Bonucci all’Inter, parlano gli ex compagni: “Aveva leadership, ma non era il più forte”

Bonucci all’Inter, parlano gli ex compagni: “Aveva leadership, ma non era il più forte”

Il capitano rossonero venne lanciato in serie A proprio dall’Inter. I compagni e dirigenti dell’epoca ripercorrono alcuni aneddoti

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Per Leonardo Bonucci quello di domenica sarà il primo derby di Milano. Per il capitano rossonero sarà una sfida particolare, oltre che per l’importanza del match, visto che a lanciarlo nel calcio che conta fu proprio l’Inter, dieci anni fa. Arrivò nella squadra Primavera nel 2005, per rimanere fino al 2007 dopo aver vinto un campionato di categoria. La Gazzetta dello Sport ha riportato le dichiarazioni di chi all’epoca aveva a che fare con lui, come l’osservatore che lo segnalò, Sergio Innocenti: “C’era un torneo ad Abu Dhabi, nel quale l’Inter era interessata ad osservare il portiere della Viterbese, Goletti, cugino di Leonardo. Lo presero, allora noi convincemmo Beppe Baresi a portare a Milano anche Bonucci. Lui accettò, e arrivò in prestito con riscatto fissato a 400 mila euro”.

All’epoca nella squadra Primavera c’erano diversi talenti, anche se inizialmente non tutti scommettevano sul futuro di Leo, come ricorda il portiere di allora Paolo Tornaghi: “Al tempo avrei puntato più su Balotelli, Bolzoni, Ribas e Biabiany. Bonucci quando è arrivato ha fatto panchina, il titolare era Mei. Però era sempre concentrato e aveva grande voglia di arrivare, così ha imparato tanto”.

L’allenatore di quella Inter era Vincenzo Esposito, che di lui ricorda la leadership raccontando un episodio particolare sulla stella di quel gruppo, Mario Balotelli: “Bonucci faceva parte del gruppetto di giocatori esperti che consultavo: lui, Fautario, Figliomeni e Tornaghi. Una volta, due ore prima della finale scudetto trovammo Balotelli che, contro le regole, mangiava un gelato enorme. Chiesi loro se dovevo tenerlo fuori, ma decisero di lasciar perdere”

Balotelli viene ricordato anche nei racconti dell’allora compagno di stanza di Leo, Giuseppe Figliomeni: “Con Leo ed un altro compagno rompevamo sempre le scatole a Balo, perché usava un cappellino rosa con un teschio anziché quello della società. Lui ci rispondeva “non importa, pago la multa”. Una volta poi volevamo andare a ballare e voleva venire anche lui a tutti i costi. Visto che era minorenne non poteva, ma convinse Bonucci che però gli disse che se li avessero beccati lo avrebbe ammazzato”. E infatti furono beccati.

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