Julio Cesar: “Mourinho il più attivo nella chat del Triplete. Che disastro le punizioni con Mancini! E sul rigore di Ibra…”

Julio Cesar: “Mourinho il più attivo nella chat del Triplete. Che disastro le punizioni con Mancini! E sul rigore di Ibra…”

Quanti ricordi per l’acchiappasogni nell’intervista di Dazn

di Antonio Siragusano

Una splendida intervista quella realizzata da Diletta Leotta ai microfoni di Dazn nei confronti dell’ex Inter Julio Cesar. Dalla nostalgia del passato e la tristezza per quanto successo poche settimane fa ai giovani del Flamengo, ai ricordi dell’Inter del Triplete e gli aneddoti degli anni nerazzurri. Ecco tutte le parole dell’acchiappasogni, come sempre divertente ed emozionante allo stesso tempo.

PRIMI PASSI – “Mi stanno venendo un sacco di ricordi in mente, i rigori che ho parato, quello a Ronaldinho… Quelli subiti no, solo le parate (ride ndr). In tutta la mia vita sempre sono stato io, non sono mai stato finto. Non me ne frega niente di quello che le persone pensano di me, non sono mai stato finto davanti alle telecamere”.

FOTO DA BAMBINO – “Mi sta venendo un po’ di emozione. Adesso è successa in Brasile una tragedia, rivedendo questa foto mi viene in mente la faccia dei ragazzi coinvolti nell’incidente. Ho visto che c’era anche un portiere e un sogno che aveva era quello di conoscermi e purtroppo… (scoppia in lacrime ndr) spero in un futuro molto lontano che possa conoscerlo quando andrò anch’io dall’altra parte e possiamo giocare chissà insieme. Io dopo che ho smesso, ho chiuso con il Benfica. Molti amici poi mi avevano chiesto di tornare al Flamengo e chiudere davanti ai miei tifosi. L’ultimo giorni lì c’erano 60 persone al Maracanã, mi sono molto emozionato perché non me l’aspettavo. Avere la possibilità di chiudere lì la carriera, è stata la ciliegina sulla torta”.

PARA-RIGORI – “Per me portiere parare un rigore equivale a segnare un gol per un attaccante. Io ho avuto l’opportunità di parare all’Inter tanti rigori, quelli importanti. Era il momento più bello, non riesco a raccontarti l’emozione che si prova quando si para un rigore. La linguaccia a Ibra? Lui è un fuoriclasse, avendo giocato con lui 2 anni conoscevo il suo modo di tirare. Sono andato da lui e gli ho detto sottovoce: ‘Guarda, pezzo di blablabla, non tirare forte in mezzo perché se no te lo paro’. Lui faceva quella faccia di figo ed ho fatto la linguaccia quando sono rientrato. Lui mi conosce bene, lui sa che lo conosco, allora può tirare forte centrale in sicurezza. Così volevo togliere questa opzione. Conoscendolo sapevo che aveva un angolo preferito, era la mia destra. Ma lui ha tirato forte e bene bene. Ha segnato e poi mi ha detto: ‘Va dentro e raccogli il pallone, pezzo di …’. Io mi sono messo a ridere. Coraggio? Sì, lui è un personaggio. A lui piaceva dare calci in testa ai calciatori. Mi ricordo una volta a Cassano, quando lui era al Milan, dopo una partita gli ha tirato un calcio. E’ proprio fuori di testa, però è fortissimo”.

SAN SIRO – “Qui succede di tutto, dove si gioca bene o si gioca male. Dove la tifoseria va fuori di testa per un bellissimo gol o va triste a casa per una sconfitta. Ma qui è la parte più bella del calcio”.

DANNATE PUNIZIONI – “Mancini è stata la persona che mi ha dato fiducia, mi ha cambiato la vita. Se mi suggeriva come parare le punizioni? Sì, all’inizio, è bello raccontarlo. Però voglio dire una cosa che mi ha fatto male all’inizio. Siamo andati a Palermo e tutta la settimana stava facendo un allenamento con calci di punizione contro. Lui mi dice: ‘Julio, penso che per Corini possiamo mettere la barriera al contrario e lo mettiamo in difficoltà. E io gli dico: ‘Mister, io non l’ho mai fatto, non mi trovo a mio agio’. E lui: ‘No, no, devi avere fiducia’. Allora, io era appena arrivato, lui mi mette titolare ed io non potevo dire di no. Siamo andati a Palermo, la prima punizione della partita, calcia Corini. Io metto la barriera al contrario e lui calcia sotto l’incrocio, è stata una bellissima punizione. Poi andiamo a Torino, prima c’era la riunione tecnica, viene Mancini e mi dice: ‘Conosco bene Nedved, tira sempre sul palo del portiere, tu non muoverti’. Va bene, prima punizione, faccio la barriera come volevo io e lui tira la punizione sopra la barriera e sfiora il palo, io ero rimasto fermo. Seconda punizione penso: ‘Stavolta questo tira sicuramente sul mio palo’. Ma lui tira una palla lenta sopra la barriere, io parto in ritardo perché non me l’aspettavo: gol della Juve. La stampa parlava malissimo di me, che ero scarso sulle punizioni. Allora penso, devo parlare con Mancini. Lui era lì, nella sua stanza alla Pinetina: ‘Mister, adesso mi prendo io la responsabilità. Perché se prendo gol per fare una cosa che l’allenatore ha chiesto e non andava bene, non è comodo per me, non sono libero’. Così è successo, ho dovuto lavorare per togliere questo segno, anche se qualche gol l’ho preso poi. Ma tutto sommato è andata bene”.

SPOGLIATOIO – “Primo ricordo qui? Mi sono venuti in testa un sacco di ex. Quando chiacchieravamo prima della partita, la preparazione, la concentrazione di ognuno. Oggi sono tutti sui telefonini, ognuno ha il suo mondo.

TRIPLETE – “Materazzi ha creato una chat del Triplete. Quello più attivo è mister Mourinho, è quello che scherza di più. Faceva diventare fortissimo un giocatore normale, grazie al suo lavoro alla sua filosofia. Riusciva a trasmetterti quello che sentiva nel modo di affrontare le sfide. Riusciva a parlare in un modo in cui mettevamo il sangue negli occhi. Scendevamo carichi in campo. Una volta eravamo in Pinetina e dovevamo andare a giocare il ritorno di semifinale a Barcellona. C’era una pubblicità che facevano i calciatori del Barcellona che vendevano la pelle per ribaltare il risultato. Era una pubblicità bellissima, parlava anche Messi. Prima di andare lì in una riunione, Mourinho ha fatto vedere questa maglietta con la scritta ed ha fatto una riunione bellissima dicendo: ‘Allora andiamo a Barcellona a comprare la pelle’. Volevo subito uscire e giocare la partita. Ha preparato proprio una riunione bellissima, nessuno sapeva questa cosa. E’ andata come è andata, in 10 abbiamo superato il turno”.

MADRID – “Cosa ci ha detto quell’anno? La seconda riunione prima di andare a Madrid, mi ricordo che l’aveva preparata benissimo, un’ora con tutti i dettagli. Troppo tempo, io sono uno che non sta concentrato a lungo al 100%, meno male che non mi ha beccato”.

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