Brozovic: “Sfortunati per un periodo, ma dalla Juve siamo rinati”

Brozovic: “Sfortunati per un periodo, ma dalla Juve siamo rinati”

Il centrocampista croato racconta, oltre ai vari rumors di mercato, le sue considerazioni sul momento nerazzurro e sulla rincorsa per il terzo posto

di Alberto Porceddu, @porceddualberto
mercato brozovic

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Marcelo Brozovic, ha raccontato alcuni aneddoti sul suo periodo in nerazzurro, analizzando il periodo di crisi della squadra e la fiducia ritrovata per la rincorsa al terzo posto.

PRIMATO IN CLASSIFICA – “Diciamo due cose: c’è stato un momento in cui non riuscivamo a dare più il cento per cento; e quella giusta intesa di inizio stagione non emergeva. Gli 1-0? Se vinco un campionato con i risultati tutti così, beh, firmo subito; però non dimenticatevi che in tutte quelle partite avevamo avuto tante opportunità di fare altri gol. E poi Handanovic in quel primo periodo aveva un rendimento straordinario“.

LA CRISI – “Così va il calcio. Perché con la Lazio hai delle occasioni e alla fine la perdi al novantesimo, perché col Carpi sei in vantaggio e comandi poi prendi il pareggio, perché contro il Sassuolo crei cinque palle-gol nel primo tempo e alla fine si chiude male. È ovvio che io, come tutti, ripenso a quelle partite, ai tanti punti persi, ma non c’è nulla da fare. Ora c’è solo da vincerne nove su nove. Un filotto Epic“.

LA SFIDA DELL’OLIMPICO – “È certamente importante vincere, ma faccio una considerazione: mettete che vinciamo a Roma e dopo ne perdiamo o non abbiamo continuità, che cosa abbiamo risolto? Inoltre è difficile dare un’impostazione della gara prima, come fai a dire se è meglio attenderli e ripartire, se attaccarli sbilanciandosi? Diciamo che 15-30 minuti di massima aggressione ci dovranno essere, ma la verità è una sola: non bisogna pensare a come va giocata, va giocata e basta. E di certo remissivi non saremo mai“.

MERCATO – “Non ci penso proprio, credetemi. Chiaro che dopo si può parlare di tutto ma prima no, prima di aver lottato per questo obiettivo proprio no. Servono ancora nove passi“.

MANCINI E LO SPOGLIATOIO – “Il mister mi chiede concentrazione, sempre. E io, che entri da subito o dopo, quella la metto sempre, non mi manca mai. E mi dice di essere più preciso nei lanci da 50 metri. Io vorrei rimanere qui molto a lungo perché mi sono trovato benissimo, da subito: è come se vivessi qui da vent’anni. Ci sono belle persone, bravi ragazzi. Vede, io in tutti gli spogliatoi sono sempre stato uguale, me stesso: né accomodante né ruffiano né esaltato. Sempre me stesso. E sono sempre stato abituato a giocare con gente più grande ed esperta“.

RITORNO AL CIUFFO GIALLO? – “Nel Natale del 2014 ho la cresta di un altro colore. Rosso. Però mi faceva talmente schifo che cerco di cambiarlo. Lavo i capelli e coloro il ciuffo, ma il problema è che esce un’altra tinta improbabile, giallastra. Quella con la quale mi sono presentato a Milano. Però sì, era un colore terribile. Semmai farò altro per il terzo posto“.

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