L’Intertinente – Da Thohir a Steven Zhang, passando per Marotta: l’onda italo-asiatica che riformula l’Inter

L’Intertinente – Da Thohir a Steven Zhang, passando per Marotta: l’onda italo-asiatica che riformula l’Inter

Una rubrica per rafforzare un concetto: l’impertinenza di essere nerazzurri

di Alex Angelo D’Addio

La scintillante espugnazione dell’Olimpico ai danni di un’intontita Lazio, è stata la sintesi di come l’Inter abbia tutti i connotati tecnico-tattici per poter imporsi ai vertici della Serie A, fondandosi sulla quadratura di moduli efficaci e sull’apporto delle qualità dei singoli: riuscire ad sbancare con questa dirompenza il campo di una squadra altrettanto quotata per le zone nobili della classifica, è un segnale di potenza lanciato all’intero campionato.

Gli azzardi di Spalletti – confermare nuovamente De Vrij in panchina e delegare a Joao Mario le mansioni di Nainggolan, seppur in un raggio di azione differente – sono divenuti certezze grazie alla dedizione che i suoi uomini hanno garantito nell’arco dei 90 minuti. Nonostante abbia occupato la scena, il plebiscito per il trionfo romano dei nerazzurri non ha, però, ridimensionato l’importanza di un passaggio di consegne determinante nelle gerarchie interiste: Steven Zhang accoglie il testimone di Erick Thohir, e diventa il nuovo Presidente dell’Internazionale di Milano, inaugurando l’impronta cinese al timone della società e convalidando il direttivo filone asiatico.

Steven Zhang

Per quanto fosse nell’aria da diversi mesi, l’ufficialità dell’investitura del rampollo dell’impero imprenditoriale Suning è una novità assoluta nella galassia nerazzurra: aver sollevato dall’incarico il magnate indonesiano ed aver ubicato il figlio di Zhang Jindong sul gradino più alto, sono sintomi di una continuità operativa rispetto alla quale la proprietà insediatasi nell’estate 2016 ha il dovere di smistare certezze di serietà, ancora prima che di investimento.

La positività di questo passaggio di consegne è nell’allontanamento (almeno parziale) di Thohir, che nel recente periodo si era mostrato particolarmente refrattario ad un cambiamento necessario. Indubbiamente, gli va riconosciuto di aver sventato il rischio di insolvibilità – soprattutto prodotta dalla scempiaggine finanziaria di Moratti nel conclusivo lustro della sua presidenza -, ma anche il tycoon di Giacarta non può esimersi dall’essersi speso in proclami troppo improbabili per divenire alla portata: riecheggia ancora l’intervista rilasciata nell’ottobre 2013 a Fabio Fazio negli studi di “Che tempo che fa”, ove pontificò sulla serietà del suo progetto e preventivò che l’Inter avrebbe avuto ottime possibilità di disputare la finale di Champions League 2015/2016 davanti al pubblico amico del Meazza, per mano degli acquisti mirati che avrebbe portato a termine.

Dunque, l’innesto di Steven diventerà fondamentale soprattutto nell’allestimento di un gruppo di dirigenti che sappia coordinare il rilancio dell’Inter, e il nome di Giuseppe Marotta non può non passare in rassegna, appurando che nessun interista possa passionalmente ritenersi entusiasta di un ipotetico approdo dell’ex Amministratore Delegato dell Juventus, stante principalmente la trafila di esternazioni al cianuro che ha riservato all’ambiente nerazzurro negli ultimi anni.

È altrettanto inopinabile, altresì, che la sua professionalità e la sua capacità gestionale abbiano raccolto le ceneri di una Juve in caduta libera, le abbiano ricomposte, e abbiano costruito i successi della Vecchia Signora, innanzitutto rinsaldando la credibilità diplomatica e di operato di un assetto societario che è il reale valore aggiunto dei bianconeri dal 2011 ad oggi.

Rispetto a questa considerazione, ci sarebbe una miriade di esempi fattuali a supporto: dalla scelta di investire su un Antonio Conte esordiente nel Calcio di vertice per riscattare le ambizioni di una squadra frustrata e demotivata, alla cessione disciplinare di Vidal per demeriti comportamentali. Dunque, premettendo che si potrebbe pure optare per longevi esponenti dell’interismo – Oriali, Materazzi, Cordoba, Stankovic, sono solo alcuni nomi di un’incommensurabile lista – in un contesto sempre preda di vuoti di potere come quello neroblu, una figura del calibro di Beppe Marotta rappresenterebbe un rinnovamento importante. Alla stregua del primariato di Steven Zhang.

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