Mazzola: “Cori contro Koulibaly? Inter-Napoli da rigiocare”

Mazzola: “Cori contro Koulibaly? Inter-Napoli da rigiocare”

“Sono rimasto di sasso. L’Inter dovrebbe andare nei club e parlare con la gente, far capire cosa significa il calcio”

di Marco Bartolini

Sandro Mazzola, intervistato dai microfoni de Il Giorno, si è espresso riguardo i cori razzisti indirizzati a Kalidou Koulibaly durante il big match InterNapoli di mercoledì sera. L’ex interista ha raccontato la reazione che ha avuto in diretta, mentre guardava la partita da casa: “Ci sono rimasto di sasso. È una cosa che mi ha lasciato stupito, perplesso. Non mi rendevo conto di come potesse succedere una cosa del genere. Non ero allo stadio per la partita, che ho seguito da casa. Ma anche attraverso la televisione gli ululati si sentivano nitidamente”.

L’ex giocatore ha poi voluto commentare il comunicato rilasciato dell’Inter: “Penso che sia una presa di posizione corretta. Ci può essere qualcuno che non si rende bene conto di cosa significa quello che è successo e di che cos’ è questo club”. 

Inoltre, ha voluto soffermarsi su una possibile azione che potrebbe compiere la società per sensibilizzare i propri tifosi: “L’Inter dovrebbe andare nei club a parlare con la gente. Far capire cosa significa il calcio, il tifo. So che è difficile, ma io mi ricordo che quando accadde qualcosa del genere ai miei tempi la società ci mandò a parlare dell’accaduto. L’obiettivo era far capire. E successivamente non ci fu più nulla per un po’ di tempo. Serve un rapporto tifoso-società che da noi non c’è. Chi ha la testa un po’ così rischia di prendere la strada sbagliata”.

Sulla sanzione ricevuta, ossia le due gare che l’Inter dovrà giocare a porte chiuse, l’ex nerazzurro è d’accordo: “Se non si interviene con misure pesanti in questi casi… Non si poteva fare altrimenti. Può essere un motivo per i giocatori per legarsi ancora di più tra loro e far vedere che sono forti”.

Infine, Mazzola propone un’azione drastica, ma secondo lui necessaria, per combattere questo tipo di atteggiamenti: “Per me la partita non era da sospendere, altrimenti sarebbe successo di peggio. Sarebbe stato meglio andare avanti, avvertendo i giocatori che poi la sfida sarebbe stata annullata e rigiocata”.

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