Gioca Carrizo!

Gioca Carrizo!

Il secondo portiere dell’Inter gioca la seconda gara consecutiva da titolare

carrizo san siro

“Gioca Carrizo!” E all’esclamazione segue sempre una faccia allucinata, quella di tutti i tifosi che tremano al’idea di non avere tra i pali il miglior Handanovic della sua carriera a beneficio del portiere argentino. Lo stupore misto a terrore di vedere in campo il non affidabilissimo Juan Pablo è stato doppio quando l’indisponibilità di Handanovic lo ha ributtato nella mischia contro il Palermo dopo aver giocato in settimana con la Juventus. Eppure, Carrizo ha incassato solo un gol in due partite, rendendosi addirittura protagonista nel finale della gara di Coppa Italia, terminata poi con dei rigori in cui ha dovuto capitolare (e non con grandi colpe). Contro il Palermo ha incassato una rete dal Mudo Vazquez, non senza qualche piccola responsabilità, ma la notizia è che, in fin dei conti, Juan Pablo non ha fatto grandi danni. Il ricordo della maledetta gara d’andata contro il Wolfsburg in Europa League è ancora vivo negli occhi dei tifosi, con le leggerezze imperdonabili del portiere di riserva a vanificare il vantaggio di Rodrigo Palacio, ma quest’anno l’argentino ha risposto presente. Visto che il campo reclama per lui una piccola parte, è giusto raccontare qualcosa in più su questo personaggio.

Juan Pablo Carrizo nasce a Santa Fe nel 1986. Come ogni calciatore argentino, ha dei colori dipinti sulla pelle, quelli della squadra con cui svolge la trafila del settore giovanile: nel caso di Carrizo, la squadra è il River Plate. Il portiere è molto promettente e a diciotto anni diventa riserva dei Millionarios, per poi debuttare a ventidue in una larga goleada contro i boliviani dell’Oriente Petrolero. La gloria, termine scelto non a caso, arriva con il suo primo Superclasico, un Boca-River nel quale riesce a salvare l’impossibile su Palermo, Riquelme e soprattutto sul suo futuro compagno Rodrigo Palacio. Il match termina 1-1, ma la stampa argentina ci mette poco a benedire l’arquero, titolando con “El glorioso JP”. La parabola obbligata del buon giocatore argentino prevede la migrazione in Europa e a pagare il compenso adeguato al club di Buenos Aires per portarsi via il portiere è un rampante Claudio Lotito, che pensa di mettere sotto chiave il futuro della porta biancoceleste versando nelle casse della Banda ben 7.5 milioni di euro. E’ il trasferimento più costoso della gestione Lotito, almeno fino ad allora.

Il tempo di presentarsi, di rilasciare fiammanti dichiarazioni sul suo desiderio ardente di vincere il derby della Capitale, e Carrizo già si rende protagonista di una prestazione da incubo: la sconfitta contro il Cagliari per 4 a 1 lo mette subito in una posizione difficile, tanto che in breve tempo perde il posto da titolare a beneficio di Fernando Muslera. Inizia quindi a rimbalzare in prestito da una parte all’altra: prima Saragozza, in cui si fa soffiare la numero 1 da Roberto ed è costretto a fargli da vice per diverse partite, poi al River Plate, dove torna da eroe, risale la china giocando sui suoi livelli (per quanto riguarda i portieri, il divario tecnico tra Sudamerica ed Europa è profondo). La sfortuna però lo assale e si infortuna alla caviglia per tre mesi. Disavventura, ma mai quanto la papera catastrofica che si concede proprio in un altro Superclasico, infilando il pallone nella propria rete su calcio d’angolo. Dopo aver combinato la frittata, Carrizo completa l’opera spintonando in diretta tv nazionale il preparatore dei portieri del River Ubaldo Fillol, titolare dell’Argentina campione del Mondo 1978 che ha cercato di consolarlo. Terminata la seconda partentesi al River, Carrizo torna in Italia con un prestito al Catania dei record terminato a una posizione fuori dalla zona Europa League.

Dopo l’esperienza siciliana, Carrizo torna alla Lazio, dove chiude il cerchio e si trasferisce all’Inter come secondo portiere, dimostrandosi un interprete estroso ma poco affidabile. Per quest’anno, esclameremo ancora “Gioca Carrizo”?.

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