Fassone: “Sono rimasto male per l’addio. Se l’Inter non va in Champions…”

Fassone: “Sono rimasto male per l’addio. Se l’Inter non va in Champions…”

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Marco Fassone ha parlato ai microfoni di Sportitalia, per la prima volta dopo il suo licenziamento e ha raccontato la sua versione dei fatti: “Ci sono stato male per l’addio, ma è inutile andare a scavare quali siano state le ragioni. Il dualismo che si era creato con Boolingbroke, ha indotto Thohir a pensare che fosse necessario avere una sola figura e ha scelto di affidare il club a quella che aveva portato lui“.

Fassone si sofferma anche sulla possibile entrata in Champions dell’Inter: “Ha bisogno di entrare in Champions per questioni economiche. Gli investimenti fatti sono funzionali al rientro in CL. Se non dovesse esserci questo approdo, la squadra nerazzurra è composta da giocatori che hanno un valore di mercato estremamente importante ed ha modo di recuperare gli investimenti fatti. Il rientro in CL è comunque un passaggio obbligato, ma non è vero che si rischia il fallimento in caso di non raggiungimento della Champions“.

Non credo che Moratti mi abbia preso all’Inter per fare lo stadio nuovo. Non era una priorità per lui, ma lo è per Thohir. Mi sarebbe piaciuto continuare a lavorare sul progetto se fossi rimasto a Milano. Per chi tifo? In questo momento Inter, ma lavorando in questo mondo smetti di fare il tifo per una squadra e vedi le cose sotto un altro punto di vista. Fino a 16 anni sono stato tifoso della Juventus“.

La trattativa Vucinic-Guarin saltò perchè non c’era la convinzione di andare avanti. Era un momento un po’ confuso: il primo mercato di Thohir, c’era ancora Branca. Il disavanzo economico non c’entra niente con il mio allontanamento all’Inter– afferma, per poi parlare di Mazzarri “Il suo rinnovo fu una decisione presa insieme ad Ausilio e Thohir, dopo un confronto. Walter è sempre stato molto chiaro dal punto di vista contrattuale, è un allenatore che se è in scadenza non rimane. In questo caso ti trovi in condizione o di rinnovargli il contratto o di esonerarlo. Noi alla fine di una stagione molto difficile e dopo aver conquistato l’obiettivo societario, cioè il 5° posto, pensavamo che le cose potessero andare poi meglio e Mazzarri avrebbe proseguito in questa ascesa, ma le cose non sono andate così“.

La foto con la maglia meglio antiInter è stata un’ingenuità. Capita che ti mettano in mano una sciarpa o una maglietta e fai difficoltà a non esporla. E’ stato un errore perchè era una maglia che poteva far risentire qualcuno. Ho chiesto scusa, ma è stata una leggerezza commessa ad inizio carriera” – ammette, passando poi a parlare del tecnico nerazzurro – “Con Mancini ho un ottimo rapporto e ho la presunzione di credere che è tornato anche perchè c’eravamo Ausilio ed io. Lavoravamo insieme nel rispetto reciproco dei ruoli. L’ho visto dispiaciuto quando sono andato a trovarlo quando si era deciso il mio allontanamento. Non credo abbia inciso nella scelta”. 

Quella di Kondogbia è stata una delle trattative più mediatiche. Mancini è stato determinante nella scelta del francese. Noi potevamo offrire di meno rispetto al Milan e il fatto che Mancio abbia potuto parlargli e spiegargli il ruolo che avrebbe avuto è stato determinante. Quando ha accettato di venire da noi, nonostante lo stipendio più basso rispetto a quello che avrebbe percepito al Milan, è stato più facile trattare con il Monaco. L’abbiamo, comunque, pagato più di quanto ci saremmo aspettati”. 

L’Inter è ben organizzata, ha un settore scouting eccellente e Ausilio ha una cultura calcistica enciclopedica, discute con Mancini e alla fine si arriva ad un’unica soluzione. C’erano giocatori, come Yaya Tourè, suggeriti da Mancini, ma non è mai stato vicino all’Inter perchè il City poneva condizioni che non potevamo rispettare. I parametri economici erano troppo lontani per poter essere perseguiti. Non escludo che Montoya sarà utile alla squadra. Nel calcio ci sono opportunità con condizioni economiche vantaggiose e una qualità del calciatore indiscussa”. 

Thohir e Moratti si sentono spesso e si confrontano sulle scelte delicate. Hanno un rapporto franco e cordiale. Quando Ausilio ed io abbiamo suggerito Mancini a Thohir, sono sicuro che lui poi ne abbia parlato con Moratti per avere il suo consenso e il suo conforto. Moratti ha comunque il 30% della società e credo che definisca con Thohir le linee strategiche di quest’ultima“.

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