Brozovic: “Sfortunati per un periodo, ma dalla Juve siamo rinati”

Brozovic: “Sfortunati per un periodo, ma dalla Juve siamo rinati”

Il centrocampista croato racconta, oltre ai vari rumors di mercato, le sue considerazioni sul momento nerazzurro e sulla rincorsa per il terzo posto

mercato brozovic

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Marcelo Brozovic, ha raccontato alcuni aneddoti sul suo periodo in nerazzurro, analizzando il periodo di crisi della squadra e la fiducia ritrovata per la rincorsa al terzo posto.

PRIMATO IN CLASSIFICA – “Diciamo due cose: c’è stato un momento in cui non riuscivamo a dare più il cento per cento; e quella giusta intesa di inizio stagione non emergeva. Gli 1-0? Se vinco un campionato con i risultati tutti così, beh, firmo subito; però non dimenticatevi che in tutte quelle partite avevamo avuto tante opportunità di fare altri gol. E poi Handanovic in quel primo periodo aveva un rendimento straordinario“.

LA CRISI – “Così va il calcio. Perché con la Lazio hai delle occasioni e alla fine la perdi al novantesimo, perché col Carpi sei in vantaggio e comandi poi prendi il pareggio, perché contro il Sassuolo crei cinque palle-gol nel primo tempo e alla fine si chiude male. È ovvio che io, come tutti, ripenso a quelle partite, ai tanti punti persi, ma non c’è nulla da fare. Ora c’è solo da vincerne nove su nove. Un filotto Epic“.

LA SFIDA DELL’OLIMPICO – “È certamente importante vincere, ma faccio una considerazione: mettete che vinciamo a Roma e dopo ne perdiamo o non abbiamo continuità, che cosa abbiamo risolto? Inoltre è difficile dare un’impostazione della gara prima, come fai a dire se è meglio attenderli e ripartire, se attaccarli sbilanciandosi? Diciamo che 15-30 minuti di massima aggressione ci dovranno essere, ma la verità è una sola: non bisogna pensare a come va giocata, va giocata e basta. E di certo remissivi non saremo mai“.

MERCATO – “Non ci penso proprio, credetemi. Chiaro che dopo si può parlare di tutto ma prima no, prima di aver lottato per questo obiettivo proprio no. Servono ancora nove passi“.

MANCINI E LO SPOGLIATOIO – “Il mister mi chiede concentrazione, sempre. E io, che entri da subito o dopo, quella la metto sempre, non mi manca mai. E mi dice di essere più preciso nei lanci da 50 metri. Io vorrei rimanere qui molto a lungo perché mi sono trovato benissimo, da subito: è come se vivessi qui da vent’anni. Ci sono belle persone, bravi ragazzi. Vede, io in tutti gli spogliatoi sono sempre stato uguale, me stesso: né accomodante né ruffiano né esaltato. Sempre me stesso. E sono sempre stato abituato a giocare con gente più grande ed esperta“.

RITORNO AL CIUFFO GIALLO? – “Nel Natale del 2014 ho la cresta di un altro colore. Rosso. Però mi faceva talmente schifo che cerco di cambiarlo. Lavo i capelli e coloro il ciuffo, ma il problema è che esce un’altra tinta improbabile, giallastra. Quella con la quale mi sono presentato a Milano. Però sì, era un colore terribile. Semmai farò altro per il terzo posto“.

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