Medel: “Credo a Champions e scudetto. Inter-Roma…”

Medel: “Credo a Champions e scudetto. Inter-Roma…”

intervista medel

A poco più di 24 ore dalla sfida tra Inter e Roma, Gary Medel, uno dei pilastri dell’Inter di Mancini, si racconta a La Gazzetta dello Sport: “Una volta sono uscito dal parabrezza della mia auto che andava a 140 km/h. Non avevo la cintutra e arrivai all’ospedale che non sentivo più la gamba. Nel quartiere in cui sono nato, ho rischiato di buttarmi dentro ai traffici di droga. Se non ci fosse stata la mia famiglia, ora non sarei qui” – afferma – “Con me e Messi le vinceremmo tutte? Mancini disse una bella frase che mi ha reso contento, ma si gioca in 11 e noi, ora, giochiamo per lo scudetto“.

Inter-Roma è una partita per il titolo, poi per arrivare in cima devi vincere contro tutti, ma battere la Roma significa non farli scappare e sorpassarli. Noi lottiamo per lo scudetto, ma dobbiamo smetterla di fare certi errori. Non si devono perdere più punti, come contro il Palermo. Dzeko è bravo, ho giocato e mi sono scontrato con calciatori alti due metri, non so perchè dovrei avere paura di lui. Molte volte mi hanno detto che non avrei fatto carriera, ma ho lottato e ho svoltato. Ho solo voluto fare il calciatore e ci sono riuscito con perseveranza, disciplina, intelligenza, un sogno e una famiglia forte e bella alle spalle. Sono questi i segreti“.

Medel si è soffermato a parlare anche di Mancini: “Sto bene ovunque Mancini mi mette perchè mi applico e ci credo. Magari faccio anche degli errori, ma nessuno potrà mai rimproverarmi di non aver dato quello che ho. Perchè questo succede ad ogni partita. Non ho avuto nessun problema a Bologna, mi piace giocare, ma a volte può succedere che le scelte siano altre. Pulgar diventerà forte. L’Inter gioca male? Si può giocare bene o male, può essere un pensiero soggettivo o evidente, quello che serve è fare tre punti e creare più occasioni da gol. Pochi palloni ad Icardi? E’ un problema che in questo momento c’è e in parte, Mauro, ha ragione, ma non è colpa di uno o del tecnico, dipende da tutta la squadra, perchè nessuno al mondo è più importante della squadra“.

Il soprannome Pitbull me lo diede un mio ex compagno di squadra dell’Under 18, Paillaqueo. Un giorno mi vide correre a perdifiato, senza sosta come un matto, perchè dove sta la palla, lì sto io, come un cane che segue il gioco. Più Pitbull io o Felipe Melo? Meglio avere due pitbull in squadra. Il mio nome l’ha scelto mamma perchè le piaceva Gary Cooper, l’attore. Non sopporto la simulazione, Murillo ne è stato vittima, e la troppa tattica. Roma e Napoli sono un gradino sopra l’Inter, ma noi lavoriamo per il sorpasso“.

In conclusione, qualche battuta sulla sua Inter: “Mancini mi piace perchè ci chiede di pressare alto, magari si rischia, ma guarda avanti per vincere. La scorsa stagione abbiamo lavorato per questa e inserito dei giocatori forti, esperti unendoli con giovani importanti. Se eviteremo certi errori, potremmo arrivare ai livelli di Napoli e Roma. Credo a Champions e scudetto, senza scartare nulla. La Roma si batte con testa, cuore, intelligenza e palle. Risultato? Voglio giocare la partita, non pensarci“.

 

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