Mancini salva l’Inter dalla Truffa Etihad ma è Umberto, Fassone coinvolto non c’entra nulla…

Mancini salva l’Inter dalla Truffa Etihad ma è Umberto, Fassone coinvolto non c’entra nulla…

fassone

Continuano ad essere svelati maggiori dettagli riguardo il tentativo di truffa ai danni dell’Inter perpetrata da Valerio Lattanzio, sedicente mediatore per conto di Etihad. Lattanzio ha tentato di convincere Umberto Mancini, albergatore, a trasformare il suo albergo in un’università dello sport dove la sua clientela sarebbe stata una serie di società professionistiche di calcio.

Il Corriere.it ha raggiunto proprio Umberto Mancini per conoscere maggiori dettagli sulla vicenda. Ecco le sue dichiarazioni: “Questi due mesi sono stati un massacro. Mi offrono 30 milioni per comprare la struttura, come si fa a rifiutare? Anche perché sarei rimasto io a gestire tutto. Però quando mi hanno chiesto 12 mila euro per la mediazione mi sono insospettito e ho rifiutato. Ma se non c’era di mezzo l’Inter non iniziavo neanche a parlare con quello. Credo che la società abbia peccato di grande leggerezza, perché io ho visto documenti firmati e due persone legate al club sono venute qui”.

E su Lattanzio dice: “Lattanzio è giovane, secco secco, col pizzetto, un po’ trasandato; si faceva sempre le foto con i personaggi del calcio ospiti qui, ma parlava bene, mi faceva vedere di continuo gli sms dell’emiro, in inglese e in arabo. E si è presentato con due avvocati, una donna che ho visto una volta, e un uomo con cui è arrivato su un’auto scura guidata dall’autista.

“È venuto con Mario Biordi, un funzionario di banca, aveva una lettera dell’Inter e il cui padre è proprietario di un Bed and Breakfast, dove Lattanzio è stato un mese ospite e alla fine non ha neanche pagato il conto. I Biordi sono bravissime persone, vittime come me”.

Su Bacconi e Fassone: “Lattanzio mi spiega il progetto dell’università, mi dice che un emissario dell’Inter sarebbe venuto a fare un sopralluogo. Dopo una settimana, era una domenica, attorno alle 11 si presenta Adriano Bacconi — all’epoca dei fatti collaboratore part time dello staff di Roberto Mancini e celebre personaggio televisivo — Lui dà l’ok, dice che la struttura è idonea, ma non fa riferimento all’Inter. Un giorno Lattanzio viene a pranzo con Marco Fassone, l’ex direttore generale dell’Inter: io lo conoscevo già perché era stato ospite anni prima con il Napoli. Quando è arrivato mi ha detto subito che da un mese non lavorava più per l’Inter, perciò non abbiamo parlato dell’università, non so cosa ne sapesse. Ha solo fatto un accenno per dire che la struttura era bella”.

“Mi ha convinto così, mettendo assieme persone importanti”. Poi cos’è successo? Poi l’ho visto ancora, ma quando mi ha chiesto i 12 mila euro gli ho detto di no. La mattina dopo mi ha chiamato Biordi per dirmi che era scappato dal B&B. Ho avvisato subito l’Inter, via email hanno voluto sapere tutto nei dettagli. Mi sono pure preso gli insulti al telefono dell’avvocato. Almeno non c’ho rimesso soldi e questo posto è ancora mio” conclude così il suo resoconto Mancini.

Tuttavia, resta da accertare e comprendere il compito svolto da Bacconi in questa vicenda, il cui epilogo poteva essere ben peggiore.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy