forti di molti cori, è ciò che va in prima pagina, è un motivo di vanto e di umiliazione a seconda dei contenuti. Una scelta, quella di esporre uno striscione, che dovrebbe risvegliare nell’autore un senso di responsabilità, di maturità, di umanità. Non di vigliaccheria o di pochezza cerebrale, il tifo non è umiliazione o annientamento dell’avversario ma è sostegno passione per i propri colori. Un tuffo nella memoria della soffernza anche persoale è forse doveroso per non dimenticare cosa significhi il rispetto.

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