Dal gol di tacco che fece innamorare l’Atletico alla mossa del gambero: storia, carriera e curiosità di Diego Godin, possibile nuovo centrale nerazzurro

Dal gol di tacco che fece innamorare l’Atletico alla mossa del gambero: storia, carriera e curiosità di Diego Godin, possibile nuovo centrale nerazzurro

Ripercorriamo la vita e la carriera sportiva di Diego Godin, possibile nuovo difensore dell’Inter

di Lorenzo Della Savia, @loredstweet

La notizia è di questi minuti, roba freschissima: Diego Godin è in pugno all’Inter in vista del mercato di giugno. I nerazzurri si sono praticamente assicurati in ottica estiva un difensore centrale, muovendosi d’anticipo rispetto a quelli che saranno i possibili movimenti in uscita, in quel ruolo, nella rosa nerazzurra. Il nome uscente è noto: sembrava poterlo fare già a gennaio, ma in ogni caso, a giugno, dovrebbe partire: si parla, ovviamente, di Miranda, perché questi per lui potrebbero essere gli ultimi mesi con la casacca dell’Inter. Poi, altri lidi lo potrebbero attendere. E ci sono, comunque, altre uscite in programma tra il parco difensori centrali, anche per l’immediato: leggi Ranocchia.

VECCHIA MANIERA – Ma rimaniamo a Diego Godin, nato Diego Roberto Godin Leal, classe 1986, uruguayano, esperto difensore centrale, difensore “vecchio stampo”, che ha passato tutta la carriera tra l’Uruguay e la Spagna (ci arriveremo). Dotato di buona forza fisica, è un difensore roccioso (dicunt), sia negli anticipi che nell’uno contro uno (dicunt). Con un vizietto: quello di segnare. Specie se di testa, la specialità della casa, anche se il gol che l’ha lanciato alla ribalta è stato quello – quasi involontario – da lui segnato, con un colpo di tacco a mezz’aria, di destro, ai tempi del Villarreal, proprio contro l’Atletico Madrid, suo attuale club. Che, quel giorno, di Godin si innamorò al punto tale da portarselo poi in casa.

RECORD E GOL PESANTI – Fu quello il punto di svolta nella carriera dell’uruguayano, che prima aveva giocato in patria per tre anni nel Cerro (periodo 2003-2006), mettendo a segno 6 reti in 60 presenze (e passando dalla panchina alla fascia da capitano), e per una stagione al Nacional, disputando 46 partite con 2 reti all’attivo. Nel 2007 c’è, per lui, l’arrivo nel calcio europeo: viene infatti acquistato dal Villarreal, club spagnolo, che lo lancia sia nella Liga che nella Coppa UEFA. In campo internazionale, intanto, Godin aveva già fatto il suo esordio con la Nazionale dell’Uruguay nel 2005, partecipando ad alcune amichevoli e – l’estate stessa dell’approdo al Sottomarino Giallo – arrivando quarto nella Copa America disputata in Venezuela. Lì al Villarreal passa tre buoni anni, con 116 presenze e 4 gol totali. Poche reti ma una fondamentale: quella che abbiamo visto prima, contro l’Atletico, sugli sviluppi di un calcio d’angolo: arriva la palla dalla bandierina e lui, con un movimento tra l’elegante ed il goffo, la spinge in fondo al sacco con un colpo di tacco rotante. Il video è su youtube e chiunque voglia può vedere per credere. Sicché, dopo quel gol, l’Atletico Madrid, appunto, se ne innamora. E nel 2010 se lo porta al Calderon, dove nel 2011 incontra Miranda – attuale centrale dell’Inter, che potrebbe partire per fargli spazio in nerazzurro nel corso della prossima sessione di mercato – con cui nel 2013-2014 inizia a formare la coppia difensiva titolare di Simeone. L’annata in questione è la stessa in cui, peraltro, mette a segno un altro gol pesante in carriera: la rete in finale di Champions contro il Real Madrid, che vale il momentaneo 0-1 dei Colchoneros (poi raggiunti e battuti ai supplementari per 4-1). La storia continua e tra il 2016 ed il 2017 Godin fa in tempo a tagliare altri traguardi: taglia quello del calciatore uruguayano più presente in Liga, quello dello straniero con più presenze nell’Atletico e quello del secondo giocatore più titolato nella storia del club. E vince: in totale, con i Colchoneros, solleva una Liga, una Coppa del Re, una Supercoppa di Spagna, tre Supercoppe Europee e due Europa League. Nel 2011, con la Nazionale dell’Uruguay, si toglie anche la soddisfazione di vincere la Copa America, in finale col Paraguay. E adesso? E adesso può essere il momento di porre fine ad un’avventura lunga e fruttuosa. Ed iniziarne un’altra.

LA MOSSA DEL GAMBERO – Ma la scalata al successo di uno dei difensori più ostici di tutta la Liga (anzi: forse il più ostico, come affermato anche dai vari Ronaldo e Suarez, non certo gli attaccanti dell’Alaves o del Valladolid) finisce per cozzare con il soprannome – o comunque con l’etichetta – di gambero che gli è stata appiccicata negli anni. Perché gambero? Perché ai primi tempi, in patria, lo piazzarono attaccante. Poi trequartista. Poi fu scartato. Poi qualcun altro decise di puntare su di lui, e lo provò esterno di fascia. Poi lo mise a centrocampo. Sinché, appunto, non venne piazzato in difesa. E li restò, fino ad oggi e fino a domani e dopodomani. Altre spigolature? Ci sarebbero un paio di aneddoti sul difensore uruguayano, svelati recentemente da un quotidiano in Italia. Bisogna tornare indietro di parecchi anni: il primo è relativo a quando aveva quattro anni, quando cadde in un torrente durante una battuta di pesca con la famiglia. La sorella lo vide cadere in acqua, chiamò i genitori che, però, quando accorsero per soccorrerlo, lo trovarono già sull’altra riva, salvo, benché inzuppato d’acqua. Aveva imitato il gambero dei cartoni, spiegherà poi. Il secondo aneddoto è di qualche anno dopo, ai tempi della scuola, quando qualche bullo provò a mettergli le mani addosso e lui, indietreggiando come un gambero (!) riuscì a sorprenderne uno e a stenderlo con un pugno, scoraggiando gli altri ad attaccarlo. Così si dice, almeno. In ogni caso, gambero o non gambero, il suo percorso, poi, Godin lo ha fatto. E ora potrebbe aprire una nuova pagina della sua carriera: scongiurando eventuali passi da gambero.

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