Handanovic: “Il gruppo è compatto ma le voci di mercato hanno un po’ inciso. Paro fino a 40 anni, mi piace Donnarumma”

Handanovic: “Il gruppo è compatto ma le voci di mercato hanno un po’ inciso. Paro fino a 40 anni, mi piace Donnarumma”

Il portiere nerazzurro ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport

di RaffaeleCaruso

È nettamente fra i migliori interpreti del ruolo in Italia, eppure non è mai riuscito a giocare una partita di Champions in nerazzurro. Samir Handanovic, portiere classe 1984 che ha rinnovato il proprio contratto sino al 2021, ha concesso una lunga intervista ai microfoni del Corriere dello Sport.

I tifosi vogliono a tutti i costi la Champions League. Non qualificarsi rappresenterebbe in casa Inter l’ennesimo fallimento: “E’ un’eventualità che abbiamo il dovere di non prendere neppure in considerazione. Bisogna reagire e tornare a essere quelli del girone d’andata. Voto alla squadra? Non puoi dare un voto adesso immaginando come finirà la stagione tra tre mesi. Aspettiamo. Lazio e Roma avanti? Un professionista non deve pensare a chi deve superare a a chi deve superare, ma a raggiungere il suo obiettivo. Adesso sono un po’ meno soddisfatto. Se me lo avesse chiesto a dicembre, le avrei risposto di sì e avrei aggiunto che sarebbe stato necessario tenere alta la concentrazione fino alla fine. Nel campionato ci sono alti e bassi e questo è sicuramente un momento negativo che dobbiamo superare. Scudetto? Sognare era legittimo in quel momento e neppure io ero immune dal farlo, ma nella mia testa ho sempre avuto come traguardo la Champions, l’obiettivo fissato dalla società”.

Cosa è successo da dicembre in poi: “Era fisiologico che sarebbe arrivato un calo. Dobbiamo evitare che voci di mercato, e mi riferisco ai rinnovi dei contratti, ai tanti giocatori che possono arrivare o andar via e a cose simili, tolgano spazio al campo perché parlare di tutti questi argomenti destabilizza solo l’ambiente. Le speculazioni dei media fanno parte del “circus”, ma noi come Inter dobbiamo imparare a rifiutarle in maniera forte e netta. A volte invece queste cose vengono un po’ troppo cavalcate da tutti. Durante una stagione va difeso e protetto il gruppo che c’è. E’ controproducente sentir parlare sempre di acquisti che devono sostituire chi è già qui e dà il massimo per la maglia. Tutto questo secondo me ci ha un po’ disturbato. Io penso che il giocatore debba fare sempre il giocatore, ma mi permetto di esprimere un giudizio di questo tipo in modo da dare un mio contributo”.

In alcune circostanze si poteva fare di più: “I gol subiti a Firenze e a Ferrara dopo il novantesimo. Con quelle due vittorie l’autostima sarebbe maggiore”.

Su Spalletti: “ Con il mister c’è stato un cambiamento di mentalità rispetto agli ultimi anni negativi. Penso che sia evidente”.

Sul rendimento personale in questa stagione: “Io ora posso avere un’idea, ma le somme si tirano dopo l’ultima giornata. Qual è stata la parata più bella che ho fatto? Quella su Bonaventura nel derby. Il gol che avrei potuto evitare? Il secondo della Sampdoria a San Siro. Per fortuna abbiamo vinto”.

Il bilancio dei 6 anni a Milano non conta una presenza in Champions con la maglia dell’Inter: “La storia e il blasone dell’Inter parlano da soli e dicono cosa deve fare e dove deve essere questa squadra tutte le stagioni”.

Icardi capocannoniere: “I record individuali devono essere l’ultimo dei nostri pensieri. Servono i gol di tutti per arrivare all’obiettivo”.

Lo spogliatoio rimane compatto: “Che è compatto e che rispetto a dicembre non è cambiato niente. I mali e le voci negative escono perché i risultati non sono più quelli di prima, ma il modo di allenarci e di stare insieme non è cambiato”.

Sui colleghi della Serie A: “Alisson è il portiere rivelazione del campionato. Per chi ricopre questo ruolo è fondamentale essere al posto giusto nel momento giusto. E lui è sempre lì. Vuol dire avere personalità. Non mi piace giudicare i miei colleghi, ma dico Donnarumma e Meret”.

Chiusura dedicata a Buffon e al ritiro: “Dipenderà da lui. Non so cosa c’è nella sua testa, qual è il suo pensiero. Cosa farò io a 40 anni? Penso che parerò ancora”.

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