Julio Cesar: “Lisandro Lopez e Miranda come Samuel e Lucio. Rafinha? Porterebbe magia all’Inter”

Julio Cesar: “Lisandro Lopez e Miranda come Samuel e Lucio. Rafinha? Porterebbe magia all’Inter”

La leggenda nerazzurra esalta le qualità del suo ormai ex compagno di squadra al Benfica ed il talento del giocatore del Barcellona

di Daniele Najjar, @Daniele_najjar

Nell’intervista rilasciata dall’ex portiere dell’Inter Julio Cesar a La Gazzetta dello Sport, si parla anche di Lisandro Lopez, ormai prossimo all’arrivo a Milano alla corte di Luciano Spalletti: “A parte il campo ­ di sicuro si farà sentire in un altro posto: nello spogliatoio. Lui è un uomo spogliatoio: bravissimo ragazzo, gli piace ridere e sa andare d’accordo con tutti”.

Per questo siete buoni amici?

“Io e lui scherzavamo un sacco: arrivavo all’allenamento, facevo finta di non salutarlo e lui faceva finta di incazzarsi: “Guarda che io non sono Zanetti, Cambiasso o Milito: adesso nel tuo spogliatoio ci sono io, devi salutarmi”. Mi fa effetto: adesso alla Pinetina entrerà lui, ma sono sicuro che si inserirà in fretta. E lo chiamerò presto per dirgli in bocca al lupo”.

Ci sono anche un sacco di foto in cui vi abbracciate

“Per forza, era un nostro rito: dopo ogni gol del Benfica lui mi veniva incontro e ci abbracciavamo”.

Difficile che capitasse dopo un suo gol

“Pochi, ma più di una volta importanti: ne ricordo uno per vincere in casa del Porto. Ma il suo mestiere è un altro: difensore tosto, solido, affidabile. Spero che lui e Miranda possano rifare insieme quello che hanno fatto Samuel e Lucio”.

Ma dovrà vedersela con Skriniar

“Che è molto forte, ma è giovane: da Lisandro potrà imparare cose che gli saranno utili”.
Ma perché stava giocando così poco nel Benfica?
“E perché io non giocavo più? Nel calcio va così: ogni allenatore fa le sue scelte. Ma anche se giocava poco, noi sapevamo che Lisandro c’era, si sentiva. E proprio perché si sentiva ancora importante, credo avesse la consapevolezza di poter giocare ancora. E di dover accettare un’altra sfida”.
Per Rafinha che sfida può essere?
“Non siamo mai stati in squadra insieme, dunque lo conosco appena. Però non faccio fatica a immaginare che uno con il suo talento non ne potesse più di giocare qualche volta sì e qualche volta no”.
Parliamo del suo talento?
“Non serve che lo descriva io: piede brasiliano, tecnica pura. Non so dove giocherà, ma ovunque Spalletti deciderà di metterlo, porterà un po’ di magia da centrocampo in su”.
Quella che serve all’Inter?
 
“L’Inter sta facendo bene. Non bisogna dimenticare che è una squadra nuova con un allenatore nuovo. Ma bravo, un martello: l’Inter deve considerare una fortuna averlo in panchina. Me la ricordo bene la sua Roma: che fosse in campionato, in Coppa Italia, in Supercoppa italiana, sbucava sempre fuoriaromperci le scatole”.
 
Sembrava che Spalletti potesse rompere le scatole anche quest’anno: con l’Inter, alla Juve e al Napoli.
“L’Inter deve pensare a tornare in Champions League: io tifo per questo. Per lo scudetto c’è tempo: giocare in Champions è il trampolino per tutto”.
E dal suo trampolino c’è tempo per un ultimo tuffo o dobbiamo considerare definitive le sue lacrime di fine novembre, quando ha chiuso il contratto con il Benfica?
“Mi sono dato un termine: fine gennaio. C’è qualche discorso in ballo, sto aspettando: non vorrei lasciare il calcio così, con un addio al Benfica mio malgrado. Ma se entro questa sessione di mercato non arriverà una proposta che mi interessa, lascerò il calcio giocato definitivamente. Ogni cosa ha il suo tempo. E c’è sempre tempo per sognare altro”.

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