17 Gennaio 2018

Handanovic: “Giocare all’Inter è un sogno. Batman? Mi piace come soprannome. Gli scherzi con Nagatomo…”

L'estremo difensore sloveno ha parlato ai microfoni di Drive Inter, ripercorrendo la sua carriera e confidando diversi aneddoti

Il portiere dell’Inter, Samir Handanovic, è l’ospite di oggi al programma “Drive Inter” di InterTv. Il numero 1 nerazzurro inizia dal parlare della propria passione per gli scacchi: “L’ho ereditata dalla mia famiglia, incuriosisce il livello che si può raggiungere. Nella nostra squadra Santon sarebbe l’alfiere. La torre è Skriniar. La regina dico Borja Valero. Il cavallo, invece, è Perisic: ha una forza come un cavallo”.

I PRIMI CALCI “Come tutti ho iniziato a giocare per divertimento, poi verso i 10-11 anni è nata la passione vedendo mio cugino. Sono stato sempre in porta a parte quando giocavamo a calcio a 5. Dal Domzale sono passato all’Udinese nel 2004-2005 con mister Spalletti ed ero il secondo portiere alle spalle di De Sanctis. Siamo arrivati quarti, storica qualificazione in Champions League. Poi il Treviso e, dopo Calciopoli, ci siamo ritrovati in Serie A. Avevo iniziato titolare, poi ho perso il posto e a gennaio sono passato alla Lazio come terzo portiere dietro Peruzzi e Ballotta. E’ stata una bella esperienza anche se non giocavo, e ho finito gli esami in Slovenia”.

IL PASSATO A RIMINI“Fui espulso in Coppa Italia in un Lecce-Udinese e in porta andò Di Michele che parò rigore. A Rimini poi c’era un presidente molto ambizioso, ma in B c’erano anche Juve e Napoli… A Natale eravamo primi, la squadra era forte con Matri, Moscardlli, Valiani, Baccin, Jeda: un bel gruppo. Poi tornai a Udine, diventando il titolare in Juve-Udinese 0-1 con gol di Di Natale al posto di Chimenti”.

L’INTER – “Arivare in un grande club era il mio obiettivo. Un sogno che si è avverato. Io una bandiera? Sì, qui sto bene e c’è tutto per fare risultati e riportare l’Inter dove merita di stare. Siamo un grande gruppo, molto merito di Spalletti, ma anche dei ragazzi, ottimi calciatori e persone a posto. E’ molto importante. Restare qui per sempre? Non dipende solo da me, bisogna vedere uno come sta. Viviamo alla giornata”.

FARSI ASCOLTARE IN CAMPO E I SOCIAL “Provo sempre a farmi sentira durante la partita, ma tante volte non mi sentono. Serve per stare anche concentrati seguendo l’azione. Ultimamente uso anche i social, ma non tanto. Prima la vedevo diversamente, avevo dei pregiudizi, adesso invece mi piace. Si scherza, puoi vedere tante cose”.

LE GRANDI PARATE – “Caricano, ovviamente. Capisci subito di aver fatto qualcosa di buono, importanti nell’economia della partita. Ti esaltano. Ma non mi sento un eroe, ci credo poco negli eroi. Però mi piace il soprannome Batman, che mi ha dato Scarpini. Julio Cesar è stato veramente forte, ha contribuito ai titoli del club”.

NAGATOMO E GLI HOBBY – “Siamo compagni di stanza nel ritiro, fa un po’ di tutto. Guarda internet, canta in giapponese ed è intonato, verso le undici fa stretching. Con lui si può far tutto, dice sempre ‘Sì sì, va bene’. Poi di solito io mi sveglio prima di lui. Mi piace scherzare, ma nel giusto ambito. Negli scherzi di gruppo sono gli altri che organizzano, ma io aiuto. Come hobby guardo serie-tv, leggo… Se non avessi giocato a calcio magari avrei venduto macchine”.

IL VAR – “Mi piace, anche se si perde un po’ di emozione. Sono a favore, specie in Italia dove si vive di polemica”.

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