Milito: “All’Inter avrò sempre le porte aperte. Col Racing realizzato un sogno”

Milito: “All’Inter avrò sempre le porte aperte. Col Racing realizzato un sogno”

L’ex eroe del Triplete nerazzurro è riuscito a realizzare il sogno di ritirarsi con la maglia della squadra argentina

milito materazzi

Intervistato da Olé, l’ex attaccante dell’Inter, Diego Milito, ha parlato del suo addio al calcio e delle sensazioni provate nella sua ultima partita.

OGGI – “Oggi posso fare cose che prima non potevo: prendere un mate con mio padre nell’officina, visitare cugini, amici, portare i miei figli a scuola e andarli a prendere… Allo stesso tempo, penso di essere in vacanza come il resto della squadra. Negli ultimi sei mesi sapevo che tutto questo sarebbe finito. Però da qui a essere preparato… Lo sentirò quando i ragazzi torneranno ad allenarsi, il 21. Oggi me la godo, non ho voglia di giocare. Anche se non posso restare molto tempo senza fare nulla“.

L’ANEDDOTO – “Una volta, dopo un’operazione, sono andato in Messico con un professore. L’Inter voleva che non facessi nulla. C’erano 40 gradi e io, in palestra. Un posto di merda“.

IL SOGNO – “Quando ci penso mi vengono le lacrime. È stato qualcosa di molto forte. Vedere lo stadio così… Porto con me rispetto e amore. Questo vale più di qualunque titolo: è il massimo. Ricevere messaggi dal Saragozza, dall’Inter e dal Genoa, andare lì e sapere di avere le porte aperte. Questi sono i valori che mi hanno trasmesso mio padre e mia madre. Non so se merito tanto. Ho perso parte della mia vita, la mia casa… Giuro che nel secondo tempo me n’ero andato. Guardavo le tribune, il campo e pensavo: “Non correrò più qui”. È stato molto forte, il corpo ne ha risentito e mi sono dovuto fermare. Lì in campo mi sentivo unico. Quello che ami non puoi averlo più a 36 anni. Però ho ottenuto pure la tranquillità. Il sogno che sono venuto a cercare l’ho realizzato: ritirarmi con questa maglia. E non tutti hanno questo sogno… A mia moglie dicevo: “Era il mio sogno e guarda ora…”. Il calcio a volte ti porta sull’altro lato. Volevo ritirarmi bene, giocando. In tanti mi hanno chiesto altri sei mesi in più. Di potere potevo, ma il punto è come. Non permetto di essere trascinato. Già adesso mi è costato“.

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