L’Inter ribadisce: “Fratelli del Mondo dal 1908, razzismo da condannare sempre e ovunque. BUU! Write it, don’t say it”

L’Inter ribadisce: “Fratelli del Mondo dal 1908, razzismo da condannare sempre e ovunque. BUU! Write it, don’t say it”

Il club nerazzurro prende una forte e netta presa di posizione riguardo agli ultimi recenti casi di razzismo in giro per il mondo

di Raffaele Caruso

Dopo ciò che è accaduto in occasione della sfida casalinga contro il Napoli, l’Inter ha preso una netta e decisa posizione riguardo al tema del razzismo all’interno dello sport lanciando la campagna BUU, Brothers Universally United.

Attraverso un comunicato apparso sul sito ufficiale dell’Inter, la società nerazzurra ha voluto ribadire la propria posizione: “C’è chi si è fermato, trovando la solidarietà di compagni e avversari. C’è chi l’ha detto chiaro e tondo: “Non vedo l’ora di smettere per non aver più a che fare con tutto questo”. C’è chi si è schierato apertamente, scrivendo pagine che nemmeno i più coraggiosi avrebbero pensato di mettere per iscritto. C’è chi ha risposto sul campo, zittendo tutti con magie e gol. E poi ci siamo noi, l’FC Internazionale Milano. Ci siamo noi che dal 1908 siamo Fratelli del Mondo. Ci siamo noi che con la campagna BUU, Brothers Universally United – fratelli universalmente uniti, abbiamo preso una posizione forte, netta, contro ogni forma di razzismo, contro ogni discriminazione”.

Bisogna continuare a lottare perché in giro per il mondo il fenomeno non si ferma: “Perché purtroppo la fiammella del razzismo ogni tanto si riaccende. Negli stadi e nei palazzetti, sulle tribune e in campo. È successo più di una volta in questi giorni, su vari campi, in Europa e oltre Oceano, durante match di calcio e di basket. Russell Westbrook, stella degli Oklahoma City Thunders, il mese scorso è stato a lungo insultato mentre sfidava gli Utah Jazz. Ed è stato allora Kyle Korver, che gioca proprio nei Jazz, a raccontare come nel basket, ma non solo, il muro debba per forza di cose cadere. E la spinta debba venire da tutti. È successo poi sui campi di calcio: in Ligue1 Prince Gouano ha chiesto e ottenuto l’interruzione di un match. Danny Rose, del Tottenham, ha manifestato tutto il suo disagio per i continui ululati che vengono riservati a lui e ai suoi compagni. È stato, tra gli altri, Raheem Sterling (Manchester City) a mettere un punto fermo sulla questione: “Non esistono buone scuse per essere razzisti”. Si è arrivati fino ai cori nei bar inglesi, con le posizioni ufficiali di Liverpool e Chelsea nel condannare all’unanimità i comportamenti, spazzati via poi dal gol con cui Mohamed Salah si è tolto di dosso una settimana di insulti beceri. La risposta più bella. Anche la Fifa è scesa in campo, con le parole del suo presidente Gianni Infantino: “Il razzismo non trova spazio nel calcio. Tutto questo non deve essere minimamente accettabile. Va sradicata ogni forma di discriminazione”.

Il messaggio del club nerazzurro: “L’Inter è in prima linea. È un impegno che ci siamo presi da sempre, davanti a tutta la comunità. È nella nostra storia, è la nostra indole. Abbiamo trasformato i buu in BUU, Brothers Universally United. Lo ha detto il nostro presidente, Steven Zhang: “I nostri tifosi sono speciali e meritano un calcio che sia portatore di valori positivi e inclusivi”. Abbiamo riempito San Siro con 10mila bambini per dare un segnale forte. Noi ci siamo, contro il razzismo, contro le discriminazioni. Non lo diciamo, lo scriviamo: BUU! Write it, don’t say it”.

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