Mourinho: “Allenare il PSG? Ora è impossibile. Ecco cosa vi posso dire sullo United. I titoli di Guardiola? Se rimanevo all’Inter…”

Mourinho: “Allenare il PSG? Ora è impossibile. Ecco cosa vi posso dire sullo United. I titoli di Guardiola? Se rimanevo all’Inter…”

Il “Vate di Setubal” si racconta a cuore aperto ai microfoni dell’Equipe

di Alexander Ginestous

In una lunghissima intervista concessa al giornale francese l’Equipe, Josè Mourinho si è confessato, parlando del futuro, del suo passato e di molto altro ancora.

Riguardo la Ligue One – “Ho molti amici a Lille e spesso sono lì. Inoltre la squadra è un buon esempio di quel che si cerca in un club, molto ben organizzato, che dopo le difficoltà della passata stagione è arrivata seconda. Galtier? Per me è l’allenatore dell’anno in Ligue 1. Penso che i proprietari siano contenti perché hanno giocatori da vendere e vendere bene. Se hanno l’ambizione di competere con il Marsiglia, il Lione, le solite grandi squadre della L1, è l’allenatore migliore”.

PSG – “Mbappé  e Neymar? Due dei migliori giocatori del mondo. Allenare il PSG ora sarebbe impossibile, non si può fare l’allenatore di un club che ha già un allenatore. L’eliminazione in Champions? Non ne voglio parlare. Penso di sapere le ragioni ma non faccio sempre pubblicamente le mie analisi”.

Manchester United – “Non ho bisogno di parlarne, penso che il tempo dia delle spiegazioni. La vittoria a Parigi è stata un po’ fuori contesto, anche se noi abbiamo vinto a Torino nella fase a gironi. Dello United dico solo due cose: la prima è che il tempo ha parlato,  la seconda è che i problemi ci sono ancora. Potete immaginare voi quali siano, posso solo rispondere che non era Pogba l’unico responsabile”. 

Sindrome del terzo anno – “I giocatori possono provare un po’ di stanchezza, specialmente quando gli chiedi molto, quando hai un profilo di gruppo molto professionale, molto ambizioso, laborioso, di talento, un club strutturato, non hai quella stanchezza, quando sei quasi da solo, non hai il supporto di un club nel suo insieme, alcuni giocatori vanno un po’ verso l’opposto rispetto all’allenatore, non voglio essere un bravo ragazzo, perché il bravo ragazzo dopo tre mesi è un burattino e non finisce bene, ma non dovresti neanche essere un allenatore sempre negativo. Dovremmo cercare questo equilibrio

Cambiamento – “Al di là della tecnologia, il mondo è cambiato dal punto di vista umano. Per un giocatore è più difficile rimanere concentrato sul suo lavoro e avere bene in testa che il calcio è la cosa più importante della sua vita professionale. I giocatori oggi hanno molti diritti. Il compito di un allenatore è far comprendere che esistono anche dei doveri, in primis nei confronti dei tifosi. È ancor più nei confronti dei giovani che vorrebbero essere calciatori professionisti, ma non hanno il talento. Quando hai il talento e giochi per un club importante, devi farlo con passione. L’ambiente esterno non può trasformarti al punto di perdere quella passione a 23-24 anni. È compito del club, attraverso il lavoro dell’allenatore, creare una sorta di protezione”.

Guardiola – “Mi ha superato in termini di titoli? Questo mi ricorda che sono qui, con venticinque titoli, se fossi rimasto al Porto e all’Inter dopo aver vinto la Champions League, avrei giocato la Supercoppa europea, quella nazionale, la Coppa del Mondo per club e avrei potuto avere 31 titoli“.

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