Ausilio shock: “All’Inter non c’è un gruppo. Puntiamo ad un allenatore come Conte. Su Gabigol..

Ausilio shock: “All’Inter non c’è un gruppo. Puntiamo ad un allenatore come Conte. Su Gabigol..

Il direttore sportivo accusa i giocatori di pensare a se stessi e non al bene della squadra

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Il direttore sportivo nerazzurro, Piero Ausilio, è intervenuto questo pomeriggio al Corso di perfezionamento in Diritto Sportivo e Giustizia Sportiva, presso l’Università degli Studi di Milano.

Oltre le tante riflessioni personali, il dirigente nerazzurro ha parlato in primo luogo del progetto Suning. Ecco le parole riportate da Calciomercato.com: “Non può esserci un progetto se non c’è una continuità di dirigenza e di proprietà. Siamo al terzo anno e stiamo ripartendo con un nuovo progetto. Abbiamo abbandonato il concetto di una proprietà stupenda come quella di Moratti, che però era prettamente a gestione familiare che ha vinto seguendo un percorso di passione, non di business: Moratti non ha preso un euro dall’Inter. Poi c’è stato un signore in Indonesia che ha comprato l’Inter, ha fatto un bel business e ha sicuramente favorito l’Inter in un percorso che oggi è quello di rinforzarsi nelle logiche del nuovo mercato, dove bisogna considerare i ricavi, dato che l’Uefa non consente più di immettere troppi soldi e fare calcio in questi modi. Oggi tutto deve essere proporzionato ai ricavi e noi abbiamo l’obbligo di adeguarci alle condizioni che ci impongono”.

Si parla poi del mercato e delle prospettive future nerazzurre, con un occhio di riguardo alla rivalità con la Juventus: “Ogni giorno trovate sui giornali giocatori che prenderemo e soldi che spenderemo, ma la verità è che dobbiamo rispettare il tetto salariale. Il nostro fatturato è tra i 200 e i 230 milioni di euro, quello della Juve, che partecipa regolarmente alla Champions League, è di 400 milioni. Dopo la retrocessione hanno lavorato seguendo un’idea di business con una grande visione dal punto di vista manageriale. Hanno costruito il proprio stadio e gradualmente alzato gli stipendi, hanno lavorato sullo sviluppo commerciale. Loro riescono a fare questo con regolarità ed è per questo c’è grande differenza con le altre. Non si recupera prendendo i migliori calciatori, perché poi questi vanno dove ci sono più soldi. Noi rischiamo e rischiare vuole dire anche prendere giocatori giovani. Abbiamo provato a prendere Dybala, ma con la Juve c’erano 20 milioni di differenza. Gabigol? No quello è qualcosa di diverso, ma non posso spiegarlo (ride, ndr)”.

Ausilio sottolinea come non sia più possibile spendere sul mercato determinate cifre: “Oggi non è possibile pensare che nel calciomercato si possano spendere 200 o 300 milioni di euro. E non perché non lo si voglia, ma perché è impossibile. Noi oggi abbiamo una proprietà forte e solida che potrebbe tranquillamente comprare giocatori come Cristiano Ronaldo, ma la verità è che non possiamo farlo perché c’è quel famoso Financial Fair Play che tiene conto dello sviluppo del club, che a sua volta deve avere una struttura che gli permette di arrivare a giocatori di una certa importanza. Bisogna fare meno errori possibili, sicuramente meno di quelli che abbiamo fatto quest’anno”.

Si traccia poi un bilancio della stagione che sta per concludersi: “Abbiamo iniziato con il grande entusiasmo della nuova proprietà. C’era un allenatore che aveva iniziato la preparazione e poi ad una settimana dall’inizio della stagione, per mille motivi, si decide di mandarlo via o se ne è andato lui. E così siamo andati su un allenatore che non conosceva il calcio italiano, ma in quel caso anche chi non ha immaginazione poteva capire che non è modo di cominciare la stagione perché si parte male, in ritardo rispetto agli altri. Nel calcio funziona come nelle aziende, se non programmi bene, puoi andare incontro ad una stagione negativa. L’Inter quest’anno ha programmato male, abbiamo cambiato 4 allenatori e arriveremo settimi o ottavi. Eppure la rosa dell’Inter è fatta da buoni calciatori”.

Il direttore sportivo cerca di individuare le responsabilità della società: “Noi come società dobbiamo anche essere più forti a livello di comunicazione. Quando dovevamo affrontare la Juventus a Torino, c’è stato un giornale che ha aperto con Conte all’Inter. Abbiamo perso la partita e per tutta la settimana si è parlato dell’allenatore che sarebbe venuto al posto di Pioli. E’ in quei momenti che devi dare sostegno all’allenatore. Oggi il calcio è comunicazione”.

I problemi riguardano però anche la squadra: “Ad Appiano si allenano tutti e anche bene. Manca però il senso di solidarietà, non sono riusciti a creare il gruppo per questioni di etnia, età, ma anche di personalità e valori umani. Non sono cattivi ragazzi, ma sicuramente hanno i loro difetti. Non sono solidali tra loro, ci sono tanti gruppetti e tanta gente che pensa a se stessa”.

Sul prossimo allenatore: “Bisogna confrontarsi con situazioni contrattuali e di mercato. Stiamo pensando ovviamente ad un allenatore alla Conte, con quelle caratteristiche. Ma poi vai a vedere e tutti i top sono al Chelsea, Tottenham o Atletico Madrid”.

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